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di Alessia Del Mastro

A sole tre giornate dalla fine del campionato (ora a due purtroppo…!!!) l'Ancona ha buttato via una partita fondamentale in quel di Lecce, regalando ai padroni di casa il goal vittoria allo scadere del tempo, dopo aver avuto la possibilità di giocare in superiorità numerica per ben mezz'ora e sprecando palle d'oro davanti alla porta avversaria. Uno strazio! Un finale al cardio-palma vissuto drammaticamente dai circa seicento tifosi che hanno affrontato l'infinito viaggio verso Lecce per assistere a questo vero e proprio incontro promozione dal quale i biancorossi sono usciti sconfitti e umiliati.

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Un due a uno che poteva benissimo essere evitato, anzi…dopo il pareggio dorico e l'espulsione di Chevanton, tutto faceva pensare e augurare ad una possibile vittoria dorica, visto che la reazione c'era stata e anche le occasioni non sono mancate…. Ma come sempre non siamo riusciti a sfruttarle e così siamo stati per l'ennesima volta puniti. Tutto questo ci poteva stare verso metà campionato ma a tre giornate dalla fine e in pieno pressing avversario per la lotta promozione, guadagnare cinque punti in sei partite è veramente vergognoso e tutto fa pensare che questa Ancona non si merita veramente nessuna promozione!
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Sono parole dure, ma in questo momento è talmente tanta la rabbia di aver buttato al vento così tanti punti fondamentali che l'amarezza e il pessimismo stanno colmando i cuori dei tifosi e sicuramente ci fanno vivere queste due ultime settimane di campionato con preoccupazione e ansia. Tanti ritiri per la formazione biancorossa che però non hanno portato a nulla…la forma fisica e mentale è ormai persa e non c'è speranza di poter recuperare ora tutta quella grinta e quella motivazione che da varie settimane si è andata perdendo! Il primo a sbagliare è sicuramente Simoni, formazione e cambi assolutamente inopportuni. Lo hanno visto tutti Graffiedi fuori forma…perché farlo ancora giocare? E perché non Ganz allora?
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Purtroppo gli attaccanti sono questi e se Budan non riesce, perché preferire sempre Mattia ad un giocatore di esperienza come Ganz, che nonostante la sua non perfetta forma di questi periodi, potrebbe comunque inventarsi qualche cosa di buono? E poi… non ci siamo accorti che è meglio uno Schenardi stanco e affaticato che un Tarana al massimo della forma? In certe partite non ci si può permettere di sbagliare con tanta ingenuità. Tutto si paga e così i vari tiri a destra e sinistra di Emiliano hanno portato solo disordine e gravi errori sotto porta avversaria.
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Dopo la vittoria con il Genoa, mister Simoni, sempre privo dell'infortunato Russo ha voluto rivoluzionare di nuovo la formazione vincente e così è tornato al 4-4-2 con difesa formata da Daino, Maltagliati, Bolic e Mundula (mossosi bene nella partita contro i liguri) centrocampo con Schenardi, Magoni, Maini e Perovic e attacco formato da Graffiedi e Budan purtroppo inesistenti e mai pericolosi (o almeno ci hanno provato ma sbagliando veramente troppo). Il Lecce è partito alla grande, schierando in campo la migliore formazione disponibile e così ha messo subito in difficoltà l'Ancona con splendide sovrapposizioni sulle fasce a tal punto da costringere Schenardi a cambiare spesso posizione.
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Ma a pochi minuti dall'inizio e precisamente all'11' Punizione di Chevanton verso Giacomazzi, che Maltagliati spizzica deviando nella propria porta. Salentini in vantaggio. Il primo tempo vede l'assalto leccese ma per fortuna la ripresa vede in campo due squadre (e non una solo come spesso accaduto in queste ultime settimane!) e così l'Ancona agguanta il pareggio con Perovic a sei minuti dalla ripresa e ha tutto il tempo per lottare e provare a portare a casa punti. Come se non bastasse, anche l'arbitro Farina è dalla nostra parte e dopo aver ammonito Chevanton per simulazione lo sbatte fuori per proteste e ci da la possibilità di giocare in superiorità numerica. Ma gli errori iniziano a susseguirsi e anche se la difesa leccese ha subito il colpo e ha iniziato a soffrire, l'11 di Simoni non ha mai saputo concludere dignitosamente e così è arrivata la beffa: al 40'st Di Vicino percorre tutto il campo e dal vertice sinistro dell'area infila la palla sotto l'incrocio e raddoppia. Tutti a casa con la coda fra le gambe e con la speranza di un miracolo per gli ultimi due incontri che ci devono consegnare ben quattro punti per poter finalmente festeggiare qualcosa.
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di Maurizio Ghergo

Sembrava fatta, l'Ancona attaccava e il povero Lecce rimasto in 10 non aveva più la forza per affrontarci, noi tifosi che ci disperavamo per le clamorose occasioni sprecate ma in cuor nostro tutti speranzosi di poter portare a casa un risultato che avrebbe significato, anche se non matematicamente, serie A. Poi l'incredibile, arriva il gol dei salentini quando ormai neanche loro ci credevano più. Una pugnalata, una sconfitta che fa male perché di sicuro il risultato più giusto sarebbe dovuto essere ben diverso, una sconfitta che fa male perché adesso ci tocca lottare fino all'ultima giornata, fa male perché poi torni indietro con la mente e pensi a quante partite come queste hai buttato al vento. Ma forse è il destino di noi tifosi dorici, condannati a soffrire fino alla fine, come a Perugia contro l'Ascoli, come contro il Foggia, come a Roma contro il Savoia ma anche come a Bologna. Si, sembra proprio di tornare indietro di undici anni, ma prima c'è di mezzo il Venezia, già so che non sarà una passeggiata e per questo, ora più che mai, la squadra ha bisogno del sostegno del suo pubblico. E' chiaro quanto comprensibile che alcuni giocatoti che hanno tirato la carretta fino ad adesso siano a corto di energia, ed è nostro assoluto compito trascinarli con il nostro incitamento, dobbiamo riempire il "Del Conero", colorarlo con bandiere a stendardi, e dobbiamo trasformare quel timore di fallire il risultato, che credo un po' tutti abbiamo, in grinta e voglia di vincere, possiamo dire 1000 volte che i giocatori sono pagati per dare il massimo e vincere, ma la verità è che l'Ancona calcio è un nostro bene, la città di Ancona è un nostro bene e dobbiamo essere noi i primi a credere in questo grande sogno e a dare la "cattiveria" a quelli che scenderanno in campo. Battiamo il Venezia e poi, come successe allora, andiamo a prenderci quel punto sufficiente per la promozione a Livorno come allora andammo a Bologna. Si, Ancona è anche mia pur essendo della provincia, perché in questi anni, cioè da quando ho un club e quindi frequento molto di più il capoluogo, ho imparato a conoscere meglio questa città, ed ora più di prima vado in giro per l'Italia fiero di tifare Ancona.

La partita raccontata in dialetto anconetano.
Le visite nel nostro Sito
di Mario Cori

Era fatta, è quasi tutto da rifare. L'Ancona perde con un uomo in più una partita che a metà ripresa aveva in pugno e adesso deve difendere la dote di due punti. Sarà durissima. Lo stadio di «Via del Mare» offre uno spettacolo impressionante. Tifo alle stelle, ogni angolo tappezzato di giallorosso. Il Lecce prova subito l'assalto. Gran palleggi dei sudamericani (Chevanton e Giacomazzi la fanno da padroni) al limite, palla che scorre veloce. Delio Rossi la butta sulla rapidità, mentre l'Ancona pare più statica. Piano piano si organizza a tentare il contropiede manovrato. Comanda Maini, anche perché… si ritrova la fascia al braccio (non c'è Russo) ed è un ex che in giallorosso dieci anni fa ha conquistato una serie A con Bolchi. Ma alle costole si ritrova anche l'uruguagio Giacomazzi, uno che non scherza, ma che Rossi tiene stranamente molto dietro. Ma che, sui calci piazzati, va sotto porta e fa male… Punizione di Chevanton (13') dall'esterno sinistro e Giacomazzi svetta nell'area piccola tra Maltagliati e Bolic. E' di Maltagliati la deviazione fatale. Palla che sbatte sotto la traversa ed inganna Scarpi. Giacomazzi, che neanche la tocca, manco si accorge che è gol: si volta, la vede dentro e corre ad abbracciare il connazionale Chevanton. Immaginatevi lo stadio. Esplode. L'Ancona cerca di riorganizzarsi, ora deve provare a fare la partita. Ma il Lecce insiste, sulle ali dell'entusiasmo e della maggiore velocità. Sventola centrale di Piangerelli (20'), Scarpi para in due tempi. Finalmente l'Ancona sotto porta di Rossi. Angolo di Schenardi (25') , palla che nessuno afferra e che Stovini per poco non trascina dentro, pressato com'è da Maini. Subito dopo (26'), «piattaccio» di Perovic, con la porta spalancata, palla in curva. Segnali di crescita, quantomeno. Scarpi (43') respinge a mani aperte una sventola da lontano di Vucinic. L'Ancona c'è e non c'è. Come «testa» c'è pure, ma ha grosse difficoltà di espressione. Specie davanti, dove «bisonte» Budan non tiene una palla neanche con la calamita. Sulle fasce, davvero poco calpestate, con Schenardi che si accentra e con Mundula incapace di porgersi in proiezione. Maini deve cantare e portare la croce, ma la manovra offensiva è chiaramente ad imbuto, per la gioia dei «marcantoni» Stovini e Silvestri. Si ricomincia. L'Ancona non cambia nessuno ma pare più concreta. Esatto, ecco il pareggio (6'). Palla rimessa in mezzo in mischia da Maini: grande confusione all'altezza del dischetto, sfiora di testa Graffiedi, buca Budan , buca Stovini e Perovic in girata insacca. Gran gol e stadio gelato. Subito dopo dal limite Perovic ha addirittura la palla del vantaggio. La spreca, ignorando anche Graffiedi, con una ciabattata. Shock per il Lecce, che si rimbocca le maniche e si butta sotto, ma adesso lo fa con confusione e non entra più in area facilmente come prima. Rasoterra di Camorani (17') dal limite, fuori. L'Ancona gioca con il sangue negli occhi, non lascia nulla al caso, mette ogni palla in banca. Bisogna capirla, sente il Grande Traguardo vicino (a metà ripresa ha ancora 4 punti di vantaggio sulla quinta, la Triestina). E poi… E poi Chevanton commette la sciocchezza più clamorosa del suo spettacoloso campionato. Si proietta in area come uno scoiattolo, con quelle levette così rapide. Sfiora Daino e si butta. L'«internazionale» Farina non abbocca e gli sventola in faccia il «giallo». Fin qui poco male, capita. Ma quel bambino piccolo dell'uruguagio ha uno scatto di nervi e lo manda a quel paese. «Rosso» inevitabile e Chevanton urla come un matto e poi si mette a piangere. Lo stadio (ingenerosamente) urla «venduto» a Farina. Il Lecce gioca sui nervi. Rossi le prova tutte. Scarpi rimedia l'ammonizione che gli farà saltare il Venezia (anche Daino, poi) ma subito dopo fa una parata clamorosa (33') opponendosi a mani aperte alla stoccata di Bojinov che appena entra gli si presenta solo in contropiede. Ma butta male… Prima arriva la «tragica» notizia del vantaggio della triestina Messina e poi… Poi il nuovo entrato Di Vicino fa partire (40') un missile terra aria da trenta metri che colpisce ancora la parte bassa della traversa e fa secco Scarpi. Incredibile, lo stadio esplode. Poi Bojinov spreca a porta vuota la palla del 3-1 e Perovic di testa quella del 2-2. E' finita, pareggia la Triestina, vince il Palermo. L'Ancona spreca una grossa occasione si ritrova terza pari con il Lecce e con due punti sul Palermo. Era fatta, invece è tutto da rifare.


di Alfredo Quarta

Mister Simoni entra nella sala stampa del Via del Mare con ancora negli occhi l'incredibile gol messo a segno dal giallorosso Di Vicino a pochi minuti dalla fine della partita. Ha tanto da recriminare l'allenatore dell'Ancona, ma quel gol lo ha veramente impressionato, tanto che mentre parla più volte si sofferma su quell'azione. «E'una brutta sconfitta — comincia Simoni —. Sembrava impossibile perdere anche perché, soprattutto nel secondo tempo, abbiamo giocato meglio di loro. Sembra assurdo, ma credo che l'espulsione di Chevanton ci ha condizionato. Eravamo deconcentrati, forse nella convinzione che ormai la partita era nelle nostre mani. Invece loro hanno moltiplicato gli sforzi e hanno raggiunto un grande risultato». Poi il mister biancorosso si risolleva guardando la classifica. «Nonostante la vittoria del Palermo, non cambia molto. Dobbiamo fare quattro punti nelle prossime due partite e penso proprio che li faremo. Certo, non dobbiamo fare gli errori di questa sera».  E la mente di Gigi Simoni corre a tre, quattro occasionissime sciupate dall'Ancona, un paio addirittura clamorose. «La verità — l'allenatore dell'Ancona Simoni — è che ci siamo scoperti troppo perché pensavamo di fare nostra la partita. Invece, una volta raggiunto il pareggio, potevamo controllare la gara anche stando più coperti dietro. E poi, oltre a sbagliare le conclusioni siamo stati imprecisi nei passaggi. Proprio da un errore di Graffiedi è nato lo splendido gol di Di Vicino».  Simoni, comunque, resta tranquillo. «Il Lecce è un avversario molto forte e noi abbiamo fatto la nostra partita. Il cammino verso la promozione è ancora pieno di sorprese. Sabato prossimo dobbiamo affrontare il Venezia che è in buona posizione ma farà di tutto semmai per conquistare un punto e andare in tranquillità verso la salvezza. Per questo dobbiamo fare quattro punti ma non mi applico in calcoli su dove e quando farli. Ogni partita ha la sua storia e tutti nei prossimi 180 minuti avranno i loro problemi. Il Lecce, ad esempio, dovrà affrontare il Palermo che lotta per la promozione e gli servirà un vittoria. Alla fine credo che chi rincorre ha sicuramente qualche problema più di noi».


di Guido Montanari

Passati in svantaggio per un autogol di Maltagliati i biancorossi hanno conquistato il meritato pareggio con Perovic e poi in 11 contro 10 hanno preso l'iniziativa ma si sono lasciati infilare all'85' Prova generosa della squadra di Simoni, che però manca in lucidità e concretezza e viene punita dal Lecce. Nel finale le emozioni sono state moltiplicate dai risultati in arrivo dagli altri campi. I dorici perdono a Lecce nonostante la superiorità numerica. Quando Di Vicino ha inventato quell'eurogol a 5' dalla fine abbiamo rivisto i diavoli dell'inferno che si sono... raddoppiati quando sul tabellone è apparso il risultato della Triestina che vinceva a Messina, poi all'ultimo momento, meno male, il pareggio dei siciliani. Ancona raggiunta al quarto posto dal Lecce ma i giuliani, quinti in classifica, restano a tre punti. Si fa sotto però il Palermo che ha vinto ad Ascoli. Insomma bisognerà vincere assolutamente sabato col Venezia e potrebbe non bastare per essere sicuri di andare in A. La sofferenza non è finita per l'Ancona e i suoi tifosi. Un'Ancona che però ha sprecato l'impossibile nella ripresa, quando si è trovata con un uomo in più. Troppi contropiedi buttati via maldestramente e alla fine è arrivata la punizione. GRAN PUBBLICO - "In 20 mila allo stadio per la serie A", titolava ieri il Quotidiano di Lecce per spingere il pubblico a dare il suo contributo ai giallorossi, un pubblico che in questo campionato non si era fatto mai notare. Ieri sera invece abbiamo rivisto quel muro umano a cui erano abituati qui a Lecce fino a qualche anno fa. Il match del resto era decisivo e i tifosi salentini si sono stretti attorno a Chevanton e comnpagni. Ma nonostante la distanza e la partita in notturna anche Ancona sportiva non è voluta mancare all'appuntamento: in effetti per la prima volta in questo campionato c'era la possibilità matematica di una promozione in A. Un segno: quando i tifosi dorici fanno il loro ingresso nello stadio proprio in quell'istante dagli altoparlanti esce l'inno del Lecce. Subito il primo coro dei biancorossi che è tutto per Alessio Scarpi, unico dei giocatori dorici in campo per l'allenamento particolare a cui viene sottoposto da Massimo Persico come in ogni prepartita. Scarpi, eletto "portierò" dai caldissimi supporter dorici saluta applaudendo i tifosi anconetani. Tra i tanti striscioni e bandiere segnaliamo "un altro Angelo in cielo" riferito alla prematura scomparsa di Angelo Ciucci. Prima della gara proprio sotto la tribuna il patron Pieroni e mister Simoni dialogano a lungo e a un certo punto il presidente prende sottobraccio il tecnico quasi a voler pubblicamente smentire le notizie date nei giorni scorsi dalla Gazzetta dello Sport riguardo a un presunta rottura. UNA SOLA SORPRESA NELL'ANCONA - In formazione non c'è Ganz era previsto, ma non c'è neanche Robbiati, e questa invece è una sorpresa soprattutto dopo la buona prova offerta da "Spadino" contro il Genoa. Simoni ha preferito inserire Graffiedi forse per dare un maggior peso all'attacco ed anche per garantire una maggiore copertura visto che il "Graffio" non si fa pregare a rientrare sulla linea dei centrocampisti. Per il resto Maini per la prima volta capitano, e inserimento di Perovic a centrocampo al posto del più offensivo Tarana. MALEDETTO AUTOGOL - Inizio subito in salita per i dorici che vanno sotto già al 13': punizione di Chevanton ad effetto, Maltagliati e Giacomazzi saltano insieme e la sfera viene sfortunatamente deviata dal difensore dorico sotto l'incrocio dei pali: niente da fare per Scarpi e stadio del Mare che esplode per il gol del vantaggio leccese. Peccato perche nei primi minuti l'Ancona aveva dato l'impressione di poter contenere bene le folate salentine. I dorici accusano il colpo e non riescono ad allestire una controffensiva efficace, anzi c'è un tiro dalla distanza di Piangerelli che impegna Scarpi. Budan viene anticipato regolarmente e Simoni prova a destabilizzare la difesa leccese portano Schenardi a sinistra. Al 28' però i dorici gettano alle ortiche un'occasione clamorosa: perfetto l'assist di testa di Maini ma Perovic tutto solo davanti a Rossi la combina grossa tirando alle stelle con un improbabile "piattone". Almeno è una prova che la retroguardia pugliese non è così imperforabile. Ma l'Ancona fa troppo poco nel primo tempo anche se non ha corso più pericoli veri dopo l'autogol del "Malta". PEROVIC OLE' - Come nel primo tempo: ma al 6' stavolta tocca all'Ancona freddare i leccesi con Perovic che si rifà del gol mangiato poco prima: assist di testa di Graffiedi e Perovic in mischia trova il guizzo giusto. Una liberazione. Lo stesso quando al 18' Camorani dal limite tira fuori di poco.  CHEVANTON FUORI - Dal 23' i dorici restano in superiorità numerica per una colossale ingenuità dell'uomo più pericoloso del Lecce, Chevanton, che si fa amminire due volte nel giro di pochi secondi: prima per simulazione e poi per proteste. "Cheva" poi, capito quello che aveva combinato, esplode in un pianto dirotto. Ma anche con un uomo in meno il Lecce non molla e va vicino al gol con il nuovo entrato Bojinov: gran botta e Scarpi fa l'ennesimo miracolo di una stagione superlativa. I dorici si scuotono con Ganz che appena entrato impegna severamente Rossi in una difficile parata a terra. Poi il gol di Di Vicino a complicarci maledettamente la vita.


di David Luconi

"Peccato, è andato tutto storto". Delusione cocente allo straordinario gol di Di Vicino che permette al Lecce di vincere il match e raggiungere i dorici in classifica. E pensare che si era messo tutto per il meglio: il boato liberatorio sul gol dell'uno a uno siglato da Perovic, con un formidabile sinistro in mischia in apertura di ripresa, e la successiva espulsione di Chevanton avevano messo l'Ancona in condizioni di ritornare dalla Puglia con la serie A in tasca. Trecento i tifosi dorici ritrovatisi nei locali del bar dell'Auchan per portare il loro sostegno ai biancorossi di Simoni in questo attesissimo match di Lecce. Il primo vantaggio pugliese, scaturito dall'autogol di Maltagliati, aveva portato già sconforto nella "curva" dell'ipermercato e la partita scorreva senza troppe emozioni fino a che, lo stesso Perovic, sparava alto a pochissimi metri dalla porta difesa da Generoso Rossi. Trauma per i tifosi che nel frattempo erano aumentati in maniera esponenziale e primo tempo che terminava con l'Ancona in svantaggio. Sono le parole di Gianni Freddi a testimoniare lo scontento dei dorici: "Peccato perché sta andando tutto storto: prima l'autogol, poi il clamoroso errore di Perovic. Ma la partita rimane aperta e il pareggio può arrivare anche all'improvviso". Anche Matteo Armatura è fiducioso sulle possibilità degli uomini di Simoni: "Dobbiamo soltanto crederci, questo Lecce non mi sembra irresistibile. La serie A è a portata di mano.". Inizia la ripresa a dopo pochi minuti la zampata di Perovic scatena l'entusiasmo biancorosso. Ci si stringe in lunghi abbracci e l'euforia è palpabile, ma la partita è ancora lunga: il Lecce preme ma l'Ancona non molla di un centimetro e l'espulsione di Chevanton, per doppia ammonizione, mette i dorici in situazione di vantaggio. E' Antonio Martelli a sentenziare: "Dobbiamo approfittare di questo vantaggio numerico.". L'Ancona non segna e getta al vento un paio di buone occasioni e puntualmente viene punita e Luca Prosperi commenta sconsolato: "La serie A è ancora tutta da conquistare ma noi ci crediamo!".


di Edoardo Danieli

Peccato, peccato, peccato. Resistere, resistere, resistere. Tre volti dell'Ancona dopo la gara contro il Lecce e tre volti che riflettono l'occasione lasciata per strada nel Salento. Comincia Marko Perovic, l'autore del gol. "Nel primo tempo siamo stati condizionati dal gol preso a freddo e abbiamo giocato così così - dice - nel secondo tempo abbiamo pareggiato, abbiamo giocato bene. Avevamo la partita in mano, hanno fatto un gol che si trova una volta ogni dieci anni. Ma non devono esserci recriminazioni: la partita l'abbiamo persa noi. Quando riesci a pareggiare, giochi con un uomo in più, hai tante occasioni in contropiede in soprannumero e le sbagli, non te la puoi prendere con gli altri". Perovic non crede che ci sia stato rilassamento dopo l'espulsione di Chevanton: "Penso che siamo stati in campo con la mente troppo rivolta alla vittoria. Eravamo convinti di potercela fare e poi loro hanno trovato quel tiro fortunato. Non ci possono essere scuse dopo una partita come questa. Peccato, sicuramente: già un pareggio ci stava stretto". E' troppo brutto pensare all'occasione che l'Ancona ha avuto in mano e si è vista portare via con quel tiro che Perovic definisce "fortunato". Si guarda già a sabato. "Sabato - conclude - abbiamo la possibilità per rifarci. Dobbiamo vincere e basta". Sguardo ancora più mesto quello di Roberto Maltagliati. Il difensore non si dà pace per l'autogol che ha sbloccato il risultato. Impreca alla malasorte. "E' il secondo autogol che faccio - dice -, io che non ne ho mai fatti, quando indosso la maglia blu. Si vede che mi porta sfortuna". L'altro per la cronaca è stato con la Triestina. "Peccato per la partita - aggiunge - anche perché la nostra è una squadra che fa dell'esperienza il suo punto forte. C'è stata poca cattiveria sui contropiede, dovevamo tenere palla più avanti, procurarci qualche fallo. Invece abbiamo concesso loro dei contropiedi e su uno abbiamo preso il gol con una rete da antologia. Una partita buttata via perché il secondo tempo l'abbiamo giocato alla grande. Solo alla fine siamo stati forse un po' molli: dovevamo prendere più falli davanti". "Ho visto la classifica - conclude Maltagliati ripetendo quella che è la parola d'ordine per i prossimi giorni - dobbiamo stare tranquilli, mantenere la concentrazione: quella contro il Venezia sarà la gara decisiva".  Jimmy Maini sognava un altro ritorno a Lecce dove ha ancora numerosi tifosi e estimatori. "La partita - dice - l'abbiamo buttata via noi. C'è stato quel gran gol dopo numerosi nostri contropiede: anche questo è il calcio". Secondo il centrocampista, l'Ancona ha peccato di "superficialità". "Abbiamo buttato via - afferma - troppe occasioni in contropiede. Però non dobbiamo dimenticare di dire che il Lecce è stato bravo a crederci fino in fondo anche quando la partita sembrava saldamente nelle nostre mani". Maini chiude con un doppio auspicio di promozione. "Speriamo - conclude - che questa partita l'anno prossimo si giochi in serie A". Un auspicio che è anche quello di Gianni Ippoliti. Il presentatore, habitué delle partite del Lecce, ha parole dolci per l'Ancona. "Ho visto gli altri risultati - pontifica - e l'Ancona è ancora in piena corsa per la promozione. Alla fine la differenza tra un punto e nessuno non è poi così determinante. Sicuramente l'Ancona può arrivare in serie A. Speriamo assieme al Lecce".

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lux.58    

Il cammino dell'Ancona in Campionato