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Un pareggio…che per il pubblico dorico, accorso al Del Conero per il delicato match contro la fortissima Roma, ha valso quasi quanto una vittoria! È la prima domenica, dalla lontana promozione, che uscendo dallo stadio, si vedono attorno, volti sorridenti e soddisfatti.

Come è bello il pubblico anconetano! Siamo ormai spacciati alla retrocessione, abbiamo raccolto un punto insignificante ai fini della classifica, ma siamo felici come non mai per aver assistito ad una partita giocata con orgoglio dalla nostra squadra. In fondo è quello che abbiamo sempre chiesto!
Ebbene, nonostante le tante assenze importanti, Rapaic in primis, la squadra dorica è riuscita a fermare la Roma, ha giocato con carattere per tutti e 90 i minuti, è stata calma, fredda e decisa.
E non è poco! Sicuramente il punto conquistato servirà a dare un po' di morale all'ambiente e chissà…forse ci consentirà di chiudere questo straziante campionato, rifacendoci un po' la faccia (anche se sarà difficile vista l'opinione generale che c'è attorno all'Ancona!!!) ma tentar non nuoce!
Come già detto, l'infermeria dorica è sempre pienissima, ma mister Galeone, ha voluto comunque schierare in campo una squadra abbastanza offensiva (e alla fine, visto il pessimismo generale che c'era in giro prima della partita, possiamo dire che è andata anche benino) che il pubblico dorico ha scoperto solo al fischio di inizio dell'incontro, visto che per la prima volta, l'11 biancorosso non è uscito neanche per il riscaldamento (con lo stupore di tutto lo stadio!!!
C'era addirittura chi malignava che si volesse dare la vittoria a tavolino alla Roma, pur di evitare figuracce). Il 4-3-3 dorico vedeva, Milanese, Baggio, Bolic ed Helguera in difesa, centrocampo con Sommese, Anderson e Maini e in attacco Jardel, Grabbi e Pandev.
La partita è iniziata con la Roma subito in pressing e dopo soli 5 minuti, Cassano, spiazzato Marcon, ha fatto tremare la curva Nord, con un pallonetto dal limite aria che è andato per nostra fortuna a stamparsi sul palo.
L'attenta difesa biancorossa ha comunque saputo bloccare bene gli innesti giallorossi e i guizzi della super coppia Cassano-Totti, riuscendo addirittura a far ripartire l'Ancona in contropiede, sulle fasce, dove Sommese e Pandev hanno corso come forsennati. Ricordiamoci sempre che avversario avevamo di fronte…. E quindi nonostante l'assenza di Mancini e Chivu la difesa giallorossa ha saputo bloccare molto bene e senza alcun problema gli innesti dorici.
Un bravissimo Samue, un precisissimo Zebinà, hanno saputo far fronte senza problemi alle assenze. Comunque la squadra di Galeone, nonostante non riesca mai a segnare (tolto il goal di Bucchi, che sembrava un miracolo a Modena) ha convinto il suo pubblico e quello che conta di più è che lo ha fatto divertire. La curva nord ha incitato per ben 90 minuti la squadra e la ha anche applaudita alla fine dell'incontro. Che cosa chiederci di più?
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Col passare del tempo e ancor più nella ripresa, gli uomini di Capello trovano gli spazi ben presidiati da quelli di Galeone che non si chiudono all'indietro, ma anzi giocano palla a terra e provano spesso a innescare il contropiede. Buon per i giallorossi che Jardel sia troppo lento per dettare la profondità ai lanci di Sommese e Maini. Ne l'entrata di Carew a inizio secondo tempo, ne quella di De Rossi e Delvecchio cambiano il quadro tattico.
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Gli innesti di Bilica al posto di Baggio, uscito durante il primo tempo, di Goretti per Pandev e di Ganz per Jardel, hanno comunque convinto (e bisogna andare tanto dietro nel tempo, per ricordarsi una partita in cui anche i cambi, potessero convincere). l'Ancona rimane sul fondo della classifica ma con un briciolo di orgoglio in più.
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ultima modifica il 16 feb 2004

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di Guido Montanari Corriere Adriatico

I biancorossi tengono bene il campo anche se non sono riusciti quasi mai a rendersi pericolosi in attacco Mario Jardel è ancora lontano dalla forma migliore. Spettacolo sugli spalti A sorpresa il mister dorico schiera una formazione a trazione anteriore (4-2-3-1 il modulo) I giallorossi non riescono a schiacciare Maini e compagni nella loro metà campo. All'inizio palo di Cassano, poi ci pensa quattro volte Marcon.

Ma come fa la più bella del reame (la Roma) a non vincere al cospetto delle cenerentola della serie A (l'Ancona)? Dov'è finita la squadra che aveva battuto 4-0 la Juventus? Certamente non al Del Conero. Gli oltre 8 mila tifosi romanisti che avevano invaso il capoluogo marchigiano a fine partita si guardano attorno quasi increduli e parlano a ragione di una grossa occasione gettata al vento visto che il Milan non è andato oltre il pareggio a Lecce. Ma non era facile prevedere che i dorici alla ventunesima giornata, all'improvviso, decidessero di sfoderare grinta, orgoglio, schemi efficaci. In una parola quella dignità che finora era mancata. GALEONE SHOW - Al Del Conero tutti ad aspettarsi la goleada e i colpi ad effetto di Totti e compagni ed invece l'Ancona ultimissima in classifica fa il miracolo e riesce a fermare la corazzata giallorossa. Per riuscirci quel diavolo di un Galeone ne ha combinata una delle sue schierando un 4-2-3-1 (il modulo del Real Madrid dirà il mister dorico nel dopo partita), un modulo non previsto alla vigilia del match e molto offensivo che ha contribuito a tenere in apprensione la Roma e comunque a non farsi schiacciare più di tanto. Mettiamoci anche la buona giornata del portiere Marcon (almeno quattro interventi importanti su tentativi di Totti e Emerson), un palo di Cassano, la scarsa vena degli attaccanti giallorossi, ed ecco che il piatto è servito. Un pareggio che all'Ancona serve più che altro per il morale e il prestigio, essendo la quota salvezza sempre lontanissima, ma certo è un mezzo disastro per la Roma che non è riuscita ad approfittare del pareggio del Milan a Lecce. Che grande occasione perduta per i giallorossi... INIZIO DA BRIVIDI - Lo schema tutto a trazione anteriore di Galeone ovviamente lascia il fianco alle terrificanti folate offensive della Roma, e già ai primi minuti si capisce che non è una domenica fortunata per la squadra di Capello: Cassano solo davanti a Marcon, tocco preciso e palla che finisce la sua corsa sul palo. A proposito di Marcon: è stata la sua miglior partita con la maglia biancorossa, ha salvato la propria porta con un paio di interventi super. La parata più bella sicuramente su quel colpo di testa di Emerson, in mischia, che sembrava diretto in fondo al sacco. LA ROMA NON SFONDA - Tutti si aspettavano da un momento all'altro il gol giallorosso. Questa Ancona così sbilanciata in avanti per quanto avrebbe potuto reggere? Tra l'altro, a metà primo tempo Galeone perde Dino Baggio ieri schierato a sorpresa da Galeone sulla linea dei difensori. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, perché entra Bilica e sfodera una partita perfetta. Incredibile, proprio lui che era stato a lungo nel mirino dei tifosi e che si era reso protagonista di prestazioni imbarazzanti. Il tempo passa e l'Ancona comunque riesce a imbrigliare gli assalti degli ospiti. SOMMESE MOSTRUOSO - Niente gol nel primo tempo e niente gol anche nella ripresa. Anzi, la Roma nella seconda frazione di gioco, nonostante le tre punte con Carew al posto di Tommasi, fa anche meno sotto porta e mette paura ai dorici solo in alcune maxi-mischie. Marcon è bravo una volta su tocco ravvicinato di Carew, poi non corre più pericoli. Anche perchè la Roma non riesce a schiacciare i biancorossi con continuità, soprattutto grazie alle sortite di quel generosissimo guastatore che risponde al nome di Sommese: sulla fascia sinistra ha tenuto in costante apprensione Zebina costretto ripetutamente al fallo per fermare lo scatenato ex granata. E l'Ancona intanto respira, guadagna metri e in un'occasione nel finale di partita sfiora addirittura l'impresa: cross di Milanese dalla sinistra sul quale gli attaccanti dorici non arrivano per un soffio. I LIMITI DI JARDEL - Il brasiliano non è ancora in grado di reggere i novanta minuti e forse Galeone lo ha tenuto troppo in campo: la gente ha chiesto a gran voce l'ingresso di Ganz che quando si è alzato per scaldarsi ha ricevuto un'autentica ovazione. Nonostante gli allenamenti e qualche chilo in meno rispetto a quando è arrivato all'Ancona, l'attaccante carioca non può ancora fare la differenza. Peccato, perchè con un Jardel in condizioni "normali" (e con Rapaic) non sappiamo come sarebbe andata a finire ieri...


di Mario Cori Resto del Carlino

Lo sgambetto di zio Galeone.  Avvincente, mozzafiato, tiratissima fino alla fine. Il testa coda (o quasi) di giornata al Conero consegna alla Roma un punto sul quale potrebbe piangere lacrime amare (ma il Milan non fa meglio) e all'Ancona un altro che sa soprattutto di coraggio, perché ormai purtroppo i giochi sembrano proprio decisamente fatti...

Galeone fa un dispetto da niente all'amico Capello, proprio nel giorno in cui Ancelotti frena la corsa. La Roma spreca, spreca una manciata di palle gol e se ne duole. Un palo di Cassano all'inizio, Marcon alza tre sventole di Totti (14', 19' e 30'), di cui la seconda su punizione terrificante, due tentativi di Carew senza esito nella ripresa (13' e 32'). La Roma colleziona una buona manciata di palle gol, ma non sommerge l'Ancona, non la inchioda in area come era logico aspettarsi. Anzi all'inizio subisce pure le iniziative della Cenerentola rimessa in piedi da un modulo... Real. Capello si agita, all'inizio di ripresa si lascia pure andare a parole con l'amico Galeone sull' interpretazione di un fallo. Nervoso Don Fabio, nervoso anche in sala stampa. L'occasione buttata via è grossa. Ma come, ci hanno vinto quasi tutti al Conero e non ci vince una Magica Roma che si porta dietro ottomila tifosi ebbri della lezione inflitta alla Juve? Colpa dei giallorossi che sprecano e che ci mettono un tempo (meglio col tridente nella ripresa) a prendere d'assalto un bunker biancorosso mai così ben difeso. Colpa della Roma, ma anche merito dell'Ancona. L'ultima di Galeone è il modulo Real. Una vera delicatezza tattica inventata in un momento da mani nei capelli per una squadra ormai spacciata. Il modulo delle "merengues" stuzzica da un pezzo il "Gale". L'ha svelato nel suo primo giorno ad Ancona. Ma da lì ad applicano... Invece voilà. Ecco l'Ancona con un 4-2-3-1 mai visto. Novità assoluta Baggio (poi si fa male) centrale difensivo al fianco di Bolic, con gli scattanti Helguera e Milanese esterni. In mezzo Andersson e Maini a fare da tramite con un 3-1 offensivo tutto da capire. Da destra Sommese, Grabbi, Pandev. Tutti dietro Jardel, più appesantito ed impacciato di quando è arrivato. Risultato pratico: nessun tiro in porta con tanti attaccanti. ma obiettivo tattico centrato: la difesa della Roma resta quasi sempre "bassa". Il centro-campo così non viene accompagnato e per tutto il primo tempo (incredibile) la Roma si distende in contropiede. Insomma tanti attaccanti tutti insieme, nessun pericolo per Pelizzoli ma distonie evidenti per la Roma in fase di costruzione. Per la serie (regista Galeone): la migliore difesa è l'attacco. Non importa se non si tira in porta. L'importante è concedere poco. Come difatti avviene. La Roma resta sulle sue, si intreccia, sbaglia, si innervosisce, la butta sulla battaglia e perde scontri importanti. E' scontro fisico nella ripresa, e l'Ancona non molla la presa, guadagnandosi il punto della soddisfazione. Avesse giocato altre volte così...


di Matteo Massi Resto del Carlino

ANCONA - In sala stampa si è rivisto Ermanno Pieroni. Sicuramente più disteso e un pizzico più sereno rispetto alle ultime volte. Potere di un pari strappato dall'Ancona alla Roma. Il patron non ha regalato sorrisi, ma un piccolo ghigno se l'è lasciato scappare. La capatina in sala stampa era doverosa. Le telecamere di Gioco Calcio erano pronte per lui. Per ascoltare la sua voce, dopo che la Cenerentola Ancona ha fatto passare una brutta domenica alla lanciatissima Roma e che ha reso un inatteso quanto prezioso servigio al Milan dell'amico Galliani. "Una buona prestazione -ha detto Pieroni -. Una prestazione che ci dà sicuramente coraggio. L'Ancona si è espressa bene al cospetto di una grande formazione quale la Roma". La salvezza, numeri e classifica alla mano, resta una chimera. Pieroni però non si arrende. Continua a dirlo e ribadirlo ai quattro venti. "Questa partita ci sarà sicuramente di aiuto. Soprattutto per il nostro morale. Adesso dobbiamo pensare a recuperare giocatori importanti. Come Rapaic ad esempio, che è ancora fermo ai box". Galeone vorrebbe mangiarsi le mani per non aver avuto alle sue dipendenze in una gara del genere proprio il croato. "La sua assenza pesa - ha detto più volte il tecnico -. Un giocatore del genere è importantissimo per la nostra squadra. Salta l'uomo, ci dà profondità ed è pericoloso sui calci piazzati". Galeone ieri si è ingegnato per sopperire all'assenza del croato. Ha rigettato il 4-3-3 e si è affidato al modulo Real. L'ha sempre affascinato il modo d'operare in campo delle merengues. Il convento Ancona non passa le grandi stelle, su cui può contare Queiroz, ma lui si è arrangiato comunque. Ha provato a spaventare la Roma ed inizialmente anche il pubblico con una squadra, che sulla carta sembrava alquanto spregiudicata. La strada tattica che ha scelto è chiara. Certo la stagione è ormai compromessa. Galeone però spera di togliersi prima o poi qualche soddisfazione personale. Adesso l'Ancona sarà attesa da una doppia trasferta. Prima Udine e poi Torino. Praticamente le forche caudine. Si presenterà al doppio appuntamento forte di questo pareggio, che conta poco o nulla per la classifica, ma molto per il morale. E soprattutto, per la prima volta in questa stagione, la ripresa degli allenamenti, in programma per, domani, sarà meno triste. Certo non ci sarà da ammazzarsi dalle risate, perché l'Ancona ultima era ed ultima resta, ma almeno un sorrisino (senza malizia) ci potrà scappare... Con buona pace della Roma e con i ringraziamenti, doverosi a questo punto, del Milan.


di Paolo Butturini Gazzetta dello Sport

Finisce 0-0 e i giallorossi perdono l'occasione di avvicinare il Milan in testa alla classifica. Ottima gara dei marchigiani.

ANCONA, 15 febbraio 2004 - Due punti buttati e il Milan che resta a cinque lunghezze, la Roma esce dal Conero con questo magro bottino, fermata sullo 0-0 da un Ancona tonico e ben messo in campo. I giallorossi giocano un buon primo tempo e colpiscono un palo con Cassano al 5' e sfiorano il vantaggio con Totti al 30', grande parata di Marcon, protagonista di un'ottima prestazione. Nella ripresa la squadra di Capello cade prigioniera della rete tesa da Galeone e, complice la giornata no di Cassano, non riesce a trovare il colpo vincente. Capello, privo del febbricitante Mancini, deve rinunciare anche a Chivu che va in panchina, a favore di Dellas che si piazza al centro della difesa con Samuel. Per il resto la squadra giallorossa è la stessa che ha battuto la Juventus. Novità, invece, in casa anconetana: Galeone prova Dino Baggio al centro del pacchetto arretrato e imbastisce un centrocampo dinamico con Maini, Andersson e Sommese, Pandev e Grabbi agiscono sulle corsie a fianco di Jardel. Le preoccupazioni di Capello ("Attenti a non ripetere l'errore della passata stagione a Venezia") si materializzano sul campo dove, dopo la fiammata iniziale e il palo di Cassano, si vede la Roma mantenere una sterile supremazia territoriale, ma non riuscire mai a mettere l'Ancona nell'angolo. Totti è sempre lo stesso e il suo tiro al 30', quasi la copia di quello che fruttò la traversa contro la Juve, trova un Marcon in grande giornata. Col passare del tempo e ancor più nella ripresa, gli uomini di Capello trovano gli spazi ben presidiati da quelli di Galeone che non si chiudono all'indietro, ma anzi giocano palla a terra e provano spesso a innescare il contropiede. Buon per i giallorossi che Jardel sia troppo lento per dettare la profondità ai lanci di Sommese e Maini. Ne l'entrata di Carew a inizio secondo tempo, ne quella di De Rossi e Delvecchio cambiano il quadro tattico. La Roma resta a cinque lunghezze dal Milan, l'Ancona rimane sul fondo della classifica ma con un briciolo di orgoglio in più.


di Antonio Fedeli

Solo uno zero a zero per i giallorossi sul campo dell'ultima in classifica. I giallorossi sbagliano diverse occasioni da gol. La Roma imbrigliata dall'Ancona, il Milan resta lontano.

La Roma inciampa ad Ancona dove non riesce a fare neppure un gol contro la difesa più perforata di tutta la serie A. Finisce 0-0, un punto che serve pochissimo all'Ancona, che si rivitalizza nel morale ma non cambia di una virgola la propria classifica, e che non permette alla Roma di recuperare sul Milan, fermato dal Lecce. E' stata una dimostrazione di tattica da parte della squadra di Galeone, che si è difesa per l'intero match senza affanni e che ha fatto ricorso con successo a Marcon quando c'è stato bisogno. Capello ha tentato le sue carte: prima senza Carew, poi con il norvegese, nel finale anche con Delvecchio ma la porta dei dorici è risultata essere invalicabile. Il tecnico romanista, oltre Montella, Mancini e Candela, alla fine deve far accomodare Chivu in panchina ed al suo posto inserisce Dellas. Dall'altro lato anche Galeone è costretto a rivoluzionare la squadra e schiera Dino Baggio addirittura come centrale difensivo. Il modulo scelto dal tecnico dei dorici è il 3-4-3 malgrado di fronte ci sia la temibile Roma. La Roma attacca a testa bassa con Cassano (oggi in ombra) e Totti, un connubio sempre più perfetto, ma si trova sulla sua strada un Marcon in splendida giornata di grazia. Il portiere dell'Ancona si esibisce in alcuni splendidi interventi che negano la gioia del gol a Totti e Cassano, mentre Capello a metà del primo tempo inizia a far scaldare Carew, che entrerà all'inizio della ripresa. I piani di Galeone saltano prima della fine del tempo, quando è costretto a far uscire Baggio per un leggero infortunio ed al suo posto inserisce Bilica. L'Ancona cerca di pungere anche davanti, ma Jardel è più prezioso nei ripiegamenti sui calci d'angolo (7-0 per la Roma nei primi 45', 10-1 alla fine) piuttosto che davanti a Pelizzoli, dove praticamente non arriva mai. La ripresa non cambia la sostanza, anche se le azioni pericolose da parte romanista sono di meno e l'Ancona cerca di pungere con più regolarità. Non succede nulla fino alla fine e quando Paparesta fischia la fine il risultato è ancora quello di partenza.


di Alessandro Catapano Gazzetta dello Sport

ROMA, 16 febbraio 2004 - Lo hanno riconosciuto in molti, è sotto gli occhi di tutti: il pareggio a reti bianche di Ancona ha il sapore di una sconfitta. E' ancora presto per stabilire se i due punti lasciati al Conero risulteranno decisivi nella corsa scudetto, di certo si può dire che la Roma ha perso un'occasione gigantesca per recuperare terreno al Milan, fermato da un ottimo Lecce. "Abbiamo sprecato tante occasioni da gol, nel calcio ci può stare", ha detto a caldo Capello nel dopo partita. Già. Ci può stare che una squadra in lotta per il titolo debba fare a meno del suo centravanti migliore, fermo ai box da mesi per la rottura del menisco. Si tratta di sfortuna. Ci può stare di meno che la stessa squadra debba scoprire nel momento cruciale del campionato di essere quasi Montella-dipendente. Quasi, perché ad Ancona mancava pure il brasiliano Mancini (oltre a Chivu) e allora senza un bomber di razza e senza un'ala che sa pure fare l'attaccante, diventa molto dura segnare un gol, perfino all'ultima in classifica. Soprattutto se Totti e Cassano non sono in giornata di grazia e Carew dimostra di mancare di opportunismo. Il norvegese, ma questo si sapeva già, non è il Batistuta dei tempi d'oro, quello che segnò 20 gol nel campionato dello scudetto. E allora? Si ritorna a Montella: la Roma spera di recuperare al più presto l'attaccante napoletano. Quando? Già dal prossimo turno di campionato. Dopo il classico lunedì di riposo, domani la squadra si ritroverà a Trigoria per riprendere gli allenamenti in vista della partita di domenica con il Siena. La notizia più bella è che proprio Montella dovrebbe rientrare a far parte del gruppo. L'ultima apparizione dell'Aeroplanino risale al 23 novembre scorso, Bologna-Roma. Poi, l'infortunio al menisco. Prima Montella aveva fatto in tempo a segnare cinque gol in nove spezzoni di partite.


di Ugo Trani Il Messaggero

ANCONA - Il passo falso non è del Milan, che pareggia a Lecce, ma è della Roma, che frena ancora, stavolta nel giorno sbagliato e contro l’avversario ideale. L’Ancona, ultimissimo in classifica e con nessuna speranza di salvezza, blocca il secondo attacco del torneo. Questo zero a zero somiglia tantissimo al pari di Venezia di due anni fa e potrebbe essere fatale nella corsa per lo scudetto. Sprecata, dunque, la grande chance per avvicinare i rivali in fuga, in questo mese in cui il calendario dei giallorossi è migliore di quello dei rossoneri. Passabile la prova, solo per le occasioni create, negativo il risultato. Capello deve augurarsi che la goleada alla Juve, utile per ripartire, non sia un’impresa isolata in mezzo a due trasferte che la Roma ha sfruttato malissimo. Un punto negli ultimi due viaggi, il primo a fine gennaio a Brescia, e soprattutto nessuna rete segnata. È il difetto più evidente dei giallorossi in questo periodo: poco concreti, quando giocano fuori casa. Contro l’Ancona, le palle gol ci sono state. La maggior parte nel primo tempo. Troppo evanescenti, però, gli uomini chiamati a chiudere l’azione. Cassano, ispiratissimo nei primi quarantacinque minuti, e Totti, ma anche gli altri, i centrocampisti e i difensori. Piacersi troppo può risultare controproducente. Meglio essere cinici e mettere al sicuro il risultato. Basta tornare indietro di due mesi, alla partita di Empoli: lì il discorso fu chiuso nella prima parte. Doveva essere così anche ieri. Sino a prima di Natale questo gruppo, per concentrazione e determinazione, non ha mai fallito un colpo. Adesso fatica e contro formazioni che non sono competitive. Non bisogna credere all’Ancona rigenerato dal terzo allenatore stagionale e riequilibrato con gli ultimi acquisti. Galeone si è preso giustamente i meriti per aver fermato una grande (la sua squadra aveva preso i cinque punti con Brescia, Modena, Reggina, Siena e Perugia e nelle ultime dieci gare, prima di ieri, aveva ottenuto solo un pari). Esagera, però, quando dice che per fermare la Roma ha dovuto copiare il Real Madrid, modulo quattro-due-tre-uno, con tre uomini dietro a Jardel, fisicamente in ritardo, da destra Sommese, Grabbi e Pandev, che avrebbero creato problemi ai due mediani Emerson e Dacourt, portati ad attaccare. Il suo discorso non regge. I giallorossi sono riusciti a fare la partita sin dall’inizio, con un quattro-quattro-due forse troppo difensivo ma che ha comunque prodotto diverse occasioni da rete, almeno cinque nel primo tempo, la più netta dopo cinque minuti, lancio di Totti e palo di Cassano dopo pallonetto a Marcon, poi bravo su due conclusioni del capitano giallorosso, la seconda su punizione, e su un colpo di testa di Emerson. Anche Dellas, all’ultimo momento nel ruolo di Chivu infortunato: solo in area, il difensore ha calciato malissimo di sinistro, con pallone finito nella curva dei tifosi dell’Ancona. L’Ancona accetta di lasciare l’iniziativa alla Roma, che però non ne approfitta. Anche se il vantaggio sembra poter arrivare da un momento all’altro, l’assetto scelto da Capello non agevola il compito dei giallorossi. Manca un centravanti, nel momento migliore della squadra. Quando poi entra Carew, fuori Tommasi nell’intervallo (Mancini è insostituibile), pur con tutta la ripresa a disposizione, il gruppo mostra subito frenesia. L’assalto nel secondo tempo porta altre quattro occasioni, non così pericolose se paragonate a quelle del primo. Finiscono fuori i colpi di testa di Panucci e De Rossi, quest’ultimo entrato con la mentalità giusta ma tardi, proprio al posto del difensore; non spaventano Marcon due mezze conclusioni di Carew. Rallenta Totti, evapora Cassano, sostituito nel finale con Delvecchio, ancora una volta utilizzato come mossa della disperazione. A proposito di sostituzioni: se c’è da fare un appunto a Capello, probabilmente avrebbe dovuto cambiare prima dell’inizio della partita e non durante. Il modulo che ha funzionato contro la Juventus, non è stato altrettanto efficace contro l’Ancona. E lui doveva saperlo.


di Mimmo Cugini Il Messaggero

La notizia è che l’Ancona pareggia con la Roma giocando a calcio. Niente barricate, quelle a Giovanni Galeone non sono mai piaciute. Per realizzare grande imprese e questa sicuramete lo è, ci vuole un po’ di fortuna e tanto coraggio. L’Ancona che di fortuna in questo campionato ne ha avuta davvero poca trova la grande giornata di Sergio Marcon: il portiere arrivato come secondo di Scarpi e poi destinato a fare da alter ego anche a Hedman prima dell’infortunio dello svedese, trova la sua domenica da protagonista e nel primo tempo dice no quattro volte alla squadra giallorossa deviando i tiri di Totti (14’ e 30’) e Emerson (15’ e 18’), mentre il palo alla sua destra lo salva dalla capitolazione quando Cassano lanciato da Totti gli sbuca dabanti dopo soli 5 minuti di gioco in quella che resterà l’unica vera palla-gol creata dalla squadra giallorossa.  La Roma pensa che sia tutto facile, ma la passeggiata in Riviera alla fine gli resterà indigesta e l’Ancona raccoglie il suo sesto pareggio della stagione riconciliandosi con la sua gente. Il Del Conero è uno spettacolo con più di ventimila spettatori, la metà sono romani e si fanno sentire ma il popolo biancorosso ritrova d’un colpo l’amore per la sua squadra. Galeone sorprende tutti nella scelta del modulo e degli uomini: addio al tanto amato 4-3-3 per sposare il modulo del Real Madrid: 4-2-3-1. Certo qui non ci sono Figo, Beckham, Raul e Ronaldo a interpretarlo, ma va apprezzato il tentativo di produrre calcio piuttosto che distruggere quello degli avversari. Novità anche nella scelta degli uomini e dei ruoli: al centro della difesa c’è Dino Baggio che affianca Bolic, poi Andersson e Maini davanti alla difesa e un tridente alle spalle di Jardel. Dietro il brasiliano, che all’esordio al Del Conero dimostra di essere ancora lontano da una condizione accettabile si muovono Sommese (a destra), Grabbi (centrale) e Pandev (a sinistra). Il meccanismo funziona perchè la Roma non riesce a sfondare sugli esterni dove Pandev blocca Tommasi (preferito a D’Agostino per sostituire l’infortunato Mancini) e Sommese limita Panucci mentre Dacourt, Emerson e Lima fanno fatica a trovare spazi per far arrivare palloni interessanti a Totti e Cassano. Così la Roma riesce a verticalizzare solo nell’occasione del palo colpito da Cassano e per il resto sfrutta i calci da fermo per impegnare Marcon, a dimostrazione che la superiorità tecnica indiscutibile dei giallorossi non trova sbocchi per il traffico che c’è in mezzo al campo. Tiene anche Dino Baggio dietro, dando una mano a centrocampo quando l’azione deve ripartire, poi però il capitano deve arrendersi a pochi minuti dalla fine del primo tempo per infortunio e lascia il posto a Bilica. E’ un cambio che Galeone aveva programmato in caso di ingresso di Carew e siccome Capello inserisce il norvegese all’inizio della ripresa ecco che il tecnico dorico lascia tutto com’è. Bilica lo premierà giovando una partita perfetta. L’Ancona del secondo tempo in difesa tiene benissimo e dà anche l’impressione di poter avvicinarsi alla porta di Pelizzoli se solo avesse un attaccante in condizioni accettabili. Jardel non lo è ancora e vanifica ogni possibilità offensiva fino a che Galeone non lo sostituisce con Ganz invocato dal popolo biancorosso come il salvatore dela patria. In contropiede ci sarebbero le possibilità per sperare nella prima vittoria della stagione, ma un recupero miracoloso di Samuel su Jardel e un errore di Goretti nel tiro dai venti metri fanno capire che la partita non si schioderà dal nulla di fatto. E chi poteva pensarlo dopo il 4-0 rifilato dalla Roma alla Juventus domenica scorsa? Probabilmente solo Galeone.


di Pierfrancesco Chaivacci Il Messaggero

Marcon modesto: «Niente di speciale»

ANCONA - La parola rivincita non figura nel vocabolario di Sergio Marcon. Non c'è nemmeno un sinonimo. La serenità è quella di chi ha chiuso a chiave la sua porta, respingendo la Roma ed il travolgente entusiasmo della sua gente. L'arrivo di Hedman lo aveva riportato in panchina. Il portiere dell'Ancona abbozza un sorriso. "Ho fatto quello che deve fare un portiere. Non spetta a me fare le scelte, io devo cercare di fare al meglio il mio lavoro". Parole semplici per spiegare un paio di capolavori salva-risultato. "L'intervento più difficile, probabilmente, è stato quello sul colpo di testa di Emerson, anche perché il pallone è stato deviato dalla spalla di Jardel. Ma non è stato semplice nemmeno deviare la punizione di Totti, ho visto il pallone all'ultimo momento. Ma era sul mio palo ed era giusto che il pallone non entrasse". I giornalisti presenti nella tribuna stampa del Del Conero lo hanno premiato come migliore in campo. Il riconoscimento ha il potere di sorprendere Marcon. "Credo sia la prima volta che ricevo il premio di migliore in campo in serie A, anche se mi era capitato di fare una bella prestazione all'Olimpico, proprio contro la Roma, con la maglia del Piacenza". L'Ancona si coccola un punto che nasconde parecchi significati, forse al di là di quelli di classifica. "Questo pareggio ci dà morale - ammette il portiere biancorosso -, contro la Roma si è vista una squadra che ha giocato. Tutti ci davano battuti in partenza, noi per primi sappiamo che è un nostro dovere giocare fino in fondo tutte le partite. Contro la squadra di Capello lo abbiamo fatto e siamo stati premiati, altre volte invece è mancato il conforto del risultato". Poco o nulla è cambiato in classifica (i punti di margine dalla quartultima erano tredici e tredici sono rimasti), ma lo 0-0 contro la Roma dà valore al refrain obbligato in casa Ancona. "Finché la matematica non ci condanna dobbiamo continuare a credere nella salvezza. Magari anche con il sostegno di prestazioni come quella contro i giallorossi. La soddisfazione va al di là del risultato ottenuto contro Totti e compagni, soprattutto per la buona prestazione disputata. Loro ci hanno creato qualche pericolo soprattutto nel primo tempo, poi nella seconda parte della gara non ci hanno impensierito più di tanto e siamo riusciti quasi sempre a contenerli al meglio. Abbiamo avuto buone ripartenze: è vero, non siamo riusciti a concretizzare qualche buon contropiede ma non ci possiamo dimenticare che di fronte avevamo pur sempre la Roma". Lo invitano a passare sotto i riflettori delle tv: Marcon nicchia, quasi pudicamente, forse nemmeno lui troppo cosciente di poter per una volta vestire i panni dell'eroe. Magari anche solo per un giorno.

 

  La partita raccontata in dialetto anconetano.
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