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di Andrea Principi

Ha segnato un gol in tutta la stagione, il gol più importante dell'annata, quello che ha portato l'Ancona in serie A. Daniele Daino ha fatto esplodere ed esultare ottomila tifosi dorici al «Picchi», i quasi altrettanti al Dorico davanti al megaschermo e tutti gli altri piazzati davanti alla tivù a sudare freddo collegati a Stream. E' una questione di freddezza, Dainele Daino l'ha avuta e questo gol arriva a coronamento di una grande stagione giocata dal difensore biancorosso.

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Una questione di freddezza, dicevamo. Quella che non ha avuto Ganz nonostante le sue molte primavere e quel popò di carriera che si ritrova. Maurizio ha avuto la palla buona una, due, tre, quattro e più volte, ma non era serata. La tensione gli ha giocato un brutto scherzo. Ci sono voluti i nervi saldi di questo ragazzetto, che entrando in diagonale in area su suggerimento di Maini non ha avuto esitazioni ed ha sparato nell'angolo opposto. Bravo Daino, che per tutto l'anno ha dichiarato che questa doveva essere la stagione del suo lancio definitivo e ci ha indovinato, è andata come diceva lui. E' stato determinante a partire dalla metà del girone di andata, dopo un inizio in sordina a livello di presenze.
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Si è distinto per la sua capacità in copertura, ma soprattutto per la spinta che è sempre riuscito a fornire sulla fascia destra in tandem con quel forsennato di Schenardi. Non bisogna dire che non ci aveva provato in altre occasioni. Lui ci aveva provato eccome, ma non era mai riuscito ad inquadrare la porta. Il destino ha voluto che ci sia riuscito proprio stavolta consegnando la serie A all'Ancona. Il popolo biancorosso può esultare, al «Picchi» anche un finale da brivido per l'invasione di campo anticipata, con tutti i giocatori a scappare negli spogliatoi come… daini.
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di Maurizio Ghergo

Finisce nei migliori dei modi un'avventura iniziata qualche anno fa, precisamente quando La Grotteria, ad una decina di minuti dalla fine, realizza il gol vittoria contro il Foggia. Poi Perugia e quel pareggio che vale una vittoria, anzi forse di più. A susseguirsi due campionati di B giocati fra luci ed ombre fino ad arrivare al presente che si chiama Gigi Simoni, o se vogliamo Ganz Schenardi e Maltagliati, ma a dire il vero tutti sono protagonisti quando si ottengono grandi risultati. Ruberò qualche riga per dire cose fin troppo scontate, ma per questo sogno dobbiamo ringraziare anche chi non ha giocato, e magari lo meritava anche ma si è messo a disposizione del mister con umiltà e professionismo, ma anche del dottore sempre disponibile ad ogni esigenza dei giocatori magari anche un po' frignoni, al custode del campo che fa trovare sempre tutto in ordine e fa allenare la squadra in tranquillità, magari tante volte esaudendo i capricci dei più viziati. Lo so, forse sono solo frasi di routine ma ha me piace sottolinearle, perché alla fine anche quelle persone che lavorano dietro le quinte ci hanno permesso di vivere questo grande sogno. Un sogno iniziato ad agosto, o meglio a gennaio quando dopo un dicembre nero tutto sembrava finito, ma poi quella vittoria a Venezia e la domenica dopo quella in casa con il Livorno, fino a vincerne 7 di fila (scusatemi se sbaglio) poi quando siamo arrivati sul più bello è arrivato un inaspettato calo, soprattutto il pareggio con l'Ascoli e la sconfitta col Bari, per non parlare di Cagliari e Lecce, hanno rimesso in discussione una promozione che fino a quel momento sembrava scontata, fino ad arrivare alla gara contro il Venezia e a quel miracoloso gol al 94° che tanto ci ha ricordato quello di Ventura. E per finire Livorno…l'esodo biancorosso per una grande sbornia di felicità. Adesso è giunto il momento dei ringraziamenti, ma prima che tutti si prendano i giusti e guadagnati meriti, voglio ringraziare quelli che non hanno mai mollato, quello zoccolo duro di 3.000 persone che hanno lottato contro tutti i ladroni che sono passati da queste parti, a chi a girato l'Italia solo per la maglia e l'onore della propria città. Questa è la vittoria di una città, di una provincia e visto che ormai l'Ancona la tifano anche in altre provincie di una regione. Questa è la vittoria dei 20.000 dell'incontro contro il Venezia e dei 8.000 che sono andati a Livorno. Ma non dimentichiamoci mai di chi ha visto la "morte calcistica" in faccia. Grazie a tutti!!

La partita raccontata in dialetto anconetano.
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di Mario Cori

La seconda serie A dell'Ancona arriva alle 22,17. Bertini non ne può più e fischia la fine. Non si può più giocare e allora tutti a casa. Almeno diecimila sono in campo a far festa sui due fronti. Si urla «Serie A, Igor Protti». Anconetani e livornesi si abbracciano. Ma la festa è soprattutto dell'Ancona. E' la sua grande notte. Riconquista dopo 11 anni la serie A. Entrata in campo in clima surreale, con marcette, premiazioni, applausi, urla, cori, sventolio di bandiere e brividi inevitabili. Per schiene di tutti i tipi. E' anche la notte degli addii, ma si comincia alla luce del sole e sotto i riflettori. Surreale l'atmosfera, davvero. Protti ha le lacrime agli occhi, Donadoni si commuove, l'Ancona, beh l'Ancona si ritrova la spinta di ottomila tifosi, mica pochi. Non saranno quelli di Bologna di undici anni fa, ma sono tanti davvero. Un concetto viene messo subito in chiaro: è partita vera. Trema l'Ancona (7'): parte Protti, palla in mezzo per il contropiede di Danilevicius, che coglie la difesa dorica sbilanciata e fila verso Scarpi che esce. Palo pieno. Mamma mia che paura. Riparte l'Ancona, che pare manoviera. Da Schenardi (8') in mezzo a Ganz che si allarga sul limite ma spara incredibilmente in bocca una palla facile per Palmieri. E allora l'Ancona decide di calmare i ritmi (imprevisti) e si mette a far giudiziosamente girare la palla. Ma il Livorno non ha alcuna intenzione di farsi addormentare ed ogni tanto ha una scossa. Azione di Mezzanotti (18'), palla all'indietro per Protti che tenta una perfida sventola a rientrare che impegna in angolo Scarpi. Sul secondo corner consecutivo, testa di Melara e salva nell'area piccola Maltagliati. E' una sofferenza per l'Ancona. Ora il Livorno ha la palla costantemente. Angolo labronico (26'): testa di Doga, testa di Protti da un passo e palla fuori. Ahi, ahi… Ecco l'Ancona finalmente con un fulminante contropiede di Daino sulla destra (31'): travolge tutti, palla in mezzo per Ganz che perde il tempo e si fa rubare il tempo da Vanigli. L'Ancona chiede il rigore, ma le immagini tivù negano che ci sia. La partita vive a strappi, tra le accelerazioni labroniche e la profondità cercata dall'Ancona con palle lunghe. Ecco che parte Russo (40'), converge, crossa dall'altra parte per Schenardi che fa esplodere un destro al volo su cui si oppone Palmieri. Sull'angolo svetta poi la testa di Graffiedi, che sfiora l'incrocio. Si infiamma di nuovo il tifo biancorosso. Il momentaccio pare passato. Adesso lo 0-0 con cui si va al riposo non fa una grinza. Forza, c'è da resistere un tempo. E' spumeggiante invece l'avvio della ripresa. Su un fronte e sull'altro. Maini (3') smarca Graffiedi sulla sinistra, girata sull'esterno della rete. Contropiede di Protti e pallonetto di poco alto. Ed ancora (4') percussione dello scatenato Schenardi sulla destra e palla in mezzo per Ganz che arriva in ritardo e tocca fuori. Ma il gol… storico è in arrivo (5'). Daino si ritrova da Mazini una palla d'oro in mezzo all'area, un rimpallo lo aiuta e lui scarica dentro. La panchina dorica è tiutta a metà campo in un attimo, Daino corre sino sotto la curva dall'altra parte. Proprio quando pareggia l'Ascoli con la Triestina. Serie A teoricamente sotto chiave, mentre i tifosi biancorossi cominciano ad andar via di testa… Ma la notte è ancora lunga. E difatti Igor Protti non si dà pace. Sente che ad Ascoli Fava ha fatto un gol e non ci sta. Prima (25') impegna da lontano Scarpi, che respinge. Poi (26') colpisce. Riceve una palla sulla destra, si allarga e firma un pallonetto da favola che supera Scarpi e lo beffa. Palla in ricaduta sul palo e poi dentro. Tutto lo stadio ai piedi di Protti, anche la frangia anconetana. La serie A ancora è in cassaforte, con al Triestina che pareggia. Tutti contenti e stadio in festa. Parte la hola, che coinvolge le due tifoserie in un solo abbraccio. In questa bolgia finale reciproca Budan (al posto di Ganz) riesce anche a mangiarsi una palla d'oro in contropiede (29') allargandosi troppo. Ma che importa, ormai? Adesso la partita è finita davvero. Ma la battaglia c'è stata per per un'ora ed un quarto. Non con il sangue negli occhi, ma sicuramente come si conviene in una partita vera, in cui l'Ancona riesce anche a tremare davanti al Grande Traguardo. Al 40' tutti in campo, nonostante l'invito dell'altoparlante. I tifosi biancorossi e labronici circondano il rettangolo. Partita sospesa per un po'. Russo e Protti, i capitani si scalmano per respingere le orde di tifosi. Poi quando esce Protti è il marasma completo. Ma poi il gioco riprende ed è festa grande. Tutto regolare? Ma sì. Scene viste mille volte.


di Lorenzo Moroni

La A non è più un miraggio ma una realtà che si materializza nella notte calda e un po' surreale di Livorno. Quando l'arbitro Bertini dice che può bastare e i brividi diventano lacrime di gioia, con la tensione che si stempera all'improvviso trasformandosi in tripudio. Quello biancorosso, sugli spalti e in campo. Ancor prima della fine. Con i tifosi dell'Ancona e del Livorno che «invadono» il terreno di gioco quando mancano due minuti. Ma l'Ancona è già nel calcio che conta. Ha trovato quel tesoro cercato per mesi, partita dopo partita. Un tesoro ora da accarezzare e conservare il più possibile. Livorno come Bologna. Serie A.
Impazzisce di gioia Gigi Simoni, il mister con la M maiuscola. Fa festa il patron Ermanno Pieroni. Esultano i ragazzi, protagonisti di una lunga cavalcata giunta al traguardo solo all'ultima curva. Esplodono gli ottomila tifosi biancorossi arrivati al Picchi con 65 pullman e un'unica speranza. Livorno, assopita e accaldata con la colonnina di mercurio sopra i 30 gradi alle due di pomeriggio, ha accolto con un po' di indifferenza il popolo biancorosso ma alla fine lo ha applaudito. Diecimila tifosi in campo a cantare «Ce ne andiamo in serie A» e «La regina delle Marche siamo noi». Nel segno dell'amicizia e della festa: quella per la promozione conquistata da una parte e quella per il mito amaranto Igor Protti deciso ad appendere le scarpette al chiodo. Un sabato sera indimenticabile. La curva sud, già un'ora prima dell'inizio, è un affresco biancorosso. Decine e decine gli striscioni appesi in curva. C'è persino un «Ancona nel cuore, Jesi presente». Da non crederci. Gigi Simoni osserva il riscaldamento dei suoi ragazzi e trova il tempo per salutare anche vecchi amici a bordo campo. Quasi incredibile, qua a Livorno, per un pisano d'adozione come lui. Abbraccia «Bimbi», nel '70 suo allenatore quando il tecnico di Crevalcore giocava nel Genoa con Maselli e Perotti. «E pensare che Gigi diceva di non voler allenare» sorride «Bimbi», un mito da queste parti. La signora Monica, ovvero lady Simoni, vestita di bianco, va a salutare il marito. I tifosi labronici, invece, premiano Protti per i suoi quattro anni in maglia amaranto. L'inizio della gara si avvicina. Il messaggio della sud è uno solo, scritto sullo striscione che si alza in mezzo al popolo dell'Ancona quando le squadre entrano in campo: «Conquistala per noi». Non c'è bisogno di specificare che cosa. La curva sud canta, a più non posso. Un incitamento costante per i ragazzi di Simoni. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 e con tanta sofferenza. Si ricomincia. Sventolano a centinaia le bandiere biancorosse della sud. Igor Protti cerca il gol. Lo vuole, la classifica cannonieri deve essere sua. Sfiora la rete e per il popolo biancorosso le palpitazioni salgono. Ganz prova a rispondere. Sbaglia. Segna Daino, proprio mentre al Del Duca pareggia l'Ascoli. Esplode la sud del Picchi con il difensore goleador che va a prendersi il meritato abbraccio. Passano i minuti, si avvicina la A. Il miraggio di mesi adesso è un'isola dei sogni che si intravede all'orizzonte. Ma quella vecchia volpe di Protti mette la zampata con un pallonetto delizioso che dà il pari al Livorno e fa schizzare di gioia il Picchi amaranto. Mancano venti minuti, c'è ancora da soffrire. Ma la festa è già cominciata. Tutto lo stadio fa la 'ola'. L'Ancona è in serie A.


di Matteo Massi

Il settebello gli è riuscito. Gigi Simoni dieci anni dopo l'ultima promozione in A con la Cremonese torna nella massima serie dalla porta principale. Lo fa con l'Ancona. Ed è la sua settima promozione in carriera. E' un Simoni bagnato, quello che ci accoglie negli spogliatoi. Pacche sulle spalle, strette di mano e tanti complimenti per un signore del calcio. Sono sette dunque mister? «Già. Ce l'abbiamo fatta — esordisce —. Adesso posso dirlo: questa è la promozione più bella della mia carriera. Si dice sempre che lo sia l'ultima e questa che ho conquistato con l'Ancona lo è davvero. E' tutto fantastico». Una dedica? «A chi mi è stato sempre vicino in questo anno. Questa promozione la dedico a mia moglie Monica ed a mio figlio Leonardo». Non si era detto forse che la A era l'obiettivo da raggiungere in due anni… «Sì, l'avevamo detto ad inizio stagione. Poi le cose sono un po' cambiate. La squadra ha cominciato a far bene in Coppa Italia ed anche nelle prime apparizioni di campionato ed allora abbiamo cominciato a pensarci alla A». Quando c'è stata la svolta? «Quelle sei vittorie di fila sono state fondamentali. Ci hanno spinto in cima alla classifica e da quel giorno siamo rimasti sempre nelle prime posizioni. Abbiamo tirato la volata, incontrando qualche intoppo alla fine con la sconfitta interna con il Bari, ma questa squadra ha dimostrato ampiamente di meritarsi la promozione. Non ci ha regalato niente nessuno e siamo arrivati fino a questo punto con le nostre forze». Il momento più difficile invece? «Non abbiamo fatto un buon mese di dicembre, ma siamo stati bravi a riprenderci nelle settimane successive. La squadra ha reagito e si è portato meritatamente nelle prime posizioni». Il nome di un protagonista di questa indimenticabile annata? «Non ho dubbi: Ermanno Pieroni. Lo ringrazio, perché ha avuto fiducia in me e l'ha dimostrato sin dal primo giorno. E' stato tutto bellissimo». Due parole però sull'ultimo atto della stagione le spendiamo? «Nel primo tempo abbiamo corso qualche pericolo, ma abbiamo creato anche qualche occasione da gol, che non siamo riusciti a sfruttare. Poi siamo passati in vantaggio praticamente subito nella ripresa. Poi è arrivato il gol di Protti e poco più tardi abbiamo avuto l'occasione per raddoppiare con Budan. Da quel momento fino alla fine azioni salienti non ce ne sono state». Il futuro di Simoni? «Lo sapete: ho un altro anno di contratto con l'Ancona». Poi Simoni saluta tutti, ancora strette di mano, pacche sulle spalle e corre via per abbracciare sua moglie.


di Stefano Rispoli

Metà dello stadio livornese colorata di biancorosso, un tifo incredibile che non ha mai smesso di incitare i dorici Esplode la gioia alla rete di Daino, poi tributo al bomber di casa Protti E al fischio finale di Bertini l'apoteosi
L'incontenibile entusiasmo dei tifosi anconetani al "Picchi"
Ottomila volte "serie A!" E alla fine... un boato. E' serie A. Undici anni dopo. Sembra di riviverli quei momenti: 7 giugno '92, l'Ancona di Guerini strappa un punto a Bologna e... viene giù il Dall'Ara. 7 giugno '03: l'Ancona acciuffa la serie A per i capelli, all'ultima giornata, dopo aver (colpevolmente) rinviato più volte l'appuntamento. Un primo tempo con qualche sofferenza: il palo di Danilevicius, il tiro cross di Protti. Mamma mia, che bello soffrire così. Il preludio al paradiso: arriva con il gol di Daino, c'è spazio anche per Protti nella ripresa. Tutto giusto, strameritata passerella.Ora toccherà all'Inter, al Milan, alla Juve smorzare (o rinvigorire?) l'entusiasmo di una città che si sente finalmente invincibile. Scene come quelle viste nella Sud dello stadio di Livorno non ce le ricordavamo da tempo. Gente che canta, che ride, che salta, che piange per la goia, per l'emozione accumulata nell'arco di 38 settimane, per quel groppo che da un decennio, cioè dall'ultima serie A, si portava in gola, senza mai riuscire a liberarsene. Già, perché è stata troppo fugace, inconsistente, volatile quella disgraziata annata nella massima serie: un'Ancona mai protagonista, se non in rari momenti d'orgoglio, come nell'indimenticabile 3-0 rifilato all'Inter. Rari, appunto. La retrocessione arrivò in anticipo, inesorabile, a sciupare un patrimonio che l'Ancona impiegò quasi novant'anni a costruire. Ora, tutto d'un colpo, la città è tornata in possesso di quell'immensa dote: e tutti gli anconetani si aspettano che, stavolta, venga gestita con più oculatezza. "Portaci in Europa" già cantava qualcuno al "Picchi", ieri sera, inebriato dal coinvolgente entusiasmo della A e degli oltre ottomila che hanno invaso Livorno. Un esodo senza paragoni, degna cornice per una delle partite più importanti della storia biancorossa. Finalmente ha trionfato il lato più bello del calcio, quello capace di mettere in moto una macchina organizzativa eccezionale, decine di pullman, centinaia di famiglie, migliaia di anime stra-contente di sobbarcarsi tutti quei chilometri, pur di partecipare all'appuntamento con la Storia. Uno stadio interamente biancorosso, roba che negli ultimi anni abbiamo visto raramente. Roba da far accaponare la pelle a chi segue l'Ancona da decenni e spettacoli di questo genere... se l'è potuti soltanto sognare. Ricordate ancora le trasferte a Sora, Marsala, Tortona, Cento, Bergamo (con la Virescit), Ospitaletto... e chi più ne ha (ce ne sono tante) più ne metta? Ebbene, questa promozione è dedicata a loro, ai fedelissimi, che hanno fatto di tutto nei decenni pur di rappresentare la vecchia Anconitana anche nel più sperduto paesino dell'Italia. Ma è dedicata anche a chi si è innamorato dei dorici soltanto quest'anno, trasportato dall'entusiasmo generale di cui la bolgia di Livorno è stata l'estrema rappresentazione. E questa serie A è dedicata anche a chi ha atteso secoli pur di vedere un giorno Ancona-Milan e, purtroppo, non la vedrà, perlomeno al "Del Conero". A chi, come Ambretta Veroli, Paolo Clementi, Edy Veresani, Angelo Ciucci e tanti tanti altri tifosi indimenticabili, non ha smesso mai nemmeno un secondo di cantare, incitare, amare questi colori, neanche da lassù. Dove, grazie a loro, quella malattia inguaribile che è la passione per l'Ancona avrà contagiato, ne siamo certi, mezzo Paradiso.


di Luca Frezzotti

"Gigissimo" ha conquistato la settima promozione in A Un uomo tanto modesto quanto bravo che ha fatto innamorare i tifosi. Era finito in Bulgaria, è risorto con l'Ancona. L'uomo venuto dall'Est. Gigi Simoni, l'uomo perbene che ha stregato Ancona e non solo per la promozione in A. Il trainer di Crevalcore è stato subito amato dagli sportivi anconetani che lo hanno accolto con incredibile calore. Quel 6 luglio, il giorno del suo battesimo in biancorosso, più di trecento tifosi gremirono la sala conferenze dell'Hotel Jolly dove Simoni entrò in punta di piedi come se stesse andando ad una normale riunione di lavoro. Pacato, sereno ma incredibilmente emozionato di fronte a tutti quei tifosi che lo avrebbero ascoltato all'infinito.Simoni con la stessa tranquillità spiegò la sua felicità nel sentire tanto sostegno intorno ma chiuse la sua presentazione con una frase simbolo di una carriera segnata anche da alcune 'scottature'. "Chissà se ci sarà tutto questo calore anche più avanti.". E' evidente. I risultati condizionano gli umori della piazza che ci mette sempre poco a cambiare idea. Eppure siamo convinti che l'ex mister interista avrebbe incontrato la simpatia e la stima dei tifosi e degli sportivi anconetani anche se le cose fossero andate in maniera diversa. L'affetto verso Simoni è nato spontaneamente non solo per la bravura e per i risultati ottenuti nell'arco di una fulgida carriera ma soprattutto per la sua umanità. L'attaccamento dimostrato nei confronti della città, in cui il mister si è trovato a proprio agio, ha fatto il resto per questo 'matrimonio felice'. Simoni ama la provincia una dimensione che non ha mai abbandonato anche quando è stato nelle grandi città. A Milano, tanto per fare un esempio, andava all'allenamento in metropolitana perché era. più comodo mentre i suoi giocatori arrivavano con i 'macchinoni'. Insomma Ancona è fatta per Simoni che ha subito amato i luoghi più suggestivi dei dintorni come Portonovo e Pietralacroce, la zona in cui il mister ha preso casa. "Ancona mi piace - ha sempre detto l'allenatore - mi trovo bene qua da voi". E crediamo che sia stato così anche per la sua compagna Monica ed il piccolo Leo che sono stati accanto a Gigi per tutta la stagione. Pochi per la verità i momenti di difficoltà del trainer di Crevalcore vissuti tutti in serenità anche nei rapporti con i tifosi. Ricordiamo un paio di incontri civilissimi in concomitanza con alcuni momenti di impasse della squadra. Un lungo colloquio sotto la curva del vecchio Dorico, una chiacchierata praticamente tra amici al 'Conero' ed una vera e propria invasione festosa ad Osimo Stazione prima del derby con l'Ascoli. Sia nei momenti di grande euforia che in quelli di appannamento della squadra Simoni si è sempre confrontato in tutta trasparenza e sempre con grande pacatezza. Stesso discorso con gli sportivi che tante volte per strada lo hanno riconosciuto e fermato per un autografo, una stretta di mano o solo per uno scambio di battute. Simoni ha sempre risposto con il sorriso sulla bocca senza falsità e con cordialità costante quasi fosse un anconetano (e Gigi la cittadinanza onoraria la meriterebbe). Non dimentichiamo ovviamente il lato tecnico della sua stagione in biancorosso. Un'annata di rilancio per Simoni, reduce da una stagione non troppo fortunata in Bulgaria, che si è subito riscattato conquistando la sua settima promozione in serie A (le altre ottenute con Genoa, Brescia, ancora Genoa, due volte con il Pisa ed una con la Cremonese). L'anno di Ancona è stato anche quello delle sue 1000 panchine un traguardo che pochi allenatori raggiungono e che Simoni ha tagliato in occasione del derby con l'Ascoli al 'Conero'. Tanti obiettivi raggiunti dunque per il Gigi di Crevalcore che ha guidato l'Ancona senza pecche riuscendo ad avere il polso della situazione ed a cambiare quando le cose non andavano bene. Ricordiamo la 'Rivoluzione di Lecce' a dicembre. Decisivo il ricambio di uomini e quelle modifiche tattiche che hanno portato l'Ancona ad un 2003 tutto al vertice. Solo nel finale di torneo una leggera flessione da parte della squadra ma Simoni con un doppio cambio in attacco nel successo sul Genoa (ricorderete l'avvicendamento della coppia Ganz-Graffiedi con Budan-Robbiati) è riuscito a dare un'ulteriore sferzata indispensabile alla squadra nello sprint finale per la serie A. Dopo quella vittoria tutto, o quasi, in discesa per l'Ancona fino alla apoteosi per la A firmata a lettere cubitali 'Gigi Simoni'.

 

lux.58    

Il cammino dell'Ancona in Campionato