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ultima modifica il 07 ott 2003 |

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Guido Montanari |
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Mai nella lunga storia dell'Ancona un
allenatore era stato mandato via così presto. L'ungherese Molnar, nel 1932, se ne andò
alla quinta giornata. L'addio del mister. "Non scaricate tutto su di me" "Da
qualche giocatore mi aspettavo di più. Un saluto ai tifosi"
L'ultimo saluto ha voluto darcelo al Passetto: quattro chiacchiere con Leonardo Menichini
sotto il Monumento ai Caduti... Ogni riferimento al naufragio della sua avventura sulla
panchina dorica è puramente casuale. «Io mi sento di essere caduto... in piedi. Lascio
una squadra dopo appena quattro gare. Non vorrei insomma che un domani i guai dell'Ancona,
se guai ci saranno, si scaricassero tutti sul sottoscritto, Signori, ci sono ancora trenta
partite da giocare non so se mi spiego...». - Mister, se si
volta indietro cosa vede di questa breve esperienza anconetana? «Cosa
vedo... Vedo questa grande occasione che purtroppo è sfumata. Per me sotto il profilo
professionale era sicuramente una chance importante. Dopo tanti anni come allenatore in
seconda mi si era prospettata questa possibilità e io ho fatto di tutto affinchè le cose
andassero per il verso giusto, ma purtroppo...». - Dove
finisce l'autocritica e dove iniziano le colpe degli altri? «Quando le
cose non vanno le responsabilità non sono mai di uno solo. Per vari motivi messi insieme
questa esperienza non è andata come avremmo voluto». - Ne
dica qualcuno di questi motivi... «Ho cercato di ottenere il massimo da
questo gruppo, ma forse non ci sono riuscito. Ho la coscienza a posto comunque. I
motivi... Uno potrebbe essere il calendario iniziale dove abbiamo incontrato squadre
terrificanti come Milan e Roma nelle prime giornate, poi lo scontro diretto a Lecce e
quello in casa col Modena. Direi che alla nostra classifica manca un punto, quello perso a
Lecce». - Un punto che le è costato la panchina? «Io
credo che se in questo momento avessimo due punti in classifica si sarebbero fatti
certamente meno drammi. Qui sembra che abbia fatto dei disastri solo io... Ho letto che
sono stato anche eliminato dalla Coppa Italia ma nessuno ha ricordato che ho perso una
partita col Pisa me le altre due con Samb e Ternana non si sono disputate per le nota
protesta delle società. Mi fanno perdere anche le partite che non ho giocato...». - Ci sono delle attenuanti... «Senza dubbio,
alcuni giocatori sono arrivati tardi e non in perfette condizioni, vedi Poggi, alcuni sono
arrivati in corsa, vedi Sommese e Bruno. Avevo a che fare con una squadra tutta nuova e da
assemblare. La Coppa Italia, che poteva essere un buon rodaggio, in pratica non l'abbiamo
giocata. Metteteci qualche infortunio e i giochi sono fatti». -
Non ha nulla da rimproverare ai suoi giocatori? «Io credo che tutti
abbiano dato il massimo, se qualcuno non l'ha fatto o addirittura ha remato contro non lo
so... Posso solo dire che mi sarei aspettato di più da qualche giocatore». - Lei dal primo giorno che è arrivato aveva dietro l'ombra di Gigi
Simoni... «Gigi è un grande allenatore e una persona che stimo. E' ovvio
che abbia lasciato un bel ricordo, ma io vi assicuro che una volta accettata la panchina
dell'Ancona non ho pensato a chi c'era prima di me». - E
con Pieroni come vi siete lasciati? «Bene. Purtroppo il calcio è questo.
Ringrazio comunque il patron della fiducia che mi aveva accordato». -
Ma adesso quale sarà il futuro di Menichini? «Spero che qualcuno si
ricordi di me. Ovvio che non ripartirò dalla serie A, ma la voglia di allenare è più
forte di prima». - Magari arriva una chiamata di Mazzone... «Al
momento ne dubito e poi, lo ribadisco, mi piacerebbe ancora tentare l'esperienza come
primo allenatore». - L'hanno accusata di essere troppo
ombroso e freddo con i giocatori... «E' il mio modo di lavorare, non
credo che per ottenere i risultati si debba ridere e scherzare con i giocatori. Ognuno ha
il proprio ruolo». - Si è sentito accettato dalla piazza
dorica? «E' chiaro che per essere un esordiente, molto dipendeva dai
risultati. I risultati non sono arrivati e tutto è diventato difficile ma sempre nei
limiti della civiltà. Non posso che dire bene di Ancona e dei suoi tifosi che si sono
dimostrati degli autentici signori». - E Sonetti?
«Grande professionista, spero davvero che riesca a far bene. Lui e l'Ancona».
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