di
Guido Montanari Corriere Adriatico
Galeone va subito a picco. Naufraga anche la "nuova" Ancona: la B è vicina
Chevanton in rete dopo appena 46 secondi di gioco. E nella ripresa
la giusta espulsione di Sogliano per un banale fallo di reazione ha spento ogni residua
velleità di recupero dei biancorossi Missione fallita: anche il Lecce
"passeggia" al Del Conero e porta meritatamente a casa tre punti preziosi Dorici
opachi e come sempre imprecisi sotto rete: Grabbi pure stavolta si è mangiato due gol
clamorosi. L'Ancona ha toccato il fondo collezionando l'ennesima sconfitta
casalinga e tradendo un pubblico che anche ieri aveva generosamente dimostrato di crederci
ancora. Il verdetto è spietato: il Lecce incamera meritatamente tre punti preziosi per la
classifica mentre i dorici sprofondano. Adesso anche la speranza è morta e solo un
miracolo potrebbe risollevare una squadra che ieri ha dato l'impressione di essere
rassegnata ad un destino immutabile: la retrocessione in serie B. Cambiano i protagonisti
ma non il "prodotto": anche l'Ancona-2 , quella uscita tutta nuova dal mercato
di gennaio e che tante speranze aveva dato ai tifosi, ha clamorosamente fallito. Al
primo affondo (era passati appena 46 secondi di gioco!) i pugliesi sono andati in
vantaggio: corsa solitaria di Bojinov, assist per Chevanton e gol scolastico per il bomber
del Lecce. La partita si sarebbe potuto chiudere addirittura dopo pochi minuti quando
Bolano ha colpito un palo pieno dal limite dell'area con nuovo portiere svedese Hedman
apparso in netto ritardo. Poi la sagra dei gol mangiati: durante il primo tempo sospinti
dalla forza dall'orgoglio della coppia di centrocampo Maini-Berretta, i dorici arrivano un
paio di volte davanti a Sicignano e in particolare Grabbi spreca tirando tutto solo
addosso al portiere del Lecce. Nella ripresa l'inizio dei biancorossi è veemente e
l'impressione è buona, il Lecce soffre, sbanda ma... a rimetterlo in piedi ci pensa
Sogliano: il difensore biancorosso da un buffetto sulla guancia a Chevanton a cui
ovviamente non par vero di gettarsi a terra come colpito da... un Tir in corsa. Sogliano
espulso e partita chiusa: una squadra di contropiedisti nati come quella di Rossi va a
nozze e arriva puntuale il secondo gol di Konan. La restante parte del match è un insulto
per gli spettatori, tanto che metà di questi lascia malinconicamente lo stadio mentre i
tifosi ospiti (molto corretti, complimenti) alzano canti di vittoria. La gente non vuole
più neanche vederla questa squadra. A rendere il tutto più assurdo l'ennesimo gol
sbagliato a porta praticamente vuota da Grabbi. Mancano ancora 15 giornate: la lenta
agonia continua.
di David Luconi Corriere Adriatico
"Ho sbagliato, scusatemi" In campo ho dato tutto ma ho fallito alcune occasioni clamorose.
Purtroppo non ho ancora la condizione ideale e la lucidità è poca". Grabbi non si dà pace: "Mai vissuto un momento così nero"
Ieri pomeriggio, allo stadio del Conero, è andato in onda lo stesso film che si ripropone
ormai dall'inizio del campionato: il Lecce va in gol ad inizio partita, l'Ancona preme
alla ricerca del gol del pareggio ma, i troppi gol sbagliati dai giocatori biancorossi la
condannano all'ennesima sconfitta stagionale. Occasioni gettate dai dorici sia quando la
squadra premeva per recuperare quella rete, iniziale, siglata dal bomber del Lecce
l'uruguaiano Chevanton, sia quando la squadra era sotto 2-0 e in dieci uomini. Nelle file
doriche non un solo responsabile. A sbagliare sono stati, nell'ordine, Berretta (in
verità a più riprese), Pandev ma soprattutto Grabbi. Proprio l'attaccante ex-Blackburn,
che si è reso protagonista di alcuni clamorosi errori sotto porta, non ha voluto trovare
giustificazione. "Gli errori dei miei compagni non voglio neanche giudicarli - ha
commentato "Ciccio" Grabbi alla fine della partita -. Mentre mi assumo tutte le
responsabilità sui miei. Purtroppo ho sbagliato e adesso provo una grandissima delusione
per non essere riuscito a dare una gioia ai nostri tifosi. Non mi era mai accaduto di
fallire ben tre occasioni da gol nel corso della stessa partita. A mia unica
giustificazione posso dire che è solo la seconda partita nella quale gioco tutti e
novanta i minuti e questo, qualcosa deve pur significare... Spero che la gente veda che in
campo sto cercando di dare il massimo. Anche oggi (ieri, ndr) ho dato tutto quello che
avevo e continuerò a farlo da qui a fine campionato. Questo è certo". Anche se la
situazione dell'Ancona è assolutamente disperata: meno dieci dal Lecce peraltro
quart'ultimo in classifica e addirittura a meno tredici dal Modena quint'ultimo. "A
fine partita sono uscito dal campo per ultimo - prosegue Grabbi - cercando di smaltire la
grande delusione che avevo accumulato. Anche Milanese mi è venuto vicino cercando di
rinfrancarmi e per questo voglio ringraziare tutti i miei compagni che in questo momento
così amaro, mi sono vicini. Ripeto: ho cercato di combattere, di mettere palloni
giocabili per gli altri ma questa palla, di entrare in porta proprio non vuole saperne
anche per i miracoli del portiere avversario. Tutto questo è assolutamente sintomatico
della nostra situazione di classifica ma continueremo a lottare anche se la matematica
dice che le possibilità di salvarci sono ridotte ormai vicine allo zero". Cambiano i
giocatori, gli attaccanti, gli allenatori ma, il risultato per i dorici è sempre lo
stesso: sconfitta e carenza in zona gol che non arriva ormai da 640 minuti (minuto più,
minuto meno). "Mister Galeone - prosegue Grabbi - mi ha dato subito fiducia e di
questo non posso che essere soddisfatto. Diciamo che avevamo preparato la gara in un certo
modo ma poi... prendi gol dopo un minuto e allora cambia tutto. L'espulsione di Sogliano?
Purtroppo sono episodi che all'interno di una partita possono accadere e poi, a dir la
verità, Sean era stato provocato. Vorrei che non si pensasse che all'interno dello
spogliatoio non si provi un grande rammarico per lo stato di cose. Noi tutti siamo
dispiaciuti...".
di Andrea Bellezza
La cura Galeone non va e il Lecce passa ad Ancona. Allenatore
nuovo, ma i risultati non cambiano: in dieci per l'espulsione di Sogliano, i marchigiani,
sempre più ultimi, sconfitti per 2-0 in casa. I gol di Chevanton e Konan rialzano gli
uomini di Rossi
Minimo sforzo, massimo risultato. Un luogo comune che si attaglia perfettamente al Lecce,
che con un classico 2-0 porta via oggi dal Del Conero di Ancona tre punti preziosi per la
corsa verso la salvezza. Sbaragliando senza fatica l'Ancona del neo allenatore Galeone. I
giallorossi hanno sfruttato al massimo le occasioni da rete create in contropiede dai
velocissimi attaccanti Chevanton e Konan, ben supportati da un Bojinov (che ha colto anche
un palo esterno) più che mai ispirato, soprattutto nel primo tempo. Ma il Lecce deve
ringraziare anche l'anconetano Sogliano, che si è fatto espellere ingenuamente al 7'
della ripresa mettendo ancor più nei guai i compagni. La rivoluzione di gennaio (oltre un
quarto della rosa rinnovato e l'allenatore Sonetti sostituito da Giovanni Galeone) non
giova quindi all'Ancona e non soltanto sul piano dei risultati. Anche nel gioco la squadra
è apparsa quasi disorientata nel praticare un 4-3-3 che ha messo su un piatto d'argento
per i salentini la cronica inferiorità numerica a centrocampo. In attacco, al Lecce è
bastato infilarsi negli ampi spazi concessi dall'Ancona per colpire ed affondare la truppa
biancorossa. Ieri Galeone era stato buon profeta. "Il Lecce è una squadra temibile
in trasferta - aveva detto - ha degli attaccanti che sono frecce". Detto fatto. I
giallorossi sono penetrati nel centrocampo e nella difesa dei biancorossi come un coltello
nel burro. L' attacco anconetano ha nuovamente fallito alcune occasioni clamorose con
Grabbi, Sommese e Berretta. Per il resto i pugliesi, forti dell'istantaneo vantaggio,
hanno controllato il match, rimanendo asserragliati nella propria metà campo per gran
parte della partita e ripartendo poi con sporadici contropiede. Grande sbandamento
iniziale per il nuovo Ancona d' attacco di Galeone, che non riesce a trovare gli
automatismi e le distanze tra i reparti. Il Lecce approfitta subito delle smagliature che
si aprono nelle file biancorosse mandando in avanscoperta l'eccezionale coppia di
guastatori Bojinov-Chevanton. Al primo minuto i salentini passano in vantaggio. Azione
travolgente del bulgaro, che scende indisturbato e offre una palla invitante a Chevanton.
L'uruguaiano non si fa pregare, si libera sulla destra e infila Hedman - all'esordio in
maglia biancorossa - con un rasoterra incrociato. L'Ancona, all'inizio frastornato, ha
però la forza di avviare un forcing dopo il palo esterno colto da Bojinov. E' un monologo
biancorosso fino alla fine del primo tempo ma gli anconetani sbagliano tutto davanti alla
porta giallorosa. L' Ancona prova a rispondere con Sommese al 19' ma è bravissimo il
portiere Sicignano a chiudere lo specchio della porta. Un minuto dopo è Stovini a salvare
su Berretta. Al 32' Pandev arriva fuori tempo e manda alto di testa, su un delizioso cross
di Sommese. Ghiotta occasione fallita da Grabbi al 44', quando calcia su Sicignano in
uscita e tre minuti più tardi Sommese si vede respingere il tiro a colpo sicuro da
Tonetto. Il secondo tempo inizia in salita per l'Ancona. Prima l'espulsione di Sogliano al
7' per una sciocca manata mollata in faccia a Chevanton, poi il raddoppio firmato al 16'
dal nuovo entrato, il velocista Konan, che segna praticamente senza l'opposizione dei
difensori. L'ivoriano scende senza incontrare ostacoli sulla sinistra, si accentra e
lascia partire un preciso fendente rasoterra di destro dal limite dell'area che non dà
scampo a Hedman. Continua la sagra biancorossa dello spreco al 23', con Berretta che
sparecchia fuori da buona posizione. La partita sfuma senza particolari emozioni. Prosegue
la rincorsa del Lecce alla seconda vittoria in trasferta mentre per l'Ancona la salvezza
è sempre più un miraggio.
di Luca Taidelli La Gazzetta dello Sport
Chevanton in avvio e Konan nella ripresa rovinano l'esordio di
Galeone, la cui squadra non segna da 630' e appare rassegnata. Espulso Sogliano.
Il Lecce vince 2-0 ad Ancona con le reti di Chevanton e Konan e accorcia le distanze
rispetto alla zona salvezza (da sei a tre punti il gap sul Modena), condannando un'Ancona
che cambia attaccanti e allenatori come fossero camicie, ma non trova la rete per la
settima gara consecutiva, malgrado l'arrivo dell'iperoffensivo Galeone. LA GARA - Galeone
riparte dal 4-3-3, ma soprattutto da un gol subito dopo 50 secondi. Nel solito 4-4-2 Rossi
getta subito in campo i neoarrivati Mariniello e Franceschini. Il gol a freddo è la
fotografia del match. Da una parte una coppia di attaccanti assatanati, affiatati e
spietati, dall'altra un reparto offensivo che non centra la porta da oltre sette partite.
Chevanton e Bojinov (devastante per velocità e forza nel tiro) ci mettono meno di un
minuto a spaccare in due il fragile argine marchigiano, mentre dall'altra parte il
giochino studiato da Galeone non funziona quasi mai. Pandev e Sommese dovrebbero infatti
stare larghi per favorire l'inserimento dei tre centrocampisti, ma solo a sinistra
Berretta va all'assalto, mentre a destra Sommese è tanto fumo e poco arrosto, con Baggio
e Maini che non si sganciano perché preoccupati di Ledesma e Bolano. Quando l'isolato
Grabbi vede un pallone, Stoini o Sicignano (decisivo due volte in uscita bassa) allungano
la carestia dell'Ancona. L'Ancona nella ripresa parte a testa bassa, ma la fortuna proprio
le gira le spalle. Dopo dieci minuti in cui il Lecce non riesce mai a mettere la testa
fuori dalla metà campo, un guardalinee abbocca infatti alla sceneggiata di Chevanton
sulla manata del comunque colpevole Sogliano. Sarebbe giallo, invece il rosso ribalta il
quadro tattico e psicologico. Galeone infatti chiama il 3-4-2, ma i suoi giocatori
sembrano non crederci più. Rossi sente invece l'odore del sangue e manda in campo Konan
per Franceschini. Proprio l'africano impiega appena sei minuti per chiudere il conto tra
le belle statuine marchigiane. Entra Ganz per Pandev, ma Berretta e Grabbi confermano la
bulimia dei padroni di casa mangiandosi due gol già fatti che avrebbero potuto riaprire
il match. Gli ingressi di Andersson e Goretti (altra nuova camicia di Pieroni) per Baggio
e Sommese cambiano il tabellino, ma non risultato, classifica e situazione dell'Ancona.
Tutte pessime.
di Mimmo Cugini Il Messaggero
LAncona sbaglia tutto, ancora ko. Il Lecce passa al Del Conero
con i gol di Chevanton e Konan
ANCONA - A Giovanni Galeone bastano 40 secondi per capire dove è capitato. Tornare in
serie A dopo sei anni e subire un gol dopo neanche un minuto è roba da primato. La sfiga
dellAncona in questo campionato non conosce limiti e anche il Gale deve
essersene accorto subito. E cominciata malissimo lavventura del profeta della
zona chiamato al miracolo della salvezza con unAncona che non segna da oltre sette
partite (640 minuti) e che conferma anche contro il Lecce che questa è unannata
dove le disgrazie non sembrano mai finire. Pronti via e il Lecce si ritrova in vantaggio
con la difesa dorica (che Galeone aveva ridisegnato) tagliata come il burro dalle frecce
Chevanton e Bojnov. La posizione di Sartor a sinistra non ci convince prima e neanche dopo
la partita anche se il tecnico dirà che non aveva altre soluzioni, ma il primo gol nasce
proprio da un intervento mancato delex romanista che avrà giocato con lInter
da terzino sinistro ma che per tutto il resto della carriera ha operato a destra. E poi a
sinistra cera la possibilità di schierare Zavagno. Però, intendiamoci, sono
dettagli di fronte a quello che lAncona sbaglia in zona-gol. Errori macroscopici.
Non avevamo chiesto miracoli a Galeone e non possiamo prendercela con lui per questa
ennesima sconfitta dellAncona che forse mette la parola fine alle speranze di
salvezza biancorosse. Dieci punti di ritardo dal Lecce sono unenormità per
qualsiasi squadra, figuriamoci per unAncona che non ha ancora vointo una partita (19
giocate, 14 perse e 5 pareggiate) e che in questo momento si ritrova pure con troppi
giocatori fuori condizione. Gente che sa giocare a calcio e che magari tra un mese potrà
anche dimostrarlo, ma nel frattempo il campionato sarà quasi finito. Limpressione
che la rivoluzione di Pieroni sia stata troppo tardiva, anche se prima il presidente non
poteva intervenire perchè il mercato era chiuso, è stata confermata anche dalla partita
con il Lecce, che bisognava vincere a tutti i costi. Galeone ha provato a scegliere i
giocatori più tecnici, ma oltre allassetto difensivo non ci è parsa una grande
idea rinunciare a Daniel Andersson, probabilmente il centrocampista più in forma in
questo momento come aveva dimostrato nei match con Perugia e Milan. Maini, piazzato al
centro, ha fatto fatica a prendere in mano la squadra, aiutato solo dal movimento di
Sommese e Berretta, non certo da Dino Baggio, in evidente difficoltà sul piano dinamico e
fisico. E da questo punto di vista la squadra di Delio Rossi ha avuto il vantaggio di
arrivare quasi sempre per prima sul pallone a centrocampo. Però, superato il momento di
sbandamento dovuto alla rete subìta in paertura di partita, lAncona ha creato i
presupposti per pareggiare già nel primo tempo. Ma ancora una volta il gol è rimasto
solo una speranza. Berretta, Pandev, Grabbi e Sommese hanno fallito quattro occasioni già
nel primo tempo e come se non bastasse a inizio ripresa una sciocchezza di Sogliano,
innervosito da Chevanton, ha costretto larbitro Girardi ad espellere il difensore. A
quel punto Rossi ha capito che sarebbe bastato mettere una punta in più per chiudere la
partita con lAncona rimasta con soli tre difensori. Detto e fatto. Il giovane
ivoriano Konan (ventuno anni appena compiuti) ha messo il sigillo alla partita cinque
minuti dopo il suo ingresso in campo. E nellazione del secondo gol, tuttaltro
che irresistibile, i difensori biancorossi hanno accompagnato lattaccante invece di
contrastarlo. Insomma due errori in difesa e altrettanti gol subìti, una mezza dozzina di
occasioni per battere Sicignano e neanche lo straccio di un gol. Clamorosi gli erroiri di
Berretta e Grabbi dopo il 2-0 di Konan. Inevitabili i fischi del pubblico e i soliti cori
contro i giocatori. Ma nessuna contestazione, la gente non ha voglia neanche di
protestare. Se ne va delusa e ormai rassegnata. Ormai chi ci crede più?
di Ferdinando Vicini Il Messaggero
«Una lezione di quello che non si deve fare». Lanalisi
spietata di Galeone: «Il gol di Chevanton e le occasioni sbagliate fanno la differenza»
ANCONA Laria disincantata di chi ne ha viste tante per nascondere
unamarezza profonda, che emerge chiara dal tono e dalle parole. Giovanni Galeone
quando ha accettato di allenare lAncona sapeva bene delle difficoltà che avrebbe
incontrato e il match con il Lecce gliele ha evidenziate tutte, in modo persino spietato.
La sua analisi della gara è lucida e precisa, senza concessioni ad inutili tentativi di
nascondere la dura realtà. «Questa partita per noi è stata una lezione di quello che
non si deve fare». Una battuta lapidaria che però rende benissimo il pensiero di
Galeone. Quanto ha pesato la rete subita dopo quarantacinque secondi? «Il gol di
Chevanton dopo pochi secondi ci ha condizionato negativamente, ma solo per i primi dieci
minuti. Poi ci siamo ripresi e abbiamo creato almeno tre limpide occasioni da rete prima
dellintervallo, tutte sprecate. Una squadra come lAncona non può permettersi
di fallire simili opportunità». Però nella ripresa cera ancora tempo e modo per
recuperare. Decisiva lespulsione di Sogliano? «Direi proprio di si. Quella è stata
la vera svolta negativa per noi; Sogliano ha commesso una cretinata perché una volta
rimasti in dieci recuperare era ormai difficilissimo. Rossi ha giustamente inserito
unaltra punta veloce a sinistra, sfruttando al meglio la nostra condizione di
inferiorità numerica. Non a caso il Lecce ha meritato la vittoria dal momento
dellespulsione di Sogliano in poi, prima la gara era sempre rimasta in equilibrio».
LAncona non è sembrata certo brillante nemmeno dal punto di vista atletico.
«Purtroppo scontiamo le condizioni approssimative di diversi deinostri. Abbiamo molti
uomini che vengono da periodi in cui hanno giocato poco e di questo la squadra finisce per
risentire». A questo punto la retrocessione è ormai inevitabile? «Per noi questa era
lultima occasione o quasi. Avevamo assoluto bisogno dei tre punti; ora potremmo
salvarci solo con un miracolo, facendo quindici partite di fila senza perdere». Gol
sbagliati in attacco, ma anche in difesa ci sono stati errori sui gol del Lecce. «Sul
primo Sartor è stato sfortunato perché sul suo anticipo la palla è passata casualmente.
La rete di Konan invece era evitabilissima, paradossalmente non labbiamo subita in
contropiede ma a causa di errori in chiusura. Purtroppo questa squadra ha la tendenza a
rinculare piuttosto che ad aggredire». Con quale spirito ora guardate alle prossime
partite? «Mi auguro di recuperare uomini importanti come Rapaic e Jardel. Abbiamo bisogno
di attaccanti che ci diano di più in zona gol, loro due possono farlo».
di Pierfrancesco Chiavacci Il Messaggero
Maini: «Il periodo nero sta durando da troppo»
ANCONA - La sua "rivincita" avrebbe voluto godersela in altra maniera. Giampiero
Maini si è ripreso l'Ancona, dopo quel "taglio" che lo aveva lasciato fuori
rosa. «Sono stato emarginato senza apparente motivo. Forse per scelte tecniche, ancora
oggi non lo so. Per me è stata una settimana particolare, mi sono sentito scaricato, mi
sono visto con addosso altre maglie e invece con l'arrivo di Galeone sono tornato ad
essere un giocatore dell'Ancona. Ma le soddisfazioni personali in una domenica così non
servono a niente. Contava il risultato e non è arrivato». Ha ritrovato la stessa Ancona
di prima, inconcludente quando si tratta di tramutare speranze in concretezza. «Abbiamo
creato cinque o sei occasioni da rete limpide, forse siamo stati un po' frettolosi al
momento di concludere. In serie A se sbagli paghi dazio. Il gol a freddo poi ci ha
penalizzato. Se avessimo pareggiato nel primo tempo sono certo che nella ripresa avremmo
vinto. E' un periodo che ci va tutto storto, il problema è che si sta protraendo un po'
troppo». La sconfitta interna con il Lecce rende quasi problematico parlare di salvezza.
«La speranza c'è, la volontà pure. Inutile illudere la gente, la classifica la sanno
leggere tutti. Questa sconfitta ci taglia le gambe, ora è dura andare avanti. Speriamo
ancora di poter dare qualche soddisfazione a chi ci segue».
di Mario Cori Resto Il Del Carlino
Le scelte tattiche dell'ex 'profeta della zona' si rivelano
suicide:la rinuncia ad Andersson e i troppi giocatori schierati fuori ruolo puniscono una
squadra allo sbando per tutti i novanta minuti.
Il Galeone affonda subito, per l'esattezza dopo 39 secondi. Non è record di velocità ma
sicuramente di ingenuità. Ma su, il "profeta della zona" che si fa buggerare al
primo contropiede da un allievo ravveduto... Galeone che si fa infilzare alla prima palla
da Rossi (da tempo passato dal 4-3-3 amato da bimbo ad un più sostanziale 4-4-2).
Neanche sapesse, Gianni, che la sua difesa è disseminata di elefanti e
che quei due (Bojinov e Chevanton) sono saette. Come si fa a prendere subito un gol da
polli così? Il gol di "Cheva" è l'episodio che condiziona tutta la partita
unitamente all'espulsione che riesce a rimediare ad inizio di secondo tempo da quel bravo
ragazzo di Sogliano che mette una mano sul collo dell' uruguiano provocatore. Due episodi
che decidono la partita sul piano pratico. Il resto, nella giornata della resa biancorossa
ormai definitiva, lo seminano Galeone, che sembra ripiombato nel mondo pallonaro dopo una
vacanza di qualche anno sulla luna, e la nuova Ancona. Quella nata dopo la rivoluzione non
gioca a calcio, prende a calci il cuoio, colpendolo come sa fare. Cioè malissimo. E
difatti i biancorossi, nella sbandata tattica generale (di cui vi diremo) fanno a gara a
chi sbaglia più gol. Berretta, Pandev, Grabbi, Sommese. Non segnano neanche a porta vuota
(l'ultimo gol di Pandev a Bologna a 641 minuti fa). Come fa a salvarsi questa squadra? E
difatti dopo l'espulsione di Sogliano (la società dovrebbe svuotargli le tasche) arriva
il secondo gol del Lecce firmato da Konan, ma mezzo stadio se ne è già andato. Dicevamo
di Galeone. E' vero che è arrivato martedì, ma già giovedì ha cominciato a sputare
sentenze. Sembravano battute, le solite di un immancabile guascone. Invece riflettevano
alla perfezione il suo confuso pensiero tattico sull'Ancona che Pieroni gli ha messo in
mano dopo la rivoluzione. Risultato? Un disastro. Gianni mette un campo una squadra
semplicemente destinata alla ghigliottina. Sentite un po'... 1) Bomber Jardel a fare
passerella in tribuna con la conturbante signora. Sarà su di peso, ma resta sempre uno
dei più forti colpi-tori di testa del mondo, e non esageriamo. 2) Fuori anche due
giocatori abbastanza in forma come Zavagno e Andersson. 3) Difesa ridolini con tre uomini
fuori posto (Sogliano-Milanese medita coppia centrale pachidermica, Sartor inventato
terzino sinistro con effetti disastrosi. 4) Bolic e Maini, poveracci, ributtati in mischia
dopo mesi di lontananza dai campi. 5) Settore sinistro con Sartor e Berretta (entrambi
fuori ruolo) praticamente incapace di proporre. 6) Davanti fiducia a Pandev che
sinceramente non sappiamo come possa essere entrato nell'affare Stankovic. Ci fermiamo
qui, perché neanche Menichini e Sonetti sono riusciti a fare di peggio nelle loro
gestioni. Il "Gale" in 90 minuti li ha massacrati in presunzione. Incredibile.
di Matteo Massi Il Resto del Carlino
"Ce n'erano poche prima, figuriamoci adesso... Lo sapevo, non volevo incontrare il
Lecce subito In contropiede quelli sono proprio delle saette Non rimpiango mai le scelte
di formazione, anche stavolta ho fatto quelle giuste, ma è andata male"
ANCONA - Sotto un certo aspetto era stato lungimirante. Giovanni Galeone alla vigilia
della partita aveva detto:"Non avrei mai voluto cominciare in casa con il Lecce.
Questi in contropiede sono delle frecce". Detto e fatto. Dopo trenta secondi il Lecce
aveva già colpito. Proprio in contropiede poi. Ed era solo l'inizio della tragica
domenica biancorossa, dalla quale c'è ben poco da salvare. Anche Galeone se ne è
accorto. Se ne esce così in sala stampa. "Abbiamo ricevuto una lezione su cosa non
bisogna fare". Sul primo gol, nonostante tutto, se la prende con la sfortuna.
"Sartor è scivolato e il Lecce ha fatto partire il loro contropiede". Il
secondo, quello di Konan che ha chiuso la partita, era da evitare... "L'abbiamo
praticamente accompagnato al tiro senza intervenire". Tra i due gol c'è stata però
la reazione dell'Ancona. Ancora una volta effimera. Non stupisce se si considera che
questa squadra non va in gol da ben 641 minuti. Galeone non fa una piega; "C'è poco
da aggiungere a quello che si è visto. Non è possibile creare tre - quattro gol
piuttosto nitide in A e non segnare". Un'anemia che l'Ancona si porta dietro
dall'inizio della stagione. "Lo so bene, dice. Questa partita mi ha ricordato un po'
quella con la Lazio, dove la squadra ha creato occasioni, ma non è riuscita a segnare e
l'avversario l'ha punita. Grabbi? E' uno che i gol li ha sempre fatti, non capisco... Dico
però che in certe occasioni non si può andare tanto per il sottile. Quando si vede la
porta bisogna essere più cattivi, dare una bella randellata. Non si può mica
piazzarla". A rendere ancora più amaro l'esordio di Galeone l'espulsione di
Sogliano. "Ho il terrore di questi gesti. Su un fallo a nostro favore è stata una
cretinata. E' chiaro che l'espulsione ha inciso. Avevamo chiuso bene il primo tempo e
stavamo attaccando anche all'inizio della ripresa. Rimanere in dieci dopo otto minuti nel
secondo tempo ci ha tagliato le gambe. Rossi che non è stupido, ha fatto la mossa giusta:
ha messo dentro subito il terzo attaccante". Non rimpiange le scelte di formazione
fatte. "Non lo faccio mai. E poi in difesa non avevo altre soluzioni. Per contrastare
la velocità di Chevanton ho pensato di mettere Sogliano in prima battuta e Milanese in
seconda. Sartor giocava da terzino sinistro nell'Inter, perché non può farlo
nell'Ancona? Maini e Bolic non mi sembra che abbiano sofferto, anche se era un po' che non
giocavano". E adesso... "La partita con il Lecce era per noi l'ultima
opportunità. L'abbiamo persa, che cosa si vuol dire ora? Le speranze di salvarsi erano
pochissime alla vigilia e dopo questa sconfitta sono ancora di meno". Che si fa
allora? |