| di
Guido Montanari Corriere Adriatico I
biancorossi tengono bene il campo anche se non sono riusciti quasi mai a rendersi
pericolosi in attacco Mario Jardel è ancora lontano dalla forma migliore. Spettacolo
sugli spalti A sorpresa il mister dorico schiera una formazione a trazione anteriore
(4-2-3-1 il modulo) I giallorossi non riescono a schiacciare Maini e compagni nella loro
metà campo. All'inizio palo di Cassano, poi ci pensa quattro volte Marcon .
Ma come fa la più bella del reame (la Roma) a non vincere al cospetto delle cenerentola
della serie A (l'Ancona)? Dov'è finita la squadra che aveva battuto 4-0 la Juventus?
Certamente non al Del Conero. Gli oltre 8 mila tifosi romanisti che avevano invaso il
capoluogo marchigiano a fine partita si guardano attorno quasi increduli e parlano a
ragione di una grossa occasione gettata al vento visto che il Milan non è andato oltre il
pareggio a Lecce. Ma non era facile prevedere che i dorici alla ventunesima giornata,
all'improvviso, decidessero di sfoderare grinta, orgoglio, schemi efficaci. In una parola
quella dignità che finora era mancata. GALEONE SHOW - Al Del Conero tutti ad aspettarsi
la goleada e i colpi ad effetto di Totti e compagni ed invece l'Ancona ultimissima in
classifica fa il miracolo e riesce a fermare la corazzata giallorossa. Per riuscirci quel
diavolo di un Galeone ne ha combinata una delle sue schierando un 4-2-3-1 (il modulo del
Real Madrid dirà il mister dorico nel dopo partita), un modulo non previsto alla vigilia
del match e molto offensivo che ha contribuito a tenere in apprensione la Roma e comunque
a non farsi schiacciare più di tanto. Mettiamoci anche la buona giornata del portiere
Marcon (almeno quattro interventi importanti su tentativi di Totti e Emerson), un palo di
Cassano, la scarsa vena degli attaccanti giallorossi, ed ecco che il piatto è servito. Un
pareggio che all'Ancona serve più che altro per il morale e il prestigio, essendo la
quota salvezza sempre lontanissima, ma certo è un mezzo disastro per la Roma che non è
riuscita ad approfittare del pareggio del Milan a Lecce. Che grande occasione perduta per
i giallorossi... INIZIO DA BRIVIDI - Lo schema tutto a trazione anteriore di Galeone
ovviamente lascia il fianco alle terrificanti folate offensive della Roma, e già ai primi
minuti si capisce che non è una domenica fortunata per la squadra di Capello: Cassano
solo davanti a Marcon, tocco preciso e palla che finisce la sua corsa sul palo. A
proposito di Marcon: è stata la sua miglior partita con la maglia biancorossa, ha salvato
la propria porta con un paio di interventi super. La parata più bella sicuramente su quel
colpo di testa di Emerson, in mischia, che sembrava diretto in fondo al sacco. LA ROMA NON
SFONDA - Tutti si aspettavano da un momento all'altro il gol giallorosso. Questa Ancona
così sbilanciata in avanti per quanto avrebbe potuto reggere? Tra l'altro, a metà primo
tempo Galeone perde Dino Baggio ieri schierato a sorpresa da Galeone sulla linea dei
difensori. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, perché entra Bilica e sfodera una
partita perfetta. Incredibile, proprio lui che era stato a lungo nel mirino dei tifosi e
che si era reso protagonista di prestazioni imbarazzanti. Il tempo passa e l'Ancona
comunque riesce a imbrigliare gli assalti degli ospiti. SOMMESE MOSTRUOSO - Niente gol nel
primo tempo e niente gol anche nella ripresa. Anzi, la Roma nella seconda frazione di
gioco, nonostante le tre punte con Carew al posto di Tommasi, fa anche meno sotto porta e
mette paura ai dorici solo in alcune maxi-mischie. Marcon è bravo una volta su tocco
ravvicinato di Carew, poi non corre più pericoli. Anche perchè la Roma non riesce a
schiacciare i biancorossi con continuità, soprattutto grazie alle sortite di quel
generosissimo guastatore che risponde al nome di Sommese: sulla fascia sinistra ha tenuto
in costante apprensione Zebina costretto ripetutamente al fallo per fermare lo scatenato
ex granata. E l'Ancona intanto respira, guadagna metri e in un'occasione nel finale di
partita sfiora addirittura l'impresa: cross di Milanese dalla sinistra sul quale gli
attaccanti dorici non arrivano per un soffio. I LIMITI DI JARDEL - Il brasiliano non è
ancora in grado di reggere i novanta minuti e forse Galeone lo ha tenuto troppo in campo:
la gente ha chiesto a gran voce l'ingresso di Ganz che quando si è alzato per scaldarsi
ha ricevuto un'autentica ovazione. Nonostante gli allenamenti e qualche chilo in meno
rispetto a quando è arrivato all'Ancona, l'attaccante carioca non può ancora fare la
differenza. Peccato, perchè con un Jardel in condizioni "normali" (e con
Rapaic) non sappiamo come sarebbe andata a finire ieri...
di Mario Cori Resto del Carlino
Lo sgambetto di zio Galeone. Avvincente, mozzafiato,
tiratissima fino alla fine. Il testa coda (o quasi) di giornata al Conero consegna alla
Roma un punto sul quale potrebbe piangere lacrime amare (ma il Milan non fa meglio) e
all'Ancona un altro che sa soprattutto di coraggio, perché ormai purtroppo i giochi
sembrano proprio decisamente fatti...
Galeone fa un dispetto da niente all'amico Capello, proprio nel giorno in cui Ancelotti
frena la corsa. La Roma spreca, spreca una manciata di palle gol e se ne duole. Un palo di
Cassano all'inizio, Marcon alza tre sventole di Totti (14', 19' e 30'), di cui la seconda
su punizione terrificante, due tentativi di Carew senza esito nella ripresa (13' e 32').
La Roma colleziona una buona manciata di palle gol, ma non sommerge l'Ancona, non la
inchioda in area come era logico aspettarsi. Anzi all'inizio subisce pure le iniziative
della Cenerentola rimessa in piedi da un modulo... Real. Capello si agita, all'inizio di
ripresa si lascia pure andare a parole con l'amico Galeone sull' interpretazione di un
fallo. Nervoso Don Fabio, nervoso anche in sala stampa. L'occasione buttata via è grossa.
Ma come, ci hanno vinto quasi tutti al Conero e non ci vince una Magica Roma che si porta
dietro ottomila tifosi ebbri della lezione inflitta alla Juve? Colpa dei giallorossi che
sprecano e che ci mettono un tempo (meglio col tridente nella ripresa) a prendere
d'assalto un bunker biancorosso mai così ben difeso. Colpa della Roma, ma anche merito
dell'Ancona. L'ultima di Galeone è il modulo Real. Una vera delicatezza tattica inventata
in un momento da mani nei capelli per una squadra ormai spacciata. Il modulo delle
"merengues" stuzzica da un pezzo il "Gale". L'ha svelato nel suo primo
giorno ad Ancona. Ma da lì ad applicano... Invece voilà. Ecco l'Ancona con un 4-2-3-1
mai visto. Novità assoluta Baggio (poi si fa male) centrale difensivo al fianco di Bolic,
con gli scattanti Helguera e Milanese esterni. In mezzo Andersson e Maini a fare da
tramite con un 3-1 offensivo tutto da capire. Da destra Sommese, Grabbi, Pandev. Tutti
dietro Jardel, più appesantito ed impacciato di quando è arrivato. Risultato pratico:
nessun tiro in porta con tanti attaccanti. ma obiettivo tattico centrato: la difesa della
Roma resta quasi sempre "bassa". Il centro-campo così non viene accompagnato e
per tutto il primo tempo (incredibile) la Roma si distende in contropiede. Insomma tanti
attaccanti tutti insieme, nessun pericolo per Pelizzoli ma distonie evidenti per la Roma
in fase di costruzione. Per la serie (regista Galeone): la migliore difesa è l'attacco.
Non importa se non si tira in porta. L'importante è concedere poco. Come difatti avviene.
La Roma resta sulle sue, si intreccia, sbaglia, si innervosisce, la butta sulla battaglia
e perde scontri importanti. E' scontro fisico nella ripresa, e l'Ancona non molla la
presa, guadagnandosi il punto della soddisfazione. Avesse giocato altre volte così...
di Matteo Massi Resto del Carlino
ANCONA - In sala stampa si è rivisto Ermanno Pieroni. Sicuramente più disteso e un
pizzico più sereno rispetto alle ultime volte. Potere di un pari strappato dall'Ancona
alla Roma. Il patron non ha regalato sorrisi, ma un piccolo ghigno se l'è lasciato
scappare. La capatina in sala stampa era doverosa. Le telecamere di Gioco Calcio erano
pronte per lui. Per ascoltare la sua voce, dopo che la Cenerentola Ancona ha fatto passare
una brutta domenica alla lanciatissima Roma e che ha reso un inatteso quanto prezioso
servigio al Milan dell'amico Galliani. "Una buona prestazione -ha detto Pieroni -.
Una prestazione che ci dà sicuramente coraggio. L'Ancona si è espressa bene al cospetto
di una grande formazione quale la Roma". La salvezza, numeri e classifica alla mano,
resta una chimera. Pieroni però non si arrende. Continua a dirlo e ribadirlo ai quattro
venti. "Questa partita ci sarà sicuramente di aiuto. Soprattutto per il nostro
morale. Adesso dobbiamo pensare a recuperare giocatori importanti. Come Rapaic ad esempio,
che è ancora fermo ai box". Galeone vorrebbe mangiarsi le mani per non aver avuto
alle sue dipendenze in una gara del genere proprio il croato. "La sua assenza pesa -
ha detto più volte il tecnico -. Un giocatore del genere è importantissimo per la nostra
squadra. Salta l'uomo, ci dà profondità ed è pericoloso sui calci piazzati".
Galeone ieri si è ingegnato per sopperire all'assenza del croato. Ha rigettato il 4-3-3 e
si è affidato al modulo Real. L'ha sempre affascinato il modo d'operare in campo delle
merengues. Il convento Ancona non passa le grandi stelle, su cui può contare Queiroz, ma
lui si è arrangiato comunque. Ha provato a spaventare la Roma ed inizialmente anche il
pubblico con una squadra, che sulla carta sembrava alquanto spregiudicata. La strada
tattica che ha scelto è chiara. Certo la stagione è ormai compromessa. Galeone però
spera di togliersi prima o poi qualche soddisfazione personale. Adesso l'Ancona sarà
attesa da una doppia trasferta. Prima Udine e poi Torino. Praticamente le forche caudine.
Si presenterà al doppio appuntamento forte di questo pareggio, che conta poco o nulla per
la classifica, ma molto per il morale. E soprattutto, per la prima volta in questa
stagione, la ripresa degli allenamenti, in programma per, domani, sarà meno triste. Certo
non ci sarà da ammazzarsi dalle risate, perché l'Ancona ultima era ed ultima resta, ma
almeno un sorrisino (senza malizia) ci potrà scappare... Con buona pace della Roma e con
i ringraziamenti, doverosi a questo punto, del Milan.
di Paolo Butturini Gazzetta dello Sport
Finisce 0-0 e i giallorossi perdono l'occasione di avvicinare il
Milan in testa alla classifica. Ottima gara dei marchigiani.
ANCONA, 15 febbraio 2004 - Due punti buttati e il Milan che resta a cinque lunghezze, la
Roma esce dal Conero con questo magro bottino, fermata sullo 0-0 da un Ancona tonico e ben
messo in campo. I giallorossi giocano un buon primo tempo e colpiscono un palo con Cassano
al 5' e sfiorano il vantaggio con Totti al 30', grande parata di Marcon, protagonista di
un'ottima prestazione. Nella ripresa la squadra di Capello cade prigioniera della rete
tesa da Galeone e, complice la giornata no di Cassano, non riesce a trovare il colpo
vincente. Capello, privo del febbricitante Mancini, deve rinunciare anche a Chivu che va
in panchina, a favore di Dellas che si piazza al centro della difesa con Samuel. Per il
resto la squadra giallorossa è la stessa che ha battuto la Juventus. Novità, invece, in
casa anconetana: Galeone prova Dino Baggio al centro del pacchetto arretrato e imbastisce
un centrocampo dinamico con Maini, Andersson e Sommese, Pandev e Grabbi agiscono sulle
corsie a fianco di Jardel. Le preoccupazioni di Capello ("Attenti a non ripetere
l'errore della passata stagione a Venezia") si materializzano sul campo dove, dopo la
fiammata iniziale e il palo di Cassano, si vede la Roma mantenere una sterile supremazia
territoriale, ma non riuscire mai a mettere l'Ancona nell'angolo. Totti è sempre lo
stesso e il suo tiro al 30', quasi la copia di quello che fruttò la traversa contro la
Juve, trova un Marcon in grande giornata. Col passare del tempo e ancor più nella
ripresa, gli uomini di Capello trovano gli spazi ben presidiati da quelli di Galeone che
non si chiudono all'indietro, ma anzi giocano palla a terra e provano spesso a innescare
il contropiede. Buon per i giallorossi che Jardel sia troppo lento per dettare la
profondità ai lanci di Sommese e Maini. Ne l'entrata di Carew a inizio secondo tempo, ne
quella di De Rossi e Delvecchio cambiano il quadro tattico. La Roma resta a cinque
lunghezze dal Milan, l'Ancona rimane sul fondo della classifica ma con un briciolo di
orgoglio in più.
di Antonio Fedeli
Solo uno zero a zero per i giallorossi sul
campo dell'ultima in classifica. I giallorossi sbagliano diverse occasioni da gol. La Roma imbrigliata dall'Ancona, il Milan resta lontano.
La Roma inciampa ad Ancona dove non riesce a fare neppure un gol contro la
difesa più perforata di tutta la serie A. Finisce 0-0, un punto che serve pochissimo
all'Ancona, che si rivitalizza nel morale ma non cambia di una virgola la propria
classifica, e che non permette alla Roma di recuperare sul Milan, fermato dal Lecce. E'
stata una dimostrazione di tattica da parte della squadra di Galeone, che si è difesa per
l'intero match senza affanni e che ha fatto ricorso con successo a Marcon quando c'è
stato bisogno. Capello ha tentato le sue carte: prima senza Carew, poi con il norvegese,
nel finale anche con Delvecchio ma la porta dei dorici è risultata essere invalicabile.
Il tecnico romanista, oltre Montella, Mancini e Candela, alla fine deve far accomodare
Chivu in panchina ed al suo posto inserisce Dellas. Dall'altro lato anche Galeone è
costretto a rivoluzionare la squadra e schiera Dino Baggio addirittura come centrale
difensivo. Il modulo scelto dal tecnico dei dorici è il 3-4-3 malgrado di fronte ci sia
la temibile Roma. La Roma attacca a testa bassa con Cassano (oggi in ombra) e Totti, un
connubio sempre più perfetto, ma si trova sulla sua strada un Marcon in splendida
giornata di grazia. Il portiere dell'Ancona si esibisce in alcuni splendidi interventi che
negano la gioia del gol a Totti e Cassano, mentre Capello a metà del primo tempo inizia a
far scaldare Carew, che entrerà all'inizio della ripresa. I piani di Galeone saltano
prima della fine del tempo, quando è costretto a far uscire Baggio per un leggero
infortunio ed al suo posto inserisce Bilica. L'Ancona cerca di pungere anche davanti, ma
Jardel è più prezioso nei ripiegamenti sui calci d'angolo (7-0 per la Roma nei primi
45', 10-1 alla fine) piuttosto che davanti a Pelizzoli, dove praticamente non arriva mai.
La ripresa non cambia la sostanza, anche se le azioni pericolose da parte romanista sono
di meno e l'Ancona cerca di pungere con più regolarità. Non succede nulla fino alla fine
e quando Paparesta fischia la fine il risultato è ancora quello di partenza.
di Alessandro Catapano Gazzetta dello Sport
ROMA, 16 febbraio 2004 - Lo hanno riconosciuto in molti, è sotto gli occhi di tutti:
il pareggio a reti bianche di Ancona ha il sapore di una sconfitta. E' ancora presto per
stabilire se i due punti lasciati al Conero risulteranno decisivi nella corsa scudetto, di
certo si può dire che la Roma ha perso un'occasione gigantesca per recuperare terreno al
Milan, fermato da un ottimo Lecce. "Abbiamo sprecato tante occasioni da gol, nel
calcio ci può stare", ha detto a caldo Capello nel dopo partita. Già. Ci può stare
che una squadra in lotta per il titolo debba fare a meno del suo centravanti migliore,
fermo ai box da mesi per la rottura del menisco. Si tratta di sfortuna. Ci può stare di
meno che la stessa squadra debba scoprire nel momento cruciale del campionato di essere
quasi Montella-dipendente. Quasi, perché ad Ancona mancava pure il brasiliano Mancini
(oltre a Chivu) e allora senza un bomber di razza e senza un'ala che sa pure fare
l'attaccante, diventa molto dura segnare un gol, perfino all'ultima in classifica.
Soprattutto se Totti e Cassano non sono in giornata di grazia e Carew dimostra di mancare
di opportunismo. Il norvegese, ma questo si sapeva già, non è il Batistuta dei tempi
d'oro, quello che segnò 20 gol nel campionato dello scudetto. E allora? Si ritorna a
Montella: la Roma spera di recuperare al più presto l'attaccante napoletano. Quando? Già
dal prossimo turno di campionato. Dopo il classico lunedì di riposo, domani la squadra si
ritroverà a Trigoria per riprendere gli allenamenti in vista della partita di domenica
con il Siena. La notizia più bella è che proprio Montella dovrebbe rientrare a far parte
del gruppo. L'ultima apparizione dell'Aeroplanino risale al 23 novembre scorso,
Bologna-Roma. Poi, l'infortunio al menisco. Prima Montella aveva fatto in tempo a segnare
cinque gol in nove spezzoni di partite.
di Ugo Trani Il Messaggero
ANCONA - Il passo falso non è del Milan, che pareggia a Lecce, ma è della Roma, che
frena ancora, stavolta nel giorno sbagliato e contro lavversario ideale.
LAncona, ultimissimo in classifica e con nessuna speranza di salvezza, blocca il
secondo attacco del torneo. Questo zero a zero somiglia tantissimo al pari di Venezia di
due anni fa e potrebbe essere fatale nella corsa per lo scudetto. Sprecata, dunque, la
grande chance per avvicinare i rivali in fuga, in questo mese in cui il calendario dei
giallorossi è migliore di quello dei rossoneri. Passabile la prova, solo per le occasioni
create, negativo il risultato. Capello deve augurarsi che la goleada alla Juve, utile per
ripartire, non sia unimpresa isolata in mezzo a due trasferte che la Roma ha
sfruttato malissimo. Un punto negli ultimi due viaggi, il primo a fine gennaio a Brescia,
e soprattutto nessuna rete segnata. È il difetto più evidente dei giallorossi in questo
periodo: poco concreti, quando giocano fuori casa. Contro lAncona, le palle gol ci
sono state. La maggior parte nel primo tempo. Troppo evanescenti, però, gli uomini
chiamati a chiudere lazione. Cassano, ispiratissimo nei primi quarantacinque minuti,
e Totti, ma anche gli altri, i centrocampisti e i difensori. Piacersi troppo può
risultare controproducente. Meglio essere cinici e mettere al sicuro il risultato. Basta
tornare indietro di due mesi, alla partita di Empoli: lì il discorso fu chiuso nella
prima parte. Doveva essere così anche ieri. Sino a prima di Natale questo gruppo, per
concentrazione e determinazione, non ha mai fallito un colpo. Adesso fatica e contro
formazioni che non sono competitive. Non bisogna credere allAncona rigenerato dal
terzo allenatore stagionale e riequilibrato con gli ultimi acquisti. Galeone si è preso
giustamente i meriti per aver fermato una grande (la sua squadra aveva preso i cinque
punti con Brescia, Modena, Reggina, Siena e Perugia e nelle ultime dieci gare, prima di
ieri, aveva ottenuto solo un pari). Esagera, però, quando dice che per fermare la Roma ha
dovuto copiare il Real Madrid, modulo quattro-due-tre-uno, con tre uomini dietro a Jardel,
fisicamente in ritardo, da destra Sommese, Grabbi e Pandev, che avrebbero creato problemi
ai due mediani Emerson e Dacourt, portati ad attaccare. Il suo discorso non regge. I
giallorossi sono riusciti a fare la partita sin dallinizio, con un
quattro-quattro-due forse troppo difensivo ma che ha comunque prodotto diverse occasioni
da rete, almeno cinque nel primo tempo, la più netta dopo cinque minuti, lancio di Totti
e palo di Cassano dopo pallonetto a Marcon, poi bravo su due conclusioni del capitano
giallorosso, la seconda su punizione, e su un colpo di testa di Emerson. Anche Dellas,
allultimo momento nel ruolo di Chivu infortunato: solo in area, il difensore ha
calciato malissimo di sinistro, con pallone finito nella curva dei tifosi
dellAncona. LAncona accetta di lasciare liniziativa alla Roma, che però
non ne approfitta. Anche se il vantaggio sembra poter arrivare da un momento
allaltro, lassetto scelto da Capello non agevola il compito dei giallorossi.
Manca un centravanti, nel momento migliore della squadra. Quando poi entra Carew, fuori
Tommasi nellintervallo (Mancini è insostituibile), pur con tutta la ripresa a
disposizione, il gruppo mostra subito frenesia. Lassalto nel secondo tempo porta
altre quattro occasioni, non così pericolose se paragonate a quelle del primo. Finiscono
fuori i colpi di testa di Panucci e De Rossi, questultimo entrato con la mentalità
giusta ma tardi, proprio al posto del difensore; non spaventano Marcon due mezze
conclusioni di Carew. Rallenta Totti, evapora Cassano, sostituito nel finale con
Delvecchio, ancora una volta utilizzato come mossa della disperazione. A proposito di
sostituzioni: se cè da fare un appunto a Capello, probabilmente avrebbe dovuto
cambiare prima dellinizio della partita e non durante. Il modulo che ha funzionato
contro la Juventus, non è stato altrettanto efficace contro lAncona. E lui doveva
saperlo.
di Mimmo Cugini Il Messaggero
La notizia è che lAncona pareggia con la Roma giocando a calcio. Niente
barricate, quelle a Giovanni Galeone non sono mai piaciute. Per realizzare grande imprese
e questa sicuramete lo è, ci vuole un po di fortuna e tanto coraggio. LAncona
che di fortuna in questo campionato ne ha avuta davvero poca trova la grande giornata di
Sergio Marcon: il portiere arrivato come secondo di Scarpi e poi destinato a fare da alter
ego anche a Hedman prima dellinfortunio dello svedese, trova la sua domenica da
protagonista e nel primo tempo dice no quattro volte alla squadra giallorossa deviando i
tiri di Totti (14 e 30) e Emerson (15 e 18), mentre il palo alla
sua destra lo salva dalla capitolazione quando Cassano lanciato da Totti gli sbuca dabanti
dopo soli 5 minuti di gioco in quella che resterà lunica vera palla-gol creata
dalla squadra giallorossa. La Roma pensa che sia tutto facile, ma la passeggiata in
Riviera alla fine gli resterà indigesta e lAncona raccoglie il suo sesto pareggio
della stagione riconciliandosi con la sua gente. Il Del Conero è uno spettacolo con più
di ventimila spettatori, la metà sono romani e si fanno sentire ma il popolo biancorosso
ritrova dun colpo lamore per la sua squadra. Galeone sorprende tutti nella
scelta del modulo e degli uomini: addio al tanto amato 4-3-3 per sposare il modulo del
Real Madrid: 4-2-3-1. Certo qui non ci sono Figo, Beckham, Raul e Ronaldo a interpretarlo,
ma va apprezzato il tentativo di produrre calcio piuttosto che distruggere quello degli
avversari. Novità anche nella scelta degli uomini e dei ruoli: al centro della difesa
cè Dino Baggio che affianca Bolic, poi Andersson e Maini davanti alla difesa e un
tridente alle spalle di Jardel. Dietro il brasiliano, che allesordio al Del Conero
dimostra di essere ancora lontano da una condizione accettabile si muovono Sommese (a
destra), Grabbi (centrale) e Pandev (a sinistra). Il meccanismo funziona perchè la Roma
non riesce a sfondare sugli esterni dove Pandev blocca Tommasi (preferito a
DAgostino per sostituire linfortunato Mancini) e Sommese limita Panucci mentre
Dacourt, Emerson e Lima fanno fatica a trovare spazi per far arrivare palloni interessanti
a Totti e Cassano. Così la Roma riesce a verticalizzare solo nelloccasione del palo
colpito da Cassano e per il resto sfrutta i calci da fermo per impegnare Marcon, a
dimostrazione che la superiorità tecnica indiscutibile dei giallorossi non trova sbocchi
per il traffico che cè in mezzo al campo. Tiene anche Dino Baggio dietro, dando una
mano a centrocampo quando lazione deve ripartire, poi però il capitano deve
arrendersi a pochi minuti dalla fine del primo tempo per infortunio e lascia il posto a
Bilica. E un cambio che Galeone aveva programmato in caso di ingresso di Carew e
siccome Capello inserisce il norvegese allinizio della ripresa ecco che il tecnico
dorico lascia tutto comè. Bilica lo premierà giovando una partita perfetta.
LAncona del secondo tempo in difesa tiene benissimo e dà anche limpressione
di poter avvicinarsi alla porta di Pelizzoli se solo avesse un attaccante in condizioni
accettabili. Jardel non lo è ancora e vanifica ogni possibilità offensiva fino a che
Galeone non lo sostituisce con Ganz invocato dal popolo biancorosso come il salvatore dela
patria. In contropiede ci sarebbero le possibilità per sperare nella prima vittoria della
stagione, ma un recupero miracoloso di Samuel su Jardel e un errore di Goretti nel tiro
dai venti metri fanno capire che la partita non si schioderà dal nulla di fatto. E chi
poteva pensarlo dopo il 4-0 rifilato dalla Roma alla Juventus domenica scorsa?
Probabilmente solo Galeone.
di Pierfrancesco Chaivacci Il Messaggero
Marcon modesto: «Niente di speciale»
ANCONA - La parola rivincita non figura nel vocabolario di Sergio Marcon. Non c'è nemmeno
un sinonimo. La serenità è quella di chi ha chiuso a chiave la sua porta, respingendo la
Roma ed il travolgente entusiasmo della sua gente. L'arrivo di Hedman lo aveva riportato
in panchina. Il portiere dell'Ancona abbozza un sorriso. "Ho fatto quello che deve
fare un portiere. Non spetta a me fare le scelte, io devo cercare di fare al meglio il mio
lavoro". Parole semplici per spiegare un paio di capolavori salva-risultato.
"L'intervento più difficile, probabilmente, è stato quello sul colpo di testa di
Emerson, anche perché il pallone è stato deviato dalla spalla di Jardel. Ma non è stato
semplice nemmeno deviare la punizione di Totti, ho visto il pallone all'ultimo momento. Ma
era sul mio palo ed era giusto che il pallone non entrasse". I giornalisti presenti
nella tribuna stampa del Del Conero lo hanno premiato come migliore in campo. Il
riconoscimento ha il potere di sorprendere Marcon. "Credo sia la prima volta che
ricevo il premio di migliore in campo in serie A, anche se mi era capitato di fare una
bella prestazione all'Olimpico, proprio contro la Roma, con la maglia del Piacenza".
L'Ancona si coccola un punto che nasconde parecchi significati, forse al di là di quelli
di classifica. "Questo pareggio ci dà morale - ammette il portiere biancorosso -,
contro la Roma si è vista una squadra che ha giocato. Tutti ci davano battuti in
partenza, noi per primi sappiamo che è un nostro dovere giocare fino in fondo tutte le
partite. Contro la squadra di Capello lo abbiamo fatto e siamo stati premiati, altre volte
invece è mancato il conforto del risultato". Poco o nulla è cambiato in classifica
(i punti di margine dalla quartultima erano tredici e tredici sono rimasti), ma lo 0-0
contro la Roma dà valore al refrain obbligato in casa Ancona. "Finché la matematica
non ci condanna dobbiamo continuare a credere nella salvezza. Magari anche con il sostegno
di prestazioni come quella contro i giallorossi. La soddisfazione va al di là del
risultato ottenuto contro Totti e compagni, soprattutto per la buona prestazione
disputata. Loro ci hanno creato qualche pericolo soprattutto nel primo tempo, poi nella
seconda parte della gara non ci hanno impensierito più di tanto e siamo riusciti quasi
sempre a contenerli al meglio. Abbiamo avuto buone ripartenze: è vero, non siamo riusciti
a concretizzare qualche buon contropiede ma non ci possiamo dimenticare che di fronte
avevamo pur sempre la Roma". Lo invitano a passare sotto i riflettori delle tv:
Marcon nicchia, quasi pudicamente, forse nemmeno lui troppo cosciente di poter per una
volta vestire i panni dell'eroe. Magari anche solo per un giorno.
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