Tutti gli articoli e le foto sulla partita odierna
La schedina della settimana
La Classifica aggiornata della serie A
La guida al Campionato dell'Ancona Calcio con i servizi di tutte le partite giocate
Il Calendario delle partite di serie A
Le schede dei giocatori dell'Ancona
Le pagelle dei giocatori secondo la Stampa nazionale
sampdoria_foto_1r.jpg (10758 byte)

di Paolino Giampaoli

Si ritornava di nuovo a Genova, (dopo l’exploit estivo di Coppa Italia), ma questa volta opposta ai dorici c’è la Samp e allora ecco che riaffiorano i ricordi e la mente non può che ritornare a quel 1994 e alla finale di ritorno di Coppa persa, 6-1. L’unico superstite di quella sfida è Attilio Lombardo (che allora realizzò la rete del 4-0) da poco ritornato a Genova dopo la parentesi laziale. Oggi come allora purtroppo c’è da registrare ancora una sconfitta, l’unica variante è data dal fatto che se ieri al «Ferraris» c’era una squadra che avrebbe meritato i tre punti quella era l’Ancona.

sampdoria_foto_1r.jpg (10758 byte)
Erano 150 circa i tifosi anconetani presenti ieri al «Ferraris» di Genova con tanto di striscioni al seguito: Collettivo, Vecchia Guardia, Skizzazti, Tbc Warriors, Rebels, Confusi e Felici, Montemarcià, Ventura 119 e uno striscione bianco con la scritta a caratteri cubitali rossi «Ciao Micio» esposto dagli Skizzati gruppo al quale apparteneva Saverio Morresi il giovane tifoso deceduto due mesi fa. Insieme ai sostenitori biancorossi come al solito collocati nel "gabbione" riservato alle tifoserie avversarie c’erano anche alcuni supporters del Genoa, da anni infatti le due tifoserie sono gemellate.
sampdoria_foto_1r.jpg (10758 byte)
C’erano quasi tutti quelli che... seguono sempre l’Ancona, ma ieri per la prima volta mancava lei, Ambra, e purtroppo dovremo abituarci, non sarà facile. I biancorossi partono forte, con Parente, ormai idolo della curva, molteplici i cori per lui. Dopo il gol della Samp, l’Ancona proprio con Parente ristabilisce la parità su rigore di fronte al loro settore e il bomber dorico corre ad esultare baciando più volte la maglia.
sampdoria_foto_1r.jpg (10758 byte)
La beffa arriva a metà ripresa ancora con Flachi, che trasforma il secondo penalty e poi il definitivo k.o. con il gol di Luiso... e il pubblico di fede blucerchiata può iniziare la festa. Ai 150 tifosi dorici non resta che prendere di nuovo la strada verso il capoluogo marchigiano, ma con la consapevolezza che con la Samp si è vista una delle più belle partite disputate dai biancorossi.
sampdoria_foto_1r.jpg (10758 byte)
Gli incassi del Conero
Il calcio di preparazione
Tutto il Team dell'Ancona Calcio

400x40_diconodi.gif (3144 byte)

di Mario Cori

Gaetti applaude la squadra «Impossibile rimontare così»

Pieroni non c’è. De Vita nemmeno. Come avviene in trasferta spesso c e il presidente Gaetti a rappresentare la società. Ma per il patron Pieroni è decisamente una giornataccia su tutti i fronti. Il suo Taranto ha perso in casa e la vetta si allontana. Si informa telefonicamente di come è andata a Marassi ma preferisce rinviare qualsiasi considerazione dopo aver visionato la cassetta della partita. Il presidente Gaetti ha fretta, lo aspetta l’aereo, perché la squadra in pullman fa rotta subito per Venezia. «Quando si subiscono due rigori, commenta Gaetti, è praticamente impossibile rimontare. Specie in casa di una squadra come la Sampdoria. Ci siamo riusciti una prima volta, ma poi ci siamo dovuti arrendere. Peccato, abbiamo commesso alcune ingenuità nella nostra area e abbiamo sbagliato abbastanza in fase conclusiva. Spiace per un attaccante come Vieri, che ha avuto due o tre palle veramente importanti che non è riuscito a sbattere dentro». Gli si chiede un commento sulla legittimità dei rigori, che poi la tivù conferma. «Sul primo... non lo so. Sul secondo... fate voi. Certo che sono state due grosse ingenuità a condannarci. Non è un fatto normale perdere così». Poi il presidente sottolinea la bontà della prestazione della squadra. «Un grosso primo tempo ed una ripresa non male per trequarti. La squadra ha brillato nel gioco, anzi ha confezionato una delle migliori prestazioni esterne della stagione. Ripeto, abbiamo pagato caramente certe ingenuità». A proposito di rigori... All’intervallo l’intramontabile Vujadin Boskov non si fa pregare per dire se c’era quello fischiato a favore di Lombardo. Sforna un o slogan che ormai ha fato la sua fortuna televisiva. «Rigore c’è quando l’arbitro fischia». E ti pareva... Invece applausi infiniti, sempre all’intervallo, quando i tifosi doriani scoprono in tribuna laterale un «vecchio» loro idolo. Quel Roberto Mancini tornato dall’Inghilterra per finire gli studi da allenatore... vola a Coverciano. Lascia lo stadio sull’1-1. Appena se ne va ecco il rigore su Possanzini... Ma chi ci fa caso?


di Guido Montanari

Lui li chiama «peccati di gioventù», poi parla di una squadra «bella e genuina» che finisce per perdere una partita a lungo dominata: Fabio Brini aspetta con un po’ di sofferenza, il suo turno in sala stampa e ascolta anche le belle parole che Cagni rivolge alla sua squadra. «Conoscendo Cagni non so se sia... una presa in giro. A noi da lo zuccherino intanto lui si prende i tre punti. Battute a parte ringrazio il mister della Samp per le congratulazioni, ma purtroppo i complimenti non fanno classifica». E’unBrini a cavallo tra l’essere fiero dei suoi ragazzi che hanno a lungo fatto tremare la blasonata Samp e l’essere tremendamente arrabbiato per una sconfitta che definire evitabile è poco. Sul «bando degli imputati» i due falli da rigore commessi da Guastalvino: «Due peccati di gioventù che hanno spianato la strada alla Samp, sottolinea il mister biancorosso. ma ovviamente non voglio gettare la croce addosso al nostro difensore. Io parlo sempre al plurale sia nei meriti che negli errori. E tutta la squadra, anche a livello di occasioni, ad essere stata poco cinica. Non siamo riusciti a dare la zampata vincente dopo aver dominato in lungo e in largo. Abbiamo fallito alcuni gol, poi quei due errori in difesa ed ecco spiegato il 3-1 secondo me immeritato». Brini è però anche perfettamente consapevole della differenza tra le due formazioni: «La nostra è una squadra neo promossa dalla C, la Samp ha tanti giocatori di serie A e punta alla promozione. La differenza di qualità esiste. Noi, con il nostro. gioco, e il nostro entusiasmo, abbiamo cercato di imbrigliarla e per lunghi tratti c’eravamo riusciti. Poi quando l’esperienza di Lombardi e la classe di Possanzini vengono fuori, li c’è poco da fare... Se incontri una giornata un po’ jellata prendi i gol e il bel gioco va a farsi benedire. Che vi devo dire... A volte siamo un po’ giovani un po’ leggeri, in questo campionato ci sono marpioni che non ti perdonano. Spero solo, sospira il mister, che questi errori, queste ingenuità che sono state commesse oggi ci servano di lezione per il futuro e servano all’Ancona per continuare la sua crescita». Qualche collega genovese fa notare a Brini i meriti dell’Ancona, quasi che la squadra dorica fosse una sorpresa... «Dunque, siamo arrivati alla 23a giornata di campionato e se abbiamo 33 punti in classifica è perchè qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Voi vi siete stupiti che siamo venuti qui a fare il nostro gioco, senza pensare solo a difenderci. Ma questa è l’Ancona, una squadra che cerca sempre di costruire». E ieri lo ha fatto ancora una volta, anzi forse lo ha fatto meglio di altre volte. E ha perso 3-1...


di Mauro Anconetani

Cagni applaude l’Ancona ma non ha dubbi «Meglio giocar male e prendere tre punti»

Sorride mister Cagni entrando nella sala stampa del Ferraris. La Sampdoria ha vinto e anche se non ha giocato la sua miglior partita, ha comunque incamerato tre punti pesanti, che la tengono ancora in corsa per la serie A. «Abbiamo centrato l’obiettivo della vittoria, questa è la cosa più importante ha dichiarato il tecnico blucerchiato, è vero che abbiamo sofferto, ma di questo dobbiamo dare i meriti all’Ancona. Una squadra che in campo correva tantissimo con grande agilità, e soprattutto nel primo tempo, ci ha messo chiaramente in difficoltà. Noi tatticamente non siamo stati in grado di mantenere i giusti equilibri, non riuscendo a dare la necessaria intensità alla nostra partita. Nella ripresa le cose sono andate leggermente meglio, abbiamo capito come dovevamo stare in campo, riuscendo a sfruttare al meglio, le qualità dei singoli». Anche I cambi sono stati determinanti... «Se le cose alla fine vanno bene sei stato bravo, in caso contrario ti dicono che non capisci niente. Mancavamo in velocità nel primo tempo e così ho inserito giocatori più veloci. In questa maniera siamo riusciti a contenere anche le difficoltà evidenziate a centrocampo, che si amplificavano con l’Ancona in possesso di palla. Quando invece dovevamo impostare noi eravamo troppo lenti. in sintesi, quando una squadra avversaria ci crea qualche difficoltà, subentra in noi la paura. E’ un difetto che dobbiamo evitare». Risultato quindi giusto? «Abbiamo sfruttato al meglio le occasione che siamo riusciti a costruire, pur ammettendo di non aver giocato una buonissima partita. Miglioreremo anche sotto il profilo del gioco, e comunque preferisco giocar male e conquistare i tre punti,piuttosto che disputare una buona partita e non uscire con il risultato che meriti». «L’Ancona mi ha fatto un’ottima impressione, ha invece dichiarato l’ex attaccante dorico, Francesco Flachi, una squadra ben messa in campo e in grado di esprime un buon gioco. Il risultato credo che sia giusto, anche se per ottenerlo abbiamo dovuto sudare non poco». Complimenti all’Ancona, anche dal lauretano Davide Possanzini: «E’ una squadra che ha già la salvezza in tasca. Mi hanno impressionato sia Parente che Vieri, due ottimi attaccanti».


di Mimmo Cugini

«Rigore è quando arbitro fischia..» Boskov implacabile, cori per Mancini

In tribuna c’è la storia della Samp che ha vinto tutto. Lo scudetto, la Coppa delle Coppe e quella Coppa Italia conquistata a spese dell’Ancona che resta l’ultimo grande trofeo conquistata dalla società del presidente Mantovani. Vujadin Boskov sorride sornione alla fine del primo tempo: «Rigore è quando arbitro fischia. Stavolta ha fischiato due volte...». E poi ce ne sarà una terza. Ma mentre le squadre stanno per rientrare per il secondo tempo che la curva della Samp esplode. Là in mezzo nascosto tra i tifosi riconoscono Roberto Mancini. «Bobby gol, Bobby gol» è il coro che pervade tutto lo stadio. Il campione jesino saluta, la gente doriana ricorda con nostalgia i bei tempi passati e qualcuno in tribuna. «Questa è la Samp più scarsa degli ultimi venti anni, quella del Mancio era tutta un’altra storia». Eppure in campo c’è un reduce di quella squadra fantastica, Attilio Lombardo. Ma lo riconosci soltanto per la «pelata», in campo non riesce più a fare la differenza. E in tribuna i nostalgici della Samp sogghignano: «E’ rimasto solo il nome, ma quello serve per tenere alto il contratto». Due miliardi netti a stagione, ma alla fine del primo tempo «Popeye» resta negli spogliatoi e nessuno se ne accorge. La riconoscenza non fa parte di questo mondo.

La partita raccontata in dialetto anconetano.
Tutto il materiale fotografico presente sul sito e' copyright di uacs.net é pertanto vietata la pubblicazione su internet e su altri supporti senza aver chiesto prima autorizzazione!

© Copyright 1998 uacs.net