| di Guido Montanari La Provincia che non c'è, ...come Ancona.
Parafrasiamo una celebre canzone di
qualche anno fa, per mettere il dito nella piaga e andare a fondo di una questione che
negli ultimi giorni abbiamo spesso affrontato su queste pagine. LAncona prima in
classifica e che punta senza mezzi termini alla promozione in serie A, può funzionare da
volano per coinvolgere di più gli sportivi (e sono tanti) che abitano nel territorio
provinciale? Domanda legittima a nostro avviso, e anche importante per il futuro
dellAncona Calcio almeno per quanto riguarda la voce pubblico. Del resto
è impossibile pensare in grande (e andare in A significa pensare in "grande"
per una realtà come la nostra), senza un adeguato supporto di tifosi. Dopo la promozione
in B del 1988 e quella in A del 92 per la verità qualcosa si era mosso, erano nati
alcuni club e molti erano i simpatizzanti della provincia per i colori biancorossi: la
brevissima permanenza nélla massima serie, appena un anno, e le successive vicissitudini
subite dalla squadra (ricordiamo il baratro della C2) e dalla società (spesso
sullorlo del fallimento) hanno fatto sì che questo naturale processo
dintegrazione tra sostenitori anconetani e della provincia, sinterrompesse per
diversi anni. Adesso per fortuna sia sotto laspetto squisitamente tecnico e sia
sotto laspetto societario, le cose sono nettamente cambiate. Ci sono le premesse,
insomma, per riallacciare il filo interrotto qualche anno fa. Ma bisogna muoversi da tutte
e due le parti: da parte dellAncona che deve aprirsi di più alla provincia e da
parte di questultima che dovrebbe ormai dimenticare anacronistiche e antistoriche
divisioni (il riferimento è soprattutto agli jesini, ai senigalliesi e agli osimani) che
per molti anni furono acerrimi rivali sul campo, in serie D e C, dellallora
Anconitana. Uno dei capi storici del tifo biancorosso fuori le mura è senza
dubbio Maurizio Ghergo, presidente del club La Grotteria di Passatempo di
Osimo. «Assieme a un gruppo di ragazzi di Castelfidardo, i Fedelissimi, racconta Gergo,
formiamo lAncona Club Provincia Sud. I nostri striscioni, come ormai sapete, sono
nel settore della tribuna est. Abbiamo un ottimo rapporto con i CUBA e collaboriamo con
loro per le attività legate al tifo e Ancona. Comè la situazione in provincia?
Innanzitutto non sono daccordo sui giudizi apparsi in questi giorni sul giornale: se
lAncona non ha un grosso pubblico, non è certo solo colpa della provincia. Anche
gli anconetani devono, secondo me, farsi un esame di coscienza. Capita che si fanno delle
trasferte in 50 persone e spesso una decina dei partecipanti (è
successo a Genova e a Palermo) non sono di Ancona bensì dellinterland. Insomma
ancora si può fare molto, ma rispetto a qualche anno fa la situazione e migliorata».
Cosa fare appunto per incentivare lafflusso verso il Del Conero anche
dallinterland anconetano? Per quanto riguarda Osimo, credo sia già ben
rappresentata. Ci sono anche dei ragazzi di Montefano. Credo che la parte sud della
provincia risponda, mentre mi pare che manchi quasi del tutto la Vallesina e il nord,
verso Senigallia e Fano. La società dovrebbe venirci incontro, magari partecipando alle
cene sociali, invitando alla partita qualche scolaresca della provincia, mandando ogni
tanto qualche giocatore nelle scuole. Vanno benissimo le amichevoli del giovedì, ma non
bastano per coinvolgere la gente, soprattutto i ragazzini. Bisogna fare di più.
Unidea per quanto riguarda la mia realtà potrebbe essere un gemellaggio tra le
società dellAncona Calcio e della Porte Garofoli basket Osimo, che sono le realtà
sportive più importanti della zona. Ecco una maniera per avvicinare ai colori biancorossi
anche quei ragazzini, e sono per lo più giovanissimi, che vanno in massa al Palas a
seguire il basket ma non vengono di domenica alla partita al Del Conero». |