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di Paolino
Giampaoli
Si ritornava di nuovo a
Genova, (dopo lexploit estivo di Coppa Italia), ma questa volta opposta ai dorici
cè la Samp e allora ecco che riaffiorano i ricordi e la mente non può che
ritornare a quel 1994 e alla finale di ritorno di Coppa persa, 6-1. Lunico
superstite di quella sfida è Attilio Lombardo (che allora realizzò la rete del 4-0) da
poco ritornato a Genova dopo la parentesi laziale. Oggi come allora purtroppo cè da
registrare ancora una sconfitta, lunica variante è data dal fatto che se ieri al
«Ferraris» cera una squadra che avrebbe meritato i tre punti quella era
lAncona. |
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| Erano 150 circa i tifosi anconetani
presenti ieri al «Ferraris» di Genova con tanto di striscioni al seguito: Collettivo,
Vecchia Guardia, Skizzazti, Tbc Warriors, Rebels, Confusi e Felici, Montemarcià, Ventura
119 e uno striscione bianco con la scritta a caratteri cubitali rossi «Ciao Micio»
esposto dagli Skizzati gruppo al quale apparteneva Saverio Morresi il giovane tifoso
deceduto due mesi fa. Insieme ai sostenitori biancorossi come al solito collocati nel
"gabbione" riservato alle tifoserie avversarie cerano anche alcuni
supporters del Genoa, da anni infatti le due tifoserie sono gemellate. |
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| Cerano quasi tutti quelli
che... seguono sempre lAncona, ma ieri per la prima volta mancava lei, Ambra, e
purtroppo dovremo abituarci, non sarà facile. I biancorossi partono forte, con Parente,
ormai idolo della curva, molteplici i cori per lui. Dopo il gol della Samp, lAncona
proprio con Parente ristabilisce la parità su rigore di fronte al loro settore e il
bomber dorico corre ad esultare baciando più volte la maglia. |
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| La beffa arriva a metà ripresa
ancora con Flachi, che trasforma il secondo penalty e poi il definitivo k.o. con il gol di
Luiso... e il pubblico di fede blucerchiata può iniziare la festa. Ai 150 tifosi dorici
non resta che prendere di nuovo la strada verso il capoluogo marchigiano, ma con la
consapevolezza che con la Samp si è vista una delle più belle partite disputate dai
biancorossi. |
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| di Mario Cori Gaetti applaude la squadra «Impossibile rimontare così»
Pieroni non cè. De Vita nemmeno. Come
avviene in trasferta spesso c e il presidente Gaetti a rappresentare la società. Ma per
il patron Pieroni è decisamente una giornataccia su tutti i fronti. Il suo Taranto ha
perso in casa e la vetta si allontana. Si informa telefonicamente di come è andata a
Marassi ma preferisce rinviare qualsiasi considerazione dopo aver visionato la cassetta
della partita. Il presidente Gaetti ha fretta, lo aspetta laereo, perché la squadra
in pullman fa rotta subito per Venezia. «Quando si subiscono due rigori, commenta Gaetti,
è praticamente impossibile rimontare. Specie in casa di una squadra come la Sampdoria. Ci
siamo riusciti una prima volta, ma poi ci siamo dovuti arrendere. Peccato, abbiamo
commesso alcune ingenuità nella nostra area e abbiamo sbagliato abbastanza in fase
conclusiva. Spiace per un attaccante come Vieri, che ha avuto due o tre palle veramente
importanti che non è riuscito a sbattere dentro». Gli si chiede un commento sulla
legittimità dei rigori, che poi la tivù conferma. «Sul primo... non lo so. Sul
secondo... fate voi. Certo che sono state due grosse ingenuità a condannarci. Non è un
fatto normale perdere così». Poi il presidente sottolinea la bontà della prestazione
della squadra. «Un grosso primo tempo ed una ripresa non male per trequarti. La squadra
ha brillato nel gioco, anzi ha confezionato una delle migliori prestazioni esterne della
stagione. Ripeto, abbiamo pagato caramente certe ingenuità». A proposito di rigori...
Allintervallo lintramontabile Vujadin Boskov non si fa pregare per dire se
cera quello fischiato a favore di Lombardo. Sforna un o slogan che ormai ha fato la
sua fortuna televisiva. «Rigore cè quando larbitro fischia». E ti pareva...
Invece applausi infiniti, sempre allintervallo, quando i tifosi doriani scoprono in
tribuna laterale un «vecchio» loro idolo. Quel Roberto Mancini tornato
dallInghilterra per finire gli studi da allenatore... vola a Coverciano. Lascia lo
stadio sull1-1. Appena se ne va ecco il rigore su Possanzini... Ma chi ci fa caso?
di Guido Montanari
Lui li chiama «peccati di
gioventù», poi parla di una squadra «bella e genuina» che finisce per perdere una
partita a lungo dominata: Fabio Brini aspetta con un po di sofferenza, il suo turno
in sala stampa e ascolta anche le belle parole che Cagni rivolge alla sua squadra.
«Conoscendo Cagni non so se sia... una presa in giro. A noi da lo zuccherino intanto lui
si prende i tre punti. Battute a parte ringrazio il mister della Samp per le
congratulazioni, ma purtroppo i complimenti non fanno classifica». EunBrini a
cavallo tra lessere fiero dei suoi ragazzi che hanno a lungo fatto tremare la
blasonata Samp e lessere tremendamente arrabbiato per una sconfitta che definire
evitabile è poco. Sul «bando degli imputati» i due falli da rigore commessi da
Guastalvino: «Due peccati di gioventù che hanno spianato la strada alla Samp, sottolinea
il mister biancorosso. ma ovviamente non voglio gettare la croce addosso al nostro
difensore. Io parlo sempre al plurale sia nei meriti che negli errori. E tutta la squadra,
anche a livello di occasioni, ad essere stata poco cinica. Non siamo riusciti a dare la
zampata vincente dopo aver dominato in lungo e in largo. Abbiamo fallito alcuni gol, poi
quei due errori in difesa ed ecco spiegato il 3-1 secondo me immeritato». Brini è però
anche perfettamente consapevole della differenza tra le due formazioni: «La nostra è una
squadra neo promossa dalla C, la Samp ha tanti giocatori di serie A e punta alla
promozione. La differenza di qualità esiste. Noi, con il nostro. gioco, e il nostro
entusiasmo, abbiamo cercato di imbrigliarla e per lunghi tratti ceravamo riusciti.
Poi quando lesperienza di Lombardi e la classe di Possanzini vengono fuori, li
cè poco da fare... Se incontri una giornata un po jellata prendi i gol e il
bel gioco va a farsi benedire. Che vi devo dire... A volte siamo un po giovani un
po leggeri, in questo campionato ci sono marpioni che non ti perdonano. Spero solo,
sospira il mister, che questi errori, queste ingenuità che sono state commesse oggi ci
servano di lezione per il futuro e servano allAncona per continuare la sua
crescita». Qualche collega genovese fa notare a Brini i meriti dellAncona, quasi
che la squadra dorica fosse una sorpresa... «Dunque, siamo arrivati alla 23a giornata di
campionato e se abbiamo 33 punti in classifica è perchè qualcosa di buono lo abbiamo
fatto. Voi vi siete stupiti che siamo venuti qui a fare il nostro gioco, senza pensare
solo a difenderci. Ma questa è lAncona, una squadra che cerca sempre di
costruire». E ieri lo ha fatto ancora una volta, anzi forse lo ha fatto meglio di altre
volte. E ha perso 3-1...
di Mauro Anconetani
Cagni applaude lAncona ma non ha dubbi
«Meglio giocar male e prendere tre punti»
Sorride mister Cagni
entrando nella sala stampa del Ferraris. La Sampdoria ha vinto e anche se non ha giocato
la sua miglior partita, ha comunque incamerato tre punti pesanti, che la tengono ancora in
corsa per la serie A. «Abbiamo centrato lobiettivo della vittoria, questa è la
cosa più importante ha dichiarato il tecnico blucerchiato, è vero che abbiamo sofferto,
ma di questo dobbiamo dare i meriti allAncona. Una squadra che in campo correva
tantissimo con grande agilità, e soprattutto nel primo tempo, ci ha messo chiaramente in
difficoltà. Noi tatticamente non siamo stati in grado di mantenere i giusti equilibri,
non riuscendo a dare la necessaria intensità alla nostra partita. Nella ripresa le cose
sono andate leggermente meglio, abbiamo capito come dovevamo stare in campo, riuscendo a
sfruttare al meglio, le qualità dei singoli». Anche I cambi sono stati determinanti...
«Se le cose alla fine vanno bene sei stato bravo, in caso contrario ti dicono che non
capisci niente. Mancavamo in velocità nel primo tempo e così ho inserito giocatori più
veloci. In questa maniera siamo riusciti a contenere anche le difficoltà evidenziate a
centrocampo, che si amplificavano con lAncona in possesso di palla. Quando invece
dovevamo impostare noi eravamo troppo lenti. in sintesi, quando una squadra avversaria ci
crea qualche difficoltà, subentra in noi la paura. E un difetto che dobbiamo
evitare». Risultato quindi giusto? «Abbiamo sfruttato al meglio le occasione che siamo
riusciti a costruire, pur ammettendo di non aver giocato una buonissima partita.
Miglioreremo anche sotto il profilo del gioco, e comunque preferisco giocar male e
conquistare i tre punti,piuttosto che disputare una buona partita e non uscire con il
risultato che meriti». «LAncona mi ha fatto unottima impressione, ha invece
dichiarato lex attaccante dorico, Francesco Flachi, una squadra ben messa in campo e
in grado di esprime un buon gioco. Il risultato credo che sia giusto, anche se per
ottenerlo abbiamo dovuto sudare non poco». Complimenti allAncona, anche dal
lauretano Davide Possanzini: «E una squadra che ha già la salvezza in tasca. Mi
hanno impressionato sia Parente che Vieri, due ottimi attaccanti».
di Mimmo Cugini
«Rigore è quando
arbitro fischia..» Boskov implacabile, cori per Mancini
In tribuna cè la
storia della Samp che ha vinto tutto. Lo scudetto, la Coppa delle Coppe e quella Coppa
Italia conquistata a spese dellAncona che resta lultimo grande trofeo
conquistata dalla società del presidente Mantovani. Vujadin Boskov sorride sornione alla
fine del primo tempo: «Rigore è quando arbitro fischia. Stavolta ha fischiato due
volte...». E poi ce ne sarà una terza. Ma mentre le squadre stanno per rientrare per il
secondo tempo che la curva della Samp esplode. Là in mezzo nascosto tra i tifosi
riconoscono Roberto Mancini. «Bobby gol, Bobby gol» è il coro che pervade tutto lo
stadio. Il campione jesino saluta, la gente doriana ricorda con nostalgia i bei tempi
passati e qualcuno in tribuna. «Questa è la Samp più scarsa degli ultimi venti anni,
quella del Mancio era tutta unaltra storia». Eppure in campo cè un reduce di
quella squadra fantastica, Attilio Lombardo. Ma lo riconosci soltanto per la «pelata»,
in campo non riesce più a fare la differenza. E in tribuna i nostalgici della Samp
sogghignano: «E rimasto solo il nome, ma quello serve per tenere alto il
contratto». Due miliardi netti a stagione, ma alla fine del primo tempo «Popeye» resta
negli spogliatoi e nessuno se ne accorge. La riconoscenza non fa parte di questo mondo. |
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