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di Andrea Principi

Turrini: «Giocare contro il Piacenza è durissima» Paghiamo la salvezza. Facce tristi, ma non troppo. La sconfitta contro il Piacenza insomma non è stata «devastante» per i biancorossi, che accettano il risultato riconoscendo la superiorità della squadra di Novellino. Il primo a presentarsi in sala stampa è Gilberto D’Ignazio, uno che finora si è visto (molto) poco. E’ entrato in campo quando il Piacenza conduceva già per 2-O. «A quel punto i giochi erano già quasi fatti. Ma non completamente, dice D’Ignazio, Avevamo l’obiettivo di segnare almeno un gol per riaprire la partita e poi giocarci tutto nei minuti finali della gara a caccia del pareggio.

Purtroppo non ci siamo riusciti, anche se qualche occasione l’abbiamo avuta». L’Ancona ha evidenziato delle lacune, cosa insolita trattandosi di una gara casalinga. «E’ vero, ma le attenuanti non ci mancano. Prima tra tutte quella di aver preso il gol in apertura che ci ha un po’ tagliato le gambe. Ma la squadra era motivata, ve lo assicuro». Secondo Gianfranco Parlato, rispetto all’ultima gara di Genova sono stati fatti passi in avanti. «Oggi non c’eravamo, questo è indubbio, ma abbiamo giocato sempre meglio che contro il Genoa.
Il Piacenza ha fatto valere le sue grandi motivazioni, ed il suo potenziale inoltre è enorme. E’ anche migliorata rispetto alla gara di andata, quando già l’avevo indicata come una squadra che poteva già considerarsi in serie A. Oggi lo dico a maggior ragione. L’Ancona è un po’ spenta, abbiamo raggiunto la salvezza con parecchie giornate di anticipo spendendo molto, e forse ora stiamo un po’ pagando tutto il nostro dispendio di energie.
Molti nostri giocatori sono per la prima volta alle prese con la categoria, altri magari non stanno attraversando un gran periodo di forma... Comunque il gol di Parente era regolare. Al di là della superiorità del Piacenza, quello ce lo dovevano dare». Ecco anche Francesco Turrini, ex piacentino. «Non era facile giocare contro questo Piacenza, temibilissimo con Caccia e Rastelli lì davanti.
E poi nonostante il vantaggio, la difesa della squadra di Novellino non si è mai una volta sbilanciata, i mediani sono sempre rimasti in copertura. Loro cercavano il gol per poi proteggerlo, il piano è riuscito ed il Piacenza ha vinto. Gli applausi indirizzati a me dai tifosi del Piacenza? Sono cose che fanno piacere, è indubbio. Sono stato a Piacenza per 4 anni e quel periodo i tifosi non se lo dimenticheranno facilmente, visto che proprio allora la squadra emiliana ha ottenuto la sua prima storica promozione in serie A».
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di Mario Cori

Caccia fa a pezzi l'Ancona.

A fare a pezzi i resti dell’Ancona ci pensa lui, Nicolino Caccia, bomber di caratura immensa. Al suo posto, un altro trovato «positivo» e che aspetta l’esito delle controanalisi, avrebbe la testa per impiccio. Invece lui continua a giocare con una grinta ed una applicazione da grande encomio. Stende l’Ancona con un gol fantastico, fa quello che vuole sciorinando un repertorio da grande campione. Poi toglie il disturbo e si becca anche qualche insulto e qualche fischio ingeneroso dai suoi ex tifosi. Ma gli amanti del calcio spettacolo lo sommergono di applausi sinceri. Siamo di fronte ad un «fenomeno» vero probabilmente scivolato, non per colpa sua, su una buccia di banana e che nel mese più importante del campionato forse dovrà fare lo spettatore. E allora lui pensa bene: «Meglio mandano subito in A il Piacenza». L’Ancona si inchina di fronte a questo campione. Del resto che fare? Recrimina su un gol annullato, si sbatte un po’ ma si affloscia completamente sotto i colpi di Caccia e Rastelli. Manca completamente anche il duello tra Nicolino e Parente. Il dorico è troppo preso a mandare a quel paese l’arbitro, i compagni di squadra, i pali, i ciuffi d’erba per pensare a far qualcosa di buono. La sua splendida esibizione si conclude con un «wafer» al guardalinee Battaglia che richiama Racalbuto e lo fa cacciare. Meglio che stia a casa per un pezzo. Un Parente così non serve a nessuno. Nemmeno al proprio egoismo. L’Ancona non ha idee e si capisce subito. Prendete Doudou... Inizia a destra dove si piazza Gautieri per un minuto e mezzo, poi lo segue quando l’ex romanista si sposta sulla sua fascia vera. Solo che poi lo molla per fermarsi su Rastelli. Boh... Ma è tutta l’Ancona che non ha idee e soprattutto testa per buttarsi in combattimento contro un Piacenza che non regala una palla. Concentrato in tutte le zone del campo, cinico in ogni atteggiamento. addirittura spavaldo nelle distensioni. Un Piacenza forse mai così bello in trasferta. Impossibile resistergli. Primo acuto (19°) e Caccia firma un gol di rara bellezza. Cross di Tosto dalla sinistra, Gautieri fa sponda al limite, palla raccolta dal «Fenomeno» che calcia d’incontro e gonfia la rete a fil di palo. Che gol, Nicolino... Reazione zero. O quantomeno molto stucchevole. Bono e Albino in mezzo non sono in grado di organizzare. Sulle fasce nessuno morde. Baggio si piazza con le spalle alla porta di Roma e allora... Resterebbe Parente, che in verità un po’ di grinta ce la mette. Ma gioca da solo, con il massimo tasso di egoismo sin qui mostrato. Nessuno lo cerca più e lui manda tutti a farsi benedire. Spettacolo poco dignitoso. Riecco il Piacenza (34°): discesa di Rastelli, colpo di testa di Caccia solo soletto (ma chi doveva provare a marcarlo?) e Storari salva con i piedi. L’unico lampo dell’Ancona (41°) si esaurisce con la puntata di Baggio che mette centralmente Parente di buttarla dentro Ma l’azione è fermata con largo anticipo dal guardalinee sotto la gradinata che fa fischiare l’offside dello stesso Parente. L’Ancona protesta a lungo. Racalbulto passa da «predone», ma in fondo... Cambia poco nella ripresa, nonostante te progressive iniezioni di freschezza operate da Brini. Storari fa appena in tempo a tornare in campo (1°) che già deve alzare una rasoiata di Caccia in diagonale.. Poi ci si rimette Nicola il Grande ed è la fine. Discesa a fondo campo di Caccia (9°), palla indietro per Rastelli che fa partite un proiettile verso l’angolo alto. Anche questo, che gol... Ma l’Ancona dov’è? Ma se la prendono tutti con Racalbuto, che non sarà in grande spolvero ma non fa nemmeno danni grossi. I danni li fanno quelli dell’Ancona. Albino (10°) tira a fu di palo. Russo (11°) in mischia scarica addosso a Roma. Poi basta. L’Ancona non c’è, non c’è da un paio di partite. E il finale è dei più indecorosi, con il solito show da paese di Parente. Prima reclama un rigore che non c’è, poi insulta il guardalinee. Inevitabile che, Racalbuto, richiamato lo cacci. Adesso è ora che la società lo punisca nell’unica cosa che conta: nel portafogli. Avrà fatto il fenomeno per tante partite, ma vestirsi dà bambino piccolo alla sua età è decisamente ridicolo. Chi si crede di essere? Prenda esempio da Caccia. Quello sì che in campo è un campione vero.


di Guido Montanari

L'Ancona non c'è più: tutti in ritiro

Ancona alla frutta e la società prende, come promesso dal patron Pieroni, immediati provvedimenti: da mercoledì tutti in ritiro a Norcia, dove i dorici prepareranno il match di Terni. A mandare su tutte le furie anche il mister Fabio Brini non è stata tanto la sconfitta con il Piacenza capolista che poteva tranquillamente starci, ma piuttosto la prova incolore e scialba sfornata da un’Ancona che ieri era davvero irriconoscibile. Difficile, molto difficile mettere sul banco degli imputati dei giocatori che hanno dato tanto alla causa biancorossa e che hanno raggiunto il loro obiettivo principale (la salvezza) a tre mesi dalla fine del campionato, eppure è nel pieno diritto della società e del mister chiedere un finale di stagione comunque dignitoso, anche per rispetto di quei tifosi che anche ieri hanno affollato le scalee del "Conero". Insomma se la scossa doveva esserci, ebbene che sia... scossa davvero. A Norcia i biancorossi potranno riflettere su queste ultime sei giornate di stagione e cercare di disputarle nella maniera migliore. Piacenza superiore. Se una squadra tecnicamente più forte e anche più motivata... bè non c’è partita. Ieri le cose sono andate proprio così: da una parte gli emiliani che sentivano odore di serie A ed erano quindi a caccia di punti promozione, dall’ altra una squadra che definire appagata è poco. Qualche iniziativa isolata di Parente nel primo tempo, qualche guizzo di DouDou sulla fascia e davvero poco altro. Peccato, anche perché eravamo sicuri che i dorici avrebbero reso la vita difficile alla capolista della serie B. Ci eravamo sbagliati. Caccia di un altro Pianeta. L’ex dorico ha incantato la platea del "Conero" con alcune giocate di classe cristallina, ha segnato un eurogol (il 22° in questa stagione) ed ha fornito a Rastelli un assist perfetto per il raddoppio del Piacenza: emiliani fortissimi e di categoria superiore in ogni reparto rispetto all’Ancona ma con un giocatore così là davanti, che in pratica ti inventa i gol, diventa tutto anche più facile... Dieci minuti da salvare. Abbiamo intravisto la vera Ancona, quella che sul proprio terreno aveva fatto tante vittime anche illustri, solo nella parte finale del primo tempo, quando Parente per la verità era riuscito a pareggiare con un gol in mischia: una rete annullata per un fuorigioco davvero molto dubbio. Il bomber biancorosso non l’ ha presa bene e si è fatto subito ammonire per proteste (nella foga ha anche fatto cadere la bandierina al guardalinee), ma da lì in avanti si è innervosito ed ha cominciato a giocare per proprio conto, tra L’altro beccando spesso i compagni. Finché a tempo quasi scaduto, si è fatto espellere per l’ennesima protesta nei confronti del guardalinee. Proprio una giornata nera. Baggio e Bono deludono. Ma se Parente si è lasciato prendere dai nervi, il suo compagno di reparto Eddy Baggio è stato anche troppo tranquillo. Delusione anche per l’altro nuovo innesto operato da Brini e cioè Stefano Bono che a centrocampo non ha dato quella spinta sperata. Ma sarebbe ingeneroso prendersela solo con questi giocatori, perché l’Ancona ieri proprio non c’era, almeno l’Ancona che conosciamo noi. Da salvare, dicevamo, DouDou e Guastalvino che hanno lottato dall’inizio alla fine con Caccia e Gautieri evitando comunque tantissimi pericoli a Storari. Per il resto davvero notte fonda con il centrocampo del Piacenza nettamente superiore a quello dorico: Cristallini, Statuto e Volpi sembravano davvero di un altro pianeta. Certo, il Piacenza non aveva bisogno che l’Ancona gli.., regalasse due giocatori come Vieri e Montervino purtroppo infortunati, ma sarebbe riduttivo cercare scusanti del genere. Gli emiliani volevano tre punti, l’ hanno cercati e infine trovati con merito. I dorici invece cosa volevano fare ieri? Ora ci sono sei partite da giocare al meglio. Alla società, a Brini e soprattutto ai giocatori il compito di dimostrare che l’Ancona non è ancora andata in vacanza.


Di Mauro Anconetani

Non ci sono scusanti. Qualcuno ha mollato? E allora si va in ritiro...

E’ nero Fabio Brini. La sconfitta contro il Piacenza non gli è proprio piaciuta la prestazione della sua Ancona e stata indubbiamente la peggiore disputata in questo campionato al Conero e lo ammette senza accampare inutili scuse. «Abbiamo affrontato la partita con troppa sufficienza, ha dichiarato con decisione il tecnico dorico, per questo da mercoledì mattina, la squadra sarà in ritiro a Norcia e per tutta la settimana, fino alla partita di Terni: L’ atteggiamento avuto in campo non lo posso accettare, se a Genova qualche avvisaglia c’era stata, oggi contro il Piacenza, ne ho avuto una chiara conferma. Nove mesi di lavoro non si possono buttare via e tanto meno voglio che la mia formazione sia etichettata, come quella che regala punti. Le prossime giornate di campionato mi serviranno anche come valutazione per il futuro, chi dimostrerà di avere le capacità mentali, per saper soffrire anche in queste ultime sei partite avrà buone possibilità di fare parte di questo gruppo perla prossima stagione altrimenti il prossimo anno incontreremo gli stessi problemi. Capisco che oggi non è facile trovare in campo la necessaria determinazione, visto che l’obiettivo della salvezza è già stato raggiunto ma per questo non dobbiamo compromettere tutto quanto di buono siamo riusciti a fare». Oggi però in campo contro l’Ancona, c’era un Piacenza che aveva motivazioni ben diverse... «Una squadra che lotta, con ottime possibilità per la serie A, è normale che abbia una spinta psicologica maggiore, ma non approvo il fatto che dobbiamo essere noi ad aiutare una squadra a vincere la partita; questo non lo accetto». Dove è mancata questa Ancona? «Nella caratteristica più importante che ha sempre dimostrato di avere, la cattiveria agonistica, la determinazione, che ci avevano contraddistinto soprattutto nelle nostra partite casalinghe, le andremmo a ricercare in ritiro, al costo, di vedere mugugni e musi lunghi». Quindi non ci sono attenuanti oggi per questa squadra... ci riesco proprio. Come ho detto che, fino a questa partita, la squadra ha disputato un grande campionato, non mi sento ora di accampare giustificazioni. Quindi è di una squadra che ha mollato? «Mentalmente probabilmente sì. Ripeto, raggiunta la salvezza, c’è stato un calo sotto l’aspetto psicologico e non siamo stati bravi ad avere un cambio di marcia, quando ci si sono presentate le occasioni. E’ anche vero, che questa è una caratteristica che non puoi acquistarla al supermercato, è chiaramente un limite che questa squadra neo promossa al campionato di serie B, ha dimostrato di avere. Per questo dico lavoriamo sotto questo aspetto per non ripetere gli stessi errori il prossimo anno». Eppure le ha provate di tutte, ruotando in campo anche giocatori fino ad oggi meno quei utilizzati... «Era giusto dare anche a loro la possibilità di giocare purtroppo nell’ andamento generale di questa partita anche chi è entrato non è riuscito a dare quel qualcosa in più che mi aspettavo».


di Adelio Pistelli

Brini nero: << Non salvo nessuno>>

«E’ stata una prestazione insufficiente. Non salvo niente e nessuno». Perentorio, categorico, concreto e deciso ‘Fabio Brini mette l’Ancona «alla sbarra». Nasconde con eleganza la rabbia che ha accumulato dopo un pomeriggio assolutamente e totalmente deficitario. «Un pomeriggio uguale a quello di Genova, con troppe lacune negative e allora è giusto porre un freno: da mercoledì andiamo in ritiro a... meditare su tutto ciò che sta accadendo. Ci sarà chi mugugnerà, chi non accetterà questa decisione: non m’ interessa. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità come è giusto». La minaccia del grande capo Pieroni, quando la scorsa settimana ventilava un ritiro punitivo, poteva sembrare una «boutade». Invece da mercoledì via tutti a Norcia. «Non ho nessuna voglia di buttare via dieci mesi di lavoro, continua Brini, Capisco il momento della squadra, una naturale calo di tensione dopo aver raggiunto il traguardo della salvezza. Ma c’è modo e modo. Ci sono ancora sei giornate di campionato e devono assolutamente essere affrontate con la giusta mentalità, i giusti stimoli per non rovinare l’immagine che ci siamo costruiti nel corso di una stagione per certi versi assolutamente straordinaria». Cosa è mancato all’Ancona in questa ultima sfida? «Contro il Piacenza credo non ci fosse bisogno di chissà quale ‘sveglia’ per giocare una gara tranquilla e provare ad allungare la serie di prestazioni eccellenti che abbiamo sempre regalato giocando davanti ai nostri tifosi. Avevamo di fronte una delle prime della classe ed eravamo nella situazione psicologica più idonea per fare solo bene. Invece... Cosa lamenta dei suoi, attualmente? «E’ importante e sarà necessario ritrovare cattiveria e determinazione ovvero le doti che ci hanno permesso in un recente passato di toglierci delle belle soddisfazioni anche contro chi era, oggettivamente più forte dell’Ancona». Dunque stavolta nessuna attenuante per i suoi? «Assolutamente no e come spesso è successo in passato, quando ho elogiato in blocco la squadra, stavolta la metto dietro la lavagna. Mentalmente siamo completamente da ricostruire ed un paradosso proprio adesso che, raggiunta la salvezza, dovevamo essere nelle condizioni psicologiche migliori per finire la stagione senza paterni. Il ritiro servirà a fare anche un esame di coscienza e capire che le prossime sei gare, per tanti, potrebbero significare molto e di più in prospettiva». Come giudica il comportamento di Parente? «Non lo giudico, ognuno è responsabile delle proprie azioni».

 

La partita raccontata in dialetto anconetano.
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