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| di Andrea Principi Ha
segnato un gol in tutta la stagione, il gol più importante dell'annata, quello che ha
portato l'Ancona in serie A. Daniele Daino ha fatto esplodere ed esultare ottomila tifosi
dorici al «Picchi», i quasi altrettanti al Dorico davanti al megaschermo e tutti gli
altri piazzati davanti alla tivù a sudare freddo collegati a Stream. E' una questione di
freddezza, Dainele Daino l'ha avuta e questo gol arriva a coronamento di una grande
stagione giocata dal difensore biancorosso. |
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| Una questione di
freddezza, dicevamo. Quella che non ha avuto Ganz nonostante le sue molte primavere e quel
popò di carriera che si ritrova. Maurizio ha avuto la palla buona una, due, tre, quattro
e più volte, ma non era serata. La tensione gli ha giocato un brutto scherzo. Ci sono
voluti i nervi saldi di questo ragazzetto, che entrando in diagonale in area su
suggerimento di Maini non ha avuto esitazioni ed ha sparato nell'angolo opposto. Bravo
Daino, che per tutto l'anno ha dichiarato che questa doveva essere la stagione del suo
lancio definitivo e ci ha indovinato, è andata come diceva lui. E' stato determinante a
partire dalla metà del girone di andata, dopo un inizio in sordina a livello di presenze.
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| Si è distinto per la
sua capacità in copertura, ma soprattutto per la spinta che è sempre riuscito a fornire
sulla fascia destra in tandem con quel forsennato di Schenardi. Non bisogna dire che non
ci aveva provato in altre occasioni. Lui ci aveva provato eccome, ma non era mai riuscito
ad inquadrare la porta. Il destino ha voluto che ci sia riuscito proprio stavolta
consegnando la serie A all'Ancona. Il popolo biancorosso può esultare, al «Picchi»
anche un finale da brivido per l'invasione di campo anticipata, con tutti i giocatori a
scappare negli spogliatoi come
daini. |
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| di Maurizio Ghergo Finisce
nei migliori dei modi un'avventura iniziata qualche anno fa, precisamente quando La
Grotteria, ad una decina di minuti dalla fine, realizza il gol vittoria contro il Foggia.
Poi Perugia e quel pareggio che vale una vittoria, anzi forse di più. A susseguirsi due
campionati di B giocati fra luci ed ombre fino ad arrivare al presente che si chiama Gigi
Simoni, o se vogliamo Ganz Schenardi e Maltagliati, ma a dire il vero tutti sono
protagonisti quando si ottengono grandi risultati. Ruberò qualche riga per dire cose fin
troppo scontate, ma per questo sogno dobbiamo ringraziare anche chi non ha giocato, e
magari lo meritava anche ma si è messo a disposizione del mister con umiltà e
professionismo, ma anche del dottore sempre disponibile ad ogni esigenza dei giocatori
magari anche un po' frignoni, al custode del campo che fa trovare sempre tutto in ordine e
fa allenare la squadra in tranquillità, magari tante volte esaudendo i capricci dei più
viziati. Lo so, forse sono solo frasi di routine ma ha me piace sottolinearle, perché
alla fine anche quelle persone che lavorano dietro le quinte ci hanno permesso di vivere
questo grande sogno. Un sogno iniziato ad agosto, o meglio a gennaio quando dopo un
dicembre nero tutto sembrava finito, ma poi quella vittoria a Venezia e la domenica dopo
quella in casa con il Livorno, fino a vincerne 7 di fila (scusatemi se sbaglio) poi quando
siamo arrivati sul più bello è arrivato un inaspettato calo, soprattutto il pareggio con
l'Ascoli e la sconfitta col Bari, per non parlare di Cagliari e Lecce, hanno rimesso in
discussione una promozione che fino a quel momento sembrava scontata, fino ad arrivare
alla gara contro il Venezia e a quel miracoloso gol al 94° che tanto ci ha ricordato
quello di Ventura. E per finire Livorno
l'esodo biancorosso per una grande sbornia di
felicità. Adesso è giunto il momento dei ringraziamenti, ma prima che tutti si prendano
i giusti e guadagnati meriti, voglio ringraziare quelli che non hanno mai mollato, quello
zoccolo duro di 3.000 persone che hanno lottato contro tutti i ladroni che sono passati da
queste parti, a chi a girato l'Italia solo per la maglia e l'onore della propria città.
Questa è la vittoria di una città, di una provincia e visto che ormai l'Ancona la tifano
anche in altre provincie di una regione. Questa è la vittoria dei 20.000 dell'incontro
contro il Venezia e dei 8.000 che sono andati a Livorno. Ma non dimentichiamoci mai di chi
ha visto la "morte calcistica" in faccia. Grazie a tutti!! |
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| di Mario Cori La
seconda serie A dell'Ancona arriva alle 22,17. Bertini non ne può più e fischia la fine.
Non si può più giocare e allora tutti a casa. Almeno diecimila sono in campo a far festa
sui due fronti. Si urla «Serie A, Igor Protti». Anconetani e livornesi si abbracciano.
Ma la festa è soprattutto dell'Ancona. E' la sua grande notte. Riconquista dopo 11 anni
la serie A. Entrata in campo in clima surreale, con marcette, premiazioni, applausi, urla,
cori, sventolio di bandiere e brividi inevitabili. Per schiene di tutti i tipi. E' anche
la notte degli addii, ma si comincia alla luce del sole e sotto i riflettori. Surreale
l'atmosfera, davvero. Protti ha le lacrime agli occhi, Donadoni si commuove, l'Ancona, beh
l'Ancona si ritrova la spinta di ottomila tifosi, mica pochi. Non saranno quelli di
Bologna di undici anni fa, ma sono tanti davvero. Un concetto viene messo subito in
chiaro: è partita vera. Trema l'Ancona (7'): parte Protti, palla in mezzo per il
contropiede di Danilevicius, che coglie la difesa dorica sbilanciata e fila verso Scarpi
che esce. Palo pieno. Mamma mia che paura. Riparte l'Ancona, che pare manoviera. Da
Schenardi (8') in mezzo a Ganz che si allarga sul limite ma spara incredibilmente in bocca
una palla facile per Palmieri. E allora l'Ancona decide di calmare i ritmi (imprevisti) e
si mette a far giudiziosamente girare la palla. Ma il Livorno non ha alcuna intenzione di
farsi addormentare ed ogni tanto ha una scossa. Azione di Mezzanotti (18'), palla
all'indietro per Protti che tenta una perfida sventola a rientrare che impegna in angolo
Scarpi. Sul secondo corner consecutivo, testa di Melara e salva nell'area piccola
Maltagliati. E' una sofferenza per l'Ancona. Ora il Livorno ha la palla costantemente.
Angolo labronico (26'): testa di Doga, testa di Protti da un passo e palla fuori. Ahi,
ahi
Ecco l'Ancona finalmente con un fulminante contropiede di Daino sulla destra
(31'): travolge tutti, palla in mezzo per Ganz che perde il tempo e si fa rubare il tempo
da Vanigli. L'Ancona chiede il rigore, ma le immagini tivù negano che ci sia. La partita
vive a strappi, tra le accelerazioni labroniche e la profondità cercata dall'Ancona con
palle lunghe. Ecco che parte Russo (40'), converge, crossa dall'altra parte per Schenardi
che fa esplodere un destro al volo su cui si oppone Palmieri. Sull'angolo svetta poi la
testa di Graffiedi, che sfiora l'incrocio. Si infiamma di nuovo il tifo biancorosso. Il
momentaccio pare passato. Adesso lo 0-0 con cui si va al riposo non fa una grinza. Forza,
c'è da resistere un tempo. E' spumeggiante invece l'avvio della ripresa. Su un fronte e
sull'altro. Maini (3') smarca Graffiedi sulla sinistra, girata sull'esterno della rete.
Contropiede di Protti e pallonetto di poco alto. Ed ancora (4') percussione dello
scatenato Schenardi sulla destra e palla in mezzo per Ganz che arriva in ritardo e tocca
fuori. Ma il gol
storico è in arrivo (5'). Daino si ritrova da Mazini una palla
d'oro in mezzo all'area, un rimpallo lo aiuta e lui scarica dentro. La panchina dorica è
tiutta a metà campo in un attimo, Daino corre sino sotto la curva dall'altra parte.
Proprio quando pareggia l'Ascoli con la Triestina. Serie A teoricamente sotto chiave,
mentre i tifosi biancorossi cominciano ad andar via di testa
Ma la notte è ancora
lunga. E difatti Igor Protti non si dà pace. Sente che ad Ascoli Fava ha fatto un gol e
non ci sta. Prima (25') impegna da lontano Scarpi, che respinge. Poi (26') colpisce.
Riceve una palla sulla destra, si allarga e firma un pallonetto da favola che supera
Scarpi e lo beffa. Palla in ricaduta sul palo e poi dentro. Tutto lo stadio ai piedi di
Protti, anche la frangia anconetana. La serie A ancora è in cassaforte, con al Triestina
che pareggia. Tutti contenti e stadio in festa. Parte la hola, che coinvolge le due
tifoserie in un solo abbraccio. In questa bolgia finale reciproca Budan (al posto di Ganz)
riesce anche a mangiarsi una palla d'oro in contropiede (29') allargandosi troppo. Ma che
importa, ormai? Adesso la partita è finita davvero. Ma la battaglia c'è stata per per
un'ora ed un quarto. Non con il sangue negli occhi, ma sicuramente come si conviene in una
partita vera, in cui l'Ancona riesce anche a tremare davanti al Grande Traguardo. Al 40'
tutti in campo, nonostante l'invito dell'altoparlante. I tifosi biancorossi e labronici
circondano il rettangolo. Partita sospesa per un po'. Russo e Protti, i capitani si
scalmano per respingere le orde di tifosi. Poi quando esce Protti è il marasma completo.
Ma poi il gioco riprende ed è festa grande. Tutto regolare? Ma sì. Scene viste mille
volte.
di Lorenzo Moroni
La A non è più un miraggio ma una realtà che si materializza nella notte calda e un
po' surreale di Livorno. Quando l'arbitro Bertini dice che può bastare e i brividi
diventano lacrime di gioia, con la tensione che si stempera all'improvviso trasformandosi
in tripudio. Quello biancorosso, sugli spalti e in campo. Ancor prima della fine. Con i
tifosi dell'Ancona e del Livorno che «invadono» il terreno di gioco quando mancano due
minuti. Ma l'Ancona è già nel calcio che conta. Ha trovato quel tesoro cercato per mesi,
partita dopo partita. Un tesoro ora da accarezzare e conservare il più possibile. Livorno
come Bologna. Serie A.
Impazzisce di gioia Gigi Simoni, il mister con la M maiuscola. Fa festa il patron Ermanno
Pieroni. Esultano i ragazzi, protagonisti di una lunga cavalcata giunta al traguardo solo
all'ultima curva. Esplodono gli ottomila tifosi biancorossi arrivati al Picchi con 65
pullman e un'unica speranza. Livorno, assopita e accaldata con la colonnina di mercurio
sopra i 30 gradi alle due di pomeriggio, ha accolto con un po' di indifferenza il popolo
biancorosso ma alla fine lo ha applaudito. Diecimila tifosi in campo a cantare «Ce ne
andiamo in serie A» e «La regina delle Marche siamo noi». Nel segno dell'amicizia e
della festa: quella per la promozione conquistata da una parte e quella per il mito
amaranto Igor Protti deciso ad appendere le scarpette al chiodo. Un sabato sera
indimenticabile. La curva sud, già un'ora prima dell'inizio, è un affresco biancorosso.
Decine e decine gli striscioni appesi in curva. C'è persino un «Ancona nel cuore, Jesi
presente». Da non crederci. Gigi Simoni osserva il riscaldamento dei suoi ragazzi e trova
il tempo per salutare anche vecchi amici a bordo campo. Quasi incredibile, qua a Livorno,
per un pisano d'adozione come lui. Abbraccia «Bimbi», nel '70 suo allenatore quando il
tecnico di Crevalcore giocava nel Genoa con Maselli e Perotti. «E pensare che Gigi diceva
di non voler allenare» sorride «Bimbi», un mito da queste parti. La signora Monica,
ovvero lady Simoni, vestita di bianco, va a salutare il marito. I tifosi labronici,
invece, premiano Protti per i suoi quattro anni in maglia amaranto. L'inizio della gara si
avvicina. Il messaggio della sud è uno solo, scritto sullo striscione che si alza in
mezzo al popolo dell'Ancona quando le squadre entrano in campo: «Conquistala per noi».
Non c'è bisogno di specificare che cosa. La curva sud canta, a più non posso. Un
incitamento costante per i ragazzi di Simoni. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 e con
tanta sofferenza. Si ricomincia. Sventolano a centinaia le bandiere biancorosse della sud.
Igor Protti cerca il gol. Lo vuole, la classifica cannonieri deve essere sua. Sfiora la
rete e per il popolo biancorosso le palpitazioni salgono. Ganz prova a rispondere.
Sbaglia. Segna Daino, proprio mentre al Del Duca pareggia l'Ascoli. Esplode la sud del
Picchi con il difensore goleador che va a prendersi il meritato abbraccio. Passano i
minuti, si avvicina la A. Il miraggio di mesi adesso è un'isola dei sogni che si
intravede all'orizzonte. Ma quella vecchia volpe di Protti mette la zampata con un
pallonetto delizioso che dà il pari al Livorno e fa schizzare di gioia il Picchi
amaranto. Mancano venti minuti, c'è ancora da soffrire. Ma la festa è già cominciata.
Tutto lo stadio fa la 'ola'. L'Ancona è in serie A.
di Matteo Massi
Il settebello gli è riuscito. Gigi Simoni dieci anni dopo l'ultima promozione in A con
la Cremonese torna nella massima serie dalla porta principale. Lo fa con l'Ancona. Ed è
la sua settima promozione in carriera. E' un Simoni bagnato, quello che ci accoglie negli
spogliatoi. Pacche sulle spalle, strette di mano e tanti complimenti per un signore del
calcio. Sono sette dunque mister? «Già. Ce l'abbiamo fatta esordisce .
Adesso posso dirlo: questa è la promozione più bella della mia carriera. Si dice sempre
che lo sia l'ultima e questa che ho conquistato con l'Ancona lo è davvero. E' tutto
fantastico». Una dedica? «A chi mi è stato sempre vicino in questo anno. Questa
promozione la dedico a mia moglie Monica ed a mio figlio Leonardo». Non si era detto
forse che la A era l'obiettivo da raggiungere in due anni
«Sì, l'avevamo detto ad
inizio stagione. Poi le cose sono un po' cambiate. La squadra ha cominciato a far bene in
Coppa Italia ed anche nelle prime apparizioni di campionato ed allora abbiamo cominciato a
pensarci alla A». Quando c'è stata la svolta? «Quelle sei vittorie di fila sono state
fondamentali. Ci hanno spinto in cima alla classifica e da quel giorno siamo rimasti
sempre nelle prime posizioni. Abbiamo tirato la volata, incontrando qualche intoppo alla
fine con la sconfitta interna con il Bari, ma questa squadra ha dimostrato ampiamente di
meritarsi la promozione. Non ci ha regalato niente nessuno e siamo arrivati fino a questo
punto con le nostre forze». Il momento più difficile invece? «Non abbiamo fatto un buon
mese di dicembre, ma siamo stati bravi a riprenderci nelle settimane successive. La
squadra ha reagito e si è portato meritatamente nelle prime posizioni». Il nome di un
protagonista di questa indimenticabile annata? «Non ho dubbi: Ermanno Pieroni. Lo
ringrazio, perché ha avuto fiducia in me e l'ha dimostrato sin dal primo giorno. E' stato
tutto bellissimo». Due parole però sull'ultimo atto della stagione le spendiamo? «Nel
primo tempo abbiamo corso qualche pericolo, ma abbiamo creato anche qualche occasione da
gol, che non siamo riusciti a sfruttare. Poi siamo passati in vantaggio praticamente
subito nella ripresa. Poi è arrivato il gol di Protti e poco più tardi abbiamo avuto
l'occasione per raddoppiare con Budan. Da quel momento fino alla fine azioni salienti non
ce ne sono state». Il futuro di Simoni? «Lo sapete: ho un altro anno di contratto con
l'Ancona». Poi Simoni saluta tutti, ancora strette di mano, pacche sulle spalle e corre
via per abbracciare sua moglie.
di Stefano Rispoli
Metà dello stadio livornese colorata di biancorosso, un tifo
incredibile che non ha mai smesso di incitare i dorici Esplode la gioia alla rete di
Daino, poi tributo al bomber di casa Protti E al fischio finale di Bertini l'apoteosi
L'incontenibile entusiasmo dei tifosi anconetani al
"Picchi"
Ottomila volte "serie A!" E alla fine... un boato.
E' serie A. Undici anni dopo. Sembra di riviverli quei momenti: 7 giugno '92, l'Ancona di
Guerini strappa un punto a Bologna e... viene giù il Dall'Ara. 7 giugno '03: l'Ancona
acciuffa la serie A per i capelli, all'ultima giornata, dopo aver (colpevolmente) rinviato
più volte l'appuntamento. Un primo tempo con qualche sofferenza: il palo di Danilevicius,
il tiro cross di Protti. Mamma mia, che bello soffrire così. Il preludio al paradiso:
arriva con il gol di Daino, c'è spazio anche per Protti nella ripresa. Tutto giusto,
strameritata passerella.Ora toccherà all'Inter, al Milan, alla Juve smorzare (o
rinvigorire?) l'entusiasmo di una città che si sente finalmente invincibile. Scene come
quelle viste nella Sud dello stadio di Livorno non ce le ricordavamo da tempo. Gente che
canta, che ride, che salta, che piange per la goia, per l'emozione accumulata nell'arco di
38 settimane, per quel groppo che da un decennio, cioè dall'ultima serie A, si portava in
gola, senza mai riuscire a liberarsene. Già, perché è stata troppo fugace,
inconsistente, volatile quella disgraziata annata nella massima serie: un'Ancona mai
protagonista, se non in rari momenti d'orgoglio, come nell'indimenticabile 3-0 rifilato
all'Inter. Rari, appunto. La retrocessione arrivò in anticipo, inesorabile, a sciupare un
patrimonio che l'Ancona impiegò quasi novant'anni a costruire. Ora, tutto d'un colpo, la
città è tornata in possesso di quell'immensa dote: e tutti gli anconetani si aspettano
che, stavolta, venga gestita con più oculatezza. "Portaci in Europa" già
cantava qualcuno al "Picchi", ieri sera, inebriato dal coinvolgente entusiasmo
della A e degli oltre ottomila che hanno invaso Livorno. Un esodo senza paragoni, degna
cornice per una delle partite più importanti della storia biancorossa. Finalmente ha
trionfato il lato più bello del calcio, quello capace di mettere in moto una macchina
organizzativa eccezionale, decine di pullman, centinaia di famiglie, migliaia di anime
stra-contente di sobbarcarsi tutti quei chilometri, pur di partecipare all'appuntamento
con la Storia. Uno stadio interamente biancorosso, roba che negli ultimi anni abbiamo
visto raramente. Roba da far accaponare la pelle a chi segue l'Ancona da decenni e
spettacoli di questo genere... se l'è potuti soltanto sognare. Ricordate ancora le
trasferte a Sora, Marsala, Tortona, Cento, Bergamo (con la Virescit), Ospitaletto... e chi
più ne ha (ce ne sono tante) più ne metta? Ebbene, questa promozione è dedicata a loro,
ai fedelissimi, che hanno fatto di tutto nei decenni pur di rappresentare la vecchia
Anconitana anche nel più sperduto paesino dell'Italia. Ma è dedicata anche a chi si è
innamorato dei dorici soltanto quest'anno, trasportato dall'entusiasmo generale di cui la
bolgia di Livorno è stata l'estrema rappresentazione. E questa serie A è dedicata anche
a chi ha atteso secoli pur di vedere un giorno Ancona-Milan e, purtroppo, non la vedrà,
perlomeno al "Del Conero". A chi, come Ambretta Veroli, Paolo Clementi, Edy
Veresani, Angelo Ciucci e tanti tanti altri tifosi indimenticabili, non ha smesso mai
nemmeno un secondo di cantare, incitare, amare questi colori, neanche da lassù. Dove,
grazie a loro, quella malattia inguaribile che è la passione per l'Ancona avrà
contagiato, ne siamo certi, mezzo Paradiso.
di Luca Frezzotti
"Gigissimo" ha conquistato la settima promozione in A
Un uomo tanto modesto quanto bravo che ha fatto innamorare i tifosi. Era finito in Bulgaria, è risorto con l'Ancona. L'uomo venuto dall'Est. Gigi Simoni, l'uomo perbene che ha stregato
Ancona e non solo per la promozione in A. Il trainer di Crevalcore è stato subito amato
dagli sportivi anconetani che lo hanno accolto con incredibile calore. Quel 6 luglio, il
giorno del suo battesimo in biancorosso, più di trecento tifosi gremirono la sala
conferenze dell'Hotel Jolly dove Simoni entrò in punta di piedi come se stesse andando ad
una normale riunione di lavoro. Pacato, sereno ma incredibilmente emozionato di fronte a
tutti quei tifosi che lo avrebbero ascoltato all'infinito.Simoni con la stessa
tranquillità spiegò la sua felicità nel sentire tanto sostegno intorno ma chiuse la sua
presentazione con una frase simbolo di una carriera segnata anche da alcune 'scottature'.
"Chissà se ci sarà tutto questo calore anche più avanti.". E' evidente. I
risultati condizionano gli umori della piazza che ci mette sempre poco a cambiare idea.
Eppure siamo convinti che l'ex mister interista avrebbe incontrato la simpatia e la stima
dei tifosi e degli sportivi anconetani anche se le cose fossero andate in maniera diversa.
L'affetto verso Simoni è nato spontaneamente non solo per la bravura e per i risultati
ottenuti nell'arco di una fulgida carriera ma soprattutto per la sua umanità.
L'attaccamento dimostrato nei confronti della città, in cui il mister si è trovato a
proprio agio, ha fatto il resto per questo 'matrimonio felice'. Simoni ama la provincia
una dimensione che non ha mai abbandonato anche quando è stato nelle grandi città. A
Milano, tanto per fare un esempio, andava all'allenamento in metropolitana perché era.
più comodo mentre i suoi giocatori arrivavano con i 'macchinoni'. Insomma Ancona è fatta
per Simoni che ha subito amato i luoghi più suggestivi dei dintorni come Portonovo e
Pietralacroce, la zona in cui il mister ha preso casa. "Ancona mi piace - ha sempre
detto l'allenatore - mi trovo bene qua da voi". E crediamo che sia stato così anche
per la sua compagna Monica ed il piccolo Leo che sono stati accanto a Gigi per tutta la
stagione. Pochi per la verità i momenti di difficoltà del trainer di Crevalcore vissuti
tutti in serenità anche nei rapporti con i tifosi. Ricordiamo un paio di incontri
civilissimi in concomitanza con alcuni momenti di impasse della squadra. Un lungo
colloquio sotto la curva del vecchio Dorico, una chiacchierata praticamente tra amici al
'Conero' ed una vera e propria invasione festosa ad Osimo Stazione prima del derby con
l'Ascoli. Sia nei momenti di grande euforia che in quelli di appannamento della squadra
Simoni si è sempre confrontato in tutta trasparenza e sempre con grande pacatezza. Stesso
discorso con gli sportivi che tante volte per strada lo hanno riconosciuto e fermato per
un autografo, una stretta di mano o solo per uno scambio di battute. Simoni ha sempre
risposto con il sorriso sulla bocca senza falsità e con cordialità costante quasi fosse
un anconetano (e Gigi la cittadinanza onoraria la meriterebbe). Non dimentichiamo
ovviamente il lato tecnico della sua stagione in biancorosso. Un'annata di rilancio per
Simoni, reduce da una stagione non troppo fortunata in Bulgaria, che si è subito
riscattato conquistando la sua settima promozione in serie A (le altre ottenute con Genoa,
Brescia, ancora Genoa, due volte con il Pisa ed una con la Cremonese). L'anno di Ancona è
stato anche quello delle sue 1000 panchine un traguardo che pochi allenatori raggiungono e
che Simoni ha tagliato in occasione del derby con l'Ascoli al 'Conero'. Tanti obiettivi
raggiunti dunque per il Gigi di Crevalcore che ha guidato l'Ancona senza pecche riuscendo
ad avere il polso della situazione ed a cambiare quando le cose non andavano bene.
Ricordiamo la 'Rivoluzione di Lecce' a dicembre. Decisivo il ricambio di uomini e quelle
modifiche tattiche che hanno portato l'Ancona ad un 2003 tutto al vertice. Solo nel finale
di torneo una leggera flessione da parte della squadra ma Simoni con un doppio cambio in
attacco nel successo sul Genoa (ricorderete l'avvicendamento della coppia Ganz-Graffiedi
con Budan-Robbiati) è riuscito a dare un'ulteriore sferzata indispensabile alla squadra
nello sprint finale per la serie A. Dopo quella vittoria tutto, o quasi, in discesa per
l'Ancona fino alla apoteosi per la A firmata a lettere cubitali 'Gigi Simoni'.
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