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ultima modifica il 19 ago 2003

400x40_interviste.jpg (5056 byte) Pierfrancesco Chiavacci
I TIFOSI «I fischi? Con il Pisa erano inevitabili» Ma resta la fiducia nella società: «Chi gestisce l’Ancona sa quello che deve fare e interverrà»

ANCONA - La voce del popolo è seriosa. Apprensione e preoccupazione. Sensazioni legittime dopo la prima uscita ufficiale dell’Ancona, che ha lasciato un velo di inquietudine in una tifoseria quasi spaesata dall’impalpabile prestazione della squadra di Menichini. Il giorno dopo l’eco dei fischi e dei cori che a fine gara hanno accompagnato l’Ancona verso lo spogliatoio si è quasi esaurito. «E’ stata una reazione comprensibile – ammette Eros Giardini dei C.u.b.a. – ma sempre nei limiti della civiltà. Sfido chiunque che al termine del confronto con il Pisa a non essere preoccupato. E molti lo ha manifestato. Una partita giocata così male, del resto, non la si ricordava da tempo immemorabile. Con tutte le scusanti del caso, che comunque non sono tantissime. In fondo, questa è la squadra che abbiamo e con questa squadra dobbiamo pensare di affrontare la serie A. Non è un problema né di uomini, né di mister, né di società: il fatto è che ogni campionato ha il suo livello e forse per affrontare la massima serie non è stato ancora fatto abbastanza. Aspettiamo, del resto in seno a questa società ci sono persone capaci, che sapranno come porre rimedio. La città di Ancona ha già dimostrato di avere fiducia e lo dimostrano i 7.500 abbonamenti sottoscritti fino a questo momento, un record assoluto per il capoluogo dorico. Ripeto, se c’è stata una reazione da parte del pubblico è decisamente legittima. Contro il Parma la squadra ha giocato una prima buona mezz’ora, poi la squadra emiliana ha fatto vedere di avere ottime potenzialità e ci ha messo sotto. Contro il Pisa, invece, non si è visto proprio nulla. Aspettiamo giovedì per vedere i biancorossi all’opera contro la Roma, magari vinciamo 8-0 e fughiamo ogni dubbio». Preoccupazione è la parola che fa tendenza in una giornata ricca di pensieri. «Sono settimane un po’ particolari per il tifoso dell’Ancona – confessa Milvia Bianchi delle Donne Doriche – ieri (domenica, ndr.) francamente siamo andati a dormire con il magone. E la notizia che c’è chi ci vuol mettere i bastoni tra le ruote non ci può far stare sereni. Contro il Pisa, pensavamo di passare una serata diversa. La tifoseria ha reagito sottolineando il malumore del momento, ma è anche vero che non si è visto un minimo di gioco. Ed è questo, soprattutto, a creare apprensione. Simoni? E’ chiaro che il suo esonero ha diviso il pubblico, ma se devo interpretare quei fischi e quei cori credo siano dovuti alla pochezza mostrata dall’Ancona contro una squadra di terza serie. Di attenuanti, è vero, ce ne sono tante: le assenze, la ancora scarsa preparazione, ma tra dodici giorni inizia il campionato di serie A. Resto fiduciosa, perché chi sta dietro le quinte sa se è il caso o meno di intervenire per sistemare le cose». I toni, insomma, restano smorzati, nonostante i crucci che ha portato con sé l’esordio Coppa Italia. Anche perché «non tutte le colpe possono essere addossate a Menichini – sottolinea Maurizio Agostinelli dell’Associazione Ancona Club –. E’ chiaro che manca qualche elemento che dia sostanza in campo, un giocatore come Schenardi che l’anno scorso faceva arrivare parecchi palloni in avanti. Daino da solo non può coprire l’intera fascia. Qualche innesto di giovani farebbe al caso di questa squadra. Il pubblico di Ancona ha dato piena fiducia a questo progetto, ma adesso occorre anche vedere un po’ di gioco. Contro il Pisa l’unico diversivo è stato unicamente palla lunga e pedalare. Solo che non pedalava nessuno... Non è solo con Russo, Daino e Scarpi che possiamo pensare di affrontare la serie A. Il segnale di malcontento tra chi paga il biglietto ci può stare, soprattutto se viene espresso da quei tifosi che ci tengono veramente alle sorti di questa Ancona».
  La partita raccontata in dialetto anconetano.
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