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ultima modifica il 07 ott 2003

400x40_interviste.jpg (5056 byte) Guido Montanari
"Lo spogliatoio è spaccato, ognuno pensa a salvare se stesso. Ho sbagliato ad accettare certi consigli sul mercato ma non è finita qui" "Comprendo benissimo la rabbia dei tifosi ma guai a chi oltrepassa i limiti della civiltà" La furia del patron: durissime accuse ai giocatori biancorossi "C'è gente brava a parole ma in campo..." Da oggi in ritiro
"Un'armata Brancaleone Io, Pieroni, mi vergogno" - Presidente Pieroni, un momento difficile per l'Ancona e anche per lei visto che per la prima volta è stato contestato allo stadio? «Innanzitutto chiariamo una cosa: io non sono scappato, me ne sono andato perchè non stavo bene. Avevo 38 di febbre e avevo deciso di andare comunque alla partita per rispetto di Sonetti e della squadra. Mi sono messo dentro la cabina radio per non prendere freddo, ma stavo troppo male. Me ne sarei andato anche se il risultato fosse stato di 2-0 per l'Ancona anzichè per l'Udinese. Io non devo scappare da niente e da nessuno».- D'accordo, ma torniamo alla contestazione... «Non è vero che è la prima volta che accade. Ero stato già contestato lo scorso anno durante l'allenamento dopo la sconfitta in casa col Lecce. Alcuni tifosi mi dissero che l'Ancona era loro, che lo stadio era loro, che tutto era loro! Non è vero, l'Ancona è mia che ci metto i soldi e che rischio in prima persona. Poi sono stato contestato persino nel giorno della festa della promozione, il 15 giugno a piazza Cavour, pensate un po', fischiato nel giorno della festa dell'Ancona...». - Allora una contestazione assurda secondo lei? «No, perchè la squadra ha giocato in una maniera vergognosa, capisco la rabbia della gente, anzi la giustifico. Ma la gente deve capire che il più deluso sono proprio io e soprattutto non accetto minacce o, peggio, episodi di violenza». - In curva hanno anche tirato fuori uno striscione... «Sì, c'era scritto che devo spendere i soldi degli abbonati. Ma lo sanno che l'ingaggio di due nostri giocatori a caso, è più alto dell'intero incasso della campagna abbonamenti? Lo sanno o fanno finta di non saperlo? Se l'Ancona va male e retrocede chi ci rimette per primo sono io. Cari signori, nell'Ancona Calcio non c'è da guadagnare soldi ma questa è un'azienda, la mia azienda. Sono il primo ad essere scontento e cercherò di portare dei correttivi». - La sentiamo turbato per la protesta scoppiata durante Ancona-Udinese... «Qualcuno si è già dimenticato che ho portato l'Ancona dalla serie C alla serie A in pochi anni e questo mi ha ferito. La squadra non va e anche io, se fossi stato un tifoso biancorosso, avrei fischiato, ma sempre nei limiti della civiltà. Invece un centinaio di questi personaggi ha sfondato i cancelli e dalla curva sono entrati senza permesso in tribuna violentando un settore, ho sentito poi cori molto volgari che col calcio non c'entrano niente ma violano la privacy delle persone. E sia chiara una cosa: sono pronto a denunciare al Questore chiunque si metterà fuori dalla legge. Ad Ancona abbiamo sempre accettato il verdetto del campo con estrema sportività: che sta succedendo adesso? Cosa c'è dietro a tutto questo? - Ma perchè ce l'hanno con lei? Del resto ha portato l'Ancona in serie A... «Ma forse perchè non sono simpatico, ma la cosa che mi interessa è l'Ancona... non far ridere la gente. Certo, io non sono mai stato colluso con certi tifosi, ho sempre proseguito per la mia strada e mi pare che i fatti mi abbiano dato ampiamente ragione. Ma forse questi tifosi sono politicizzati, sono strumentalizzati, sono manovrati, sono foraggiati? Mi dicono che in curva da un po' di tempo c'è anche qualche "assessorucolo", mi dicono che ci sono giocatori che in questo momento sono fuori rosa. Ma ripeto: non mi lascerò intimidire e non mi lascerò condizionare. Le scelte nell'Ancona Calcio le faccio io e vado avanti per la mia strada. ma cosa vogliono questi tifosi? Ce l'hanno portata loro l'Ancona in serie A? L'Ancona Calcio è il frutto del mio lavoro e dei miei sacrifici. Mi accusano di non spendere i soldi... ma vengano a vedere in società! Che ne sanno... Per me questi non sono neanche tifosi, per me possono anche starsene fuori dallo stadio la domenica. Io devo rendere conto a quei 9200 abbonati che sono giustamente inferociti visto che l'Ancona di oggi non è una squadra ma un'armata Brancaleone!». - Una rottura con la curva quindi? «Non voglio rotture. L'Ancona ha bisogno del tifo più caldo e voi mi siete testimoni che ho elogiato tantissime volte questi tifosi. Ma non voglio che vengano a comandare in casa mia e soprattutto mi dissocio da qualsiasi forma di violenza. Non ho niente da spartire con certi personaggi, uno mi ha anche detto che devo andarmene perchè sono di Jesi. Pensate un po'... ma lo sa questo signore che la metà dei novemila abbonati viene dalla provincia?. E poi anche certe contestazioni mi lasciano perplesso...». - Ad esempio? «Noto che persino nelle contestazioni ci sono figli e figliastri. Anche Ganz e Daino hanno delle responsabilità di questa brutta situazione, eppure non vengono toccati mentre quel poveraccio di Hubner viene puntualmente massacrato. Molto strano... Hubner non se lo merita, anche a livello umano visto che è una persona per bene e che dovunque è andato è sempre stato amato dai tifosi. Ganz a Roma si è mangiato un gol più facile di quello sbagliato da Hubner con l'Udinese eppure non mi sembra che abbia ricevuto tante critiche. Perché? Io non vado a simpatie, tutti mi devono dimostrare di essere all'altezza e la prima cosa che chiederò a Sonetti è di mettere in tribuna chi non si impegna». - Passiamo ai giocatori, presidente? «Volentieri, e chiariamo bene una cosa: nell'Ancona di oggi non esiste un gruppo e senza gruppo non si costruiscono le vittorie. Lo sapete voi che lo spogliatoio è diviso tra vecchi e nuovi? No? Allora ve lo dico io... Non ho mai visto una decina di loro andare una sera a mangiare una pizza insieme. Qui c'è gente che pensa solo a salvare il proprio sederino. Ma io non sono fesso e ho capito certi giochetti. Adesso non ci sono più alibi: mi assumo la responsabilità di questa squadra e siccome ci sono 29 giornate da giocare, io non mollo e loro, i giocatori, dovranno fare altrettanto perchè li tengo in ritiro a vita!». - A proposito si va a Norcia? «Esattamente. Fino a quando? Vedremo...». - Ma è vero che la squadra è in silenzio stampa? «A quanto pare c'è questa richiesta che arriva dai giocatori. Non è ancora stato deciso ma se così fosse non preoccupatevi: io e Sonetti ne abbiamo di cose da dire... Parlerò tutti i giorni e smaschererò pubblicamente chi tira indietro la gamba. Bisogna difendere la serie A e io non mi tiro indietro, sarò il primo a rimboccarmi le maniche, del resto ho risolto tante situazioni difficili, anche peggiori di questa. Farò di tutto per stanare le mele merce in squadra. Da qui a dicembre ci sono otto partite e dovranno essere la cartina tornasole per tutti. Se è necessario, cambio tutta la squadra e salvo solo la parte sana. I primi a sloggiare saranno quelli che fanno parlare la lingua e non il campo. Fino ad oggi ha pagato Menichini, sono stato contestato io per l'ennesima volta, il prossimo chi sarà... Sonetti? Ma in campo ci vanno i giocatori ed è arrivato il momento di dimostrare se sono uomini». - Giocatori che evidentemente l'hanno delusa tantissimo. Quando li ha presi si aspettava di più... «Io sono sempre stato abituato a fare le squadre per conto mio, quest'anno per la prima volta ho ascoltato i consigli di alcune persone ed ho sbagliato. Se potessi tornare indietro dalla vicenda Mazzone in poi, probabilmente non rifarei gli stessi errori. Ma è inutile rivangare. Gli attuali giocatori possono dare di più, se non si mettono in riga li tengo a Norcia fino alla partita con la Juve di sabato 18 e dopo la partita li faccio rimontare sul pullman per Norcia senza neanche dargli il tempo di cambiare le mutande, come diceva Gaucci. Io i soldi glieli dò, ma se qualcuno ad Ancona non sta bene si trovi una squadra perchè a gennaio... aria!». - Certo che questo inizio di stagione non lascia prevedere un futuro roseo... «Si può anche perdere ma con l'Udinese mi sono vergognato. E forse dobbiamo dire grazie a un allenatore come Spalletti se l'Udinese dopo i tre gol... si è fermata. Altrimenti, dieci ce ne facevano! Adesso è il momento di far vergognare loro, i giocatori...» - Eppure lei in questa salvezza ci crede ancora? «Certo che ci credo. C'è ancora tempo per risalire la china, guardate la classifica, i punti di distacco non sono tanti e ho un sogno...». - Quale presidente? «Mi piacerebbe tanto giocarmi la salvezza col Bologna di Mazzone...».
  La partita raccontata in dialetto anconetano.
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