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di Ferdinando Vicini

Schiavoni in campo, ma non basta. Il patron all’intervallo è sceso dalla tribuna: «Per incitarli da vicino». Una battuta di Sergio Schiavoni sul rigore fallito da Ferraro: «Non so se lo ha parato il portiere o se lo abbiamo sbagliato noi.

Abbiamo giocato bene ma è una grossa occasione gettata al vento». Il patron ha assistito al secondo tempo dal terreno di gioco, scendendo dalla tribuna fino a bordo campo:
«Ho cercato di incitarli da vicino, ma non è bastato». Giampiero Schiavoni fa buon viso a cattivo gioco anche questa volta nell'analizzare l'ennesimo pareggio casalingo dell'Ancona.
«Sono deluso perchè non siamo riusciti a vincere però sono soddisfatto della prestazione della squadra. Per la prima volta, forse, abbiamo effettuato tanti tiri nello specchio della porta del Fano ma questo non è stato sufficiente per segnare almeno un gol».
Per il presidente biancorosso nonostante i due pali del Fano, se c'è una squadra che può recriminare sul risultato è l'Ancona:
«Credo che tutto sommato avremmo meritato il successo; abbiamo creato molte opportunità da rete, ma per imprecisione e per un pizzico di sfortuna,come nell'occasione capitata a Tiberi, il gol non è arrivato.
Se avessimo segnato il rigore sarebbe cambiato tutto». Dopo il Tolentino, anche il Fano esce imbattuto dal Del Conero pur disputando più di un tempo in dieci uomini: «Soffriamo parecchio le squadre che si chiudono, evidentemente la superiorità numerica non ci porta bene».
Alla fine i tifosi hanno anche fischiato la squadra che usciva dal campo, ma Giampiero Schiavoni cerca di sdrammatizzare con una battuta: «I fischi? Erano quelli dei tifosi del Fano... Veramente mi dispiace sentire i nostri tifosi fischiare ma il pubblico ha il diritto di criticare come meglio crede».
I giocatori biancorossi si presentano piuttosto affranti in sala stampa. Gagliarducci ha sfiorato un paio di volte il gol: «Purtroppo per noi Saula ha parato tutto, anche il mio colpo di testa. Da parte nostra molti errori di mira, ma non va certamente colpevolizzato Ferraro per l'errore dal dischetto».
Mannucci si rammarica per il fallo di mano di D'Aloisio che gli ha impedito di segnare: «Stavo già esultando, purtroppo poi abbiamo anche sbagliato il rigore. I cross dal fondo? E' vero che sono più portato a rientrare e a crossare di destro, ma ho messo anche qualche pallone di sinistro.
Quando un avversario si difende con tutti gli effettivi non è mai facile vincere». Un po' nervoso Carboni che all'uscita ha avuto un gesto di rabbia verso i tifosi che fischiavano: «E' stato solo un modo per disapprovare i fischi, noi abbiamo dato il massimo non meritavamo di essere trattati così».
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di Guido Montanari

L’Ancona non segna, arrivano i fischi. Ferraro spreca un rigore alla fine del primo tempo, nella ripresa i biancorossi con un uomo in più per l’espulsione di D’Aloisio non riescono a trafiggere il bravo portiere nigeriano Saula.

I granata colpiscono due pali con Pelliccia e Garba.
I dorici attaccano ma il Fano regge con grande orgoglio e in contropiede sfiora il gol. Tutto nasce dall’errore dal dischetto di Emanuele Ferraro: se il bomber avesse realizzato quel rigore al 46’ del primo tempo, il Fano avrebbe dovuto affrontare la ripresa sotto di un gol e con un uomo in meno a causa dell’espulsione di capitan D’Aloisio nell’azione che aveva portato al penalty. I granata certo non avrebbero potuto schierarsi in... dieci dentro la loro area di rigore come hanno poi giustamente e legittimamente fatto nel secondo tempo e con gli spazi che si sarebbero aperti i dorici avrebbero fatto Bingo. Ferraro ha sbagliato un rigore pesante, ma è anche vero che poi è stato Saula, il portiere nigeriano del Fano, il grande protagonista sventando almeno una decina di conclusioni da rete pericolose create dai biancorossi nei secondi quarantacinque minuti. SAULA “EROE” GRANATA - I dorici malino nel primo tempo con un Fano che in contropiede riusciva in un paio di occasioni a mettere in difficoltà l’Ancona (tiro di Barni fuori di poco e un clamoroso incrocio dei pali colpito da Pelliccia con un gran tiro dal limite dell’area). Ma quando l’Ancona riesce a conquistare le fasce, e lo fa raramente, gli uomini di Morganti vacillano subito. Prima c’è un tiro di Berardi che finisce a un millimetro dal palo e poi il rigore, netto. Vendrame crossa dalla destra, Saula in uscita smanaccia la sfera che arriva sui piedi di Mannucci: tiro a porta vuota e D’Aloisio si sostituisce al gigante nigeriano mettendo la palla in angolo con una mano. Rigore, ma Saula intuisce l’angolo scelto da Ferraro e respinge. L’ANCONA DOMINA MA NON PASSA - Nella ripresa Frosio sposta Segarelli sulla fascia destra, mette dentro anche il rapido Carboni, insomma cerca la profondità e chiede ai suoi di evitare quei cross telefonati da centrocampo che Coppola e Berardi, in giornata negativa, continuano monotamente a spedire sulla braccia di Saula o sulle teste dei difensori granata. Qualche risultato si vede e fioccano le occasioni da gol, ma l’Ancona non passa sia per scarsa convinzione dei suoi attaccanti sia per la bravura del portierone del Fano in giornata di grazia. Saula si supera su un tocco ravvicinato di Tiberi che davvero sembrava indirizzato in fondo al sacco: non si sa come ma respinge con il corpo. Poi blocca un colpo di testa ravvicinato di Gagliarducci, un missile di Berardi dal limite, un tiro di Carboni molto angolato e un altro nel finale di Vecchiola, pure lui entrato a dare una mano. E mentre l’Ancona attaccava, in uno dei rari contropiede del Fano, lo svelto Garba colpisce un secondo legno: girata di sinistro, palo interno e pallone che schizza fuori con Martino impietrito e fortunato. PER I DORICI UN’OCCASIONE PERDUTA - Sì, ci sono i due pali del Fano, ma l’Ancona ha tenuto a lungo il pallino del gioco in mano e non si sa come non è riuscita a buttarla dentro. E’ un punto d’oro per i granata, buono soprattutto per il morale dopo un periodo nero, e un’occasione persa per i dorici. E per la prima volta a fine gara sono piovuti fischi impietosi sulla squadra di Frosio. E’ mancato il guizzo in attacco ed è normale ripensare a Buonocore. Lui ad Ancona non voleva più starci ed è inutile rimpiangerlo, ma di un altro con le sue caratteristiche ce n’è bisogno, tanto bisogno...


di Stefano Rispoli

Frosio: “Un po’ di jella ma anche nostri demeriti. Purtroppo è mancato il gol”
“Un punto che lascia l’amaro in bocca”

Un punto che lascia l’amaro in bocca. Nulla da eccepire all’Ancona per atteggiamento in campo e determinazione, ma mister Frosio a fine partita a stento manda giù la mancata vittoria che avrebbe consentito alla sua squadra di spiccare il volo verso il terzo posto. Rinviato ancora una volta, dunque, l’appuntamento casalingo con i tre punti: di chi è la colpa? “In parte della sfortuna, in parte dei nostri demeriti” spiega il tecnico biancorosso, visibilmente deluso non tanto per la prestazione dei suoi, quanto piuttosto per il risultato finale. “Abbiamo attaccato, abbiamo fatto tanti cross e tenuto sempre impegnato il portiere del Fano, ma è arrivato uno zero a zero che ci lascia amareggiati. Ancora una volta abbiamo fatto tanto e ottenuto poco, come dimostrano gli oltre dieci tiri in porta”. - Il pareggio è una magra consolazione… “Il risultato non mi convince affatto. Questa partita abbiamo cercato di vincerla ed era talmente grande la voglia di tornare al successo davanti al nostro pubblico che abbiamo pure rischiato di perdere. Purtroppo è mancato solo il gol. Peccato”. - Qualcosa da rimproverare ai giocatori? “Quando non vinci e non fai gol c’è sempre qualcosa da rimproverare ai giocatori, all’allenatore, a tutti… Abbiamo sbagliato pochissimo in fase di costruzione, fino alla trequarti è sempre andato tutto bene, ma è in fase di finalizzazione che oggi la squadra è mancata. Siamo riusciti a saltare l’uomo in poche circostanze, per questo siamo riusciti a proporre solo cross da lontano e mai da fondo campo. Oltretutto in tre o quattro circostanze c’è stato il solito pizzico di sfortuna che ha facilitato il compito al bravo portiere del Fano”. - Ancora una volta l’Ancona non è stata in grado di sfruttare la superiorità numerica. “E’ vero, ma se avessimo trasformato quel rigore sul finire del primo tempo la partita sarebbe cambiata radicalmente. Eppure Ferraro in allenamento è uno dei migliori a calciare i penalty… Occorre dar merito anche al Fano che si è difeso con ordine nella ripresa, avvantaggiato dal nostro modo di attaccare”. - A cosa si riferisce, mister? “Questa non è una squadra così forte da riuscire a schiacciare gli altri, l’Ancona è una buona formazione come tante altre in questo girone, ma che a volte fa fatica a giocar bene e concretizzare, soprattutto quando si trova a manovrare su spazi ristretti. Noi prediligiamo gli spazi larghi, è lì che riusciamo ad esprimerci meglio. Il Fano ci ha reso la vita difficile riducendo i nostri spazi di gioco, per cui quando attaccavamo centralmente gli avversari intercettavano i nostri passaggi, in più non riuscivamo mai a saltare l’uomo e quando ci siamo riusciti, puntualmente abbiamo sbagliato in fase di conclusione. In situazioni del genere non è facile sfruttare la superiorità numerica”. - Sul piano caratteriale nulla da obiettare? “No, anzi, siamo usciti dal campo senza avere più una goccia di sudore da spendere, talmente grosso è stato il nostro impegno. I ragazzi hanno dato tutto, se abbiamo sbagliato così tanto là davanti forse è proprio a causa dell’eccessiva voglia di vincere”.


di Daniele Spina

“Bisogna essere più cattivi sotto porta”

Una miriade di coriandoli bianchi e una cascata di strisce di carta filanti rosse: questa la suggestiva coreografia ideata dalla “Nord” per il derbissimo Ancona-Fano. Uno spettacolo stile “Bombonera”, dal celebre stadio argentino, quello offerto dagli Ultras Ancona, che si sono ispirati direttamente dai tifosi sudamericani, inventori della… cartata (il lancio simultaneo, fatto dagli spalti più alti della curva, di tantissimi rotoli di carta tali da creare un impressionante effetto cascata). Ma il calore dei tifosi, che ancora una volta hanno cantato e incitato la squadra per tutti i novanta minuti non è bastato ad una Ancona costretta a rimandare il ritorno alla vittoria davanti al suo pubblico. Dorici che, oltretutto, hanno dimostrato tutte le loro carenze, cosicché i campanelli di allarme avvertiti dopo le deludenti partite contro Aglianese e Tolentino si sono trasformati, dopo la partita di ieri, in ululanti sirene per le orecchie dei tifosi, anche quelli più ottimisti. “La situazione mi appare estremamente preoccupante - commenta uno sconsolato Alessandro Nicolini -. Abbiamo di fronte una squadra che non sa più vincere, nonostante un rigore a favore e la superiorità numerica per un intero tempo, usciamo dal “Conero” con uno striminzito punto in tasca. Ci vuole più cattiveria là davanti”. La squadra non riesce a capitalizzare le tante occasioni da gol e dodici tiri in porta senza segnare sono un segnale più che eloquente. Di questo è convinto anche Massimo Simonetti: “Tutti i nostri tiri sono finiti docilmente tra le braccia del loro portiere o ribattuti dalla difesa. Per trovare la via del gol ci vuole maggiore precisione e più cattiveria negli ultimi venti metri.” C’è anche chi cerca d’individuare una soluzione: “Credo che questa squadra debba tirare di più da fuori area, quando lo ha fatto con Tolentino (il gol annullato a Segarelli, ndr) e a Castel san Pietro i risultati si sono visti - dice Piero Raiola -. In questa squadra, a parte Ferraro, manca l’uomo da ultimo passaggio, un’attaccante abile a finalizzare”. Sotto accusa anche la manovra lenta e farraginosa, quindi prevedibile. “La squadra non corre - prosegue Raiola - e così non riesce a imporre la sua superiorità numerica”. A rincarare la dose Alessia Lucioli: “Alcuni giocatori secondo me non ci mettono il cuore - dice - e a volte il loro modo di stare in campo è quasi irritante. Continuando così di certo non si va lontano. Inoltre l’innesto di Vecchiola a dieci minuti dal termine mi è sembrato a dir poco tardivo”. Un’opinione, questa, condivisa da molti, visto che “Seb” nel secondo tempo è stato invocato a gran voce dai tifosi. “La prestazione di oggi mi ha ricordato da vicino la brutta prova contro il Tolentino”: commenta così Giancarlo Giorgini che prosegue con la sua analisi dell’incontro: “La chiave della partita è stato il rigore sbagliato, proprio quell’episodio ci ha tagliato le gambe”. Francesco Mantovani dice, invece, di aver assistito ad una bella partita, con tanti colpi di scena conditi da legni colpiti e occasioni da gol mancate. “Purtroppo - dice a malincuore - la squadra dimostra ancora la sua incapacità di concretizzare le azioni che produce”.


di Mimmo Cugini

Ancona e Fano non sanno segnare. Ferraro spreca un rigore, i granata colpiscono due legni. Pari senza gol

L’astinenza di gol è un problema che Ancona e Fano dovranno risolvere alla svelta se vogliono raggiungere i loro obiettivi stagionali: i play-off la squadra di Frosio, una comoda salvezza i ragazzi di Morganti. Nel derby di ieri al Del Conero biancorossi e granata hanno messo in campo volontà, grinta e voglia di vincere ma non sono bastate per gonfiare le reti di Saula e Martino. E così il derby è finito senza gol e non è facile dire chi deve rammaricarsi di più. Per quello che si è visto nella prima mezz’ora sicuramente il Fano. Più brillante e pericoloso al punto di mettere Barni davanti a Martino al minuto 16’ (conclusione da dimenticare con la porta spalancata) e colpire una traversa con Pelliccia al 22’ (botta terrificante dai venti metri con Martino immobile). E l’Ancona? Non pervenuta fino al minuto 35’: troppo involuta, con i ”cervelli” Coppola e Berardi senza idee e imprecisi, gli esterni mai capaci di saltare l’uomo e le punte poco servite ma anche troppo statiche. Ma nel finale di primo tempo la squadra di Frosio cresceva, andava vicino al gol con un colpo di testa di Tiberi parato a terra da saula (36’) e poi aveva l’occasione per mettere la partita in discesa. Minuto 45’: sull’unica uscita non perfetta Saula smanacciava e il pallone arriva a Mannucci che cercava di infilare la porta con un tocco al volo di sinistro, D’Aloisio non poteva arrivarci di testa e allungava una mano. Rigore ed espulsione del difensore centrale granata. Dal dischetto si presentava Ferraro, ma il destro rasoterra del bomber biancorosso era deviato da Saula che si allungava alla sua sinistra e mandava in angolo. Psicologicamente un colpo durissimo da digerire per l’Ancona, se Ferraro avesse trasformato il rigore probabilmente aesso staremmo a parlare della vittoria dell’Ancona. Invece nella ripresa la squadra di Frosio non è riuscita a sfruttare la superiorità numerica, andando a cozzare sul 4-4-1 eretto da Morganti a difesa di un portiere, Saula, che è stato efficacissimo in almeno tre occasioni ma che sulle uscite alte è stato molto agevolato dalla prevedibilità dei traversoni che i giocatori biancorossi scaricavano dalla trequarti e mai dal fondo. Frosio sorprendentemente abbassava Segarelli sulla linea difensiva schierando l’Ancona con 4 difensori, dopo pochi minuti del secondo tempo inseriva Carboni al posto del deludente Vendrame, ma un attimo prima era ancora il Fano ad andare vicino al gol. Da sinistra De Luca serviva garba tutto solo in area e in posizione regolare perchè Marcuz dall’altra parte non saliva, il nigeriano calciava in diagonale a botta sicura e centrava il palo alla sinistra di Martino, ancora immobile. Ma neanche il secondo colpo di fortuna della partita svegliava i dorici che continuavano ad attaccare in maniera disordinata. Frosio provava a dare vivacità alla prima linea inserendo prima Antenucci e poi Vecchiola (fuori Tiberi e Coppola), ma l’occasione più importante capitava a Tiberi che dopo un mancato controllo di Ferraro colpiva a botta sicura a pochi passi dalla porta, ma trovava il corpo di un difensore a respingere. Poi solo tentativi da fuori: di Gagliarduci (14’), Berardi (21’) e Vecchiola (35’) sui quali si esaltava Saula. Inevitabili i primi fischi della stagione alla squadra dorica, applaudita invece dalla curva nord. E nonostante il passo falso l’Ancona guadagna una posizione e resta da sola al quinto posto, ma il distacco dalla Massese aumenta a dieci punti e dietro sta pericolosamente risalendo la Cisco Lodigiani che è a soli due punti dai biancorossi. Per il Fano un punto importante, ma soprattutto la consapevolezza che Morganti ha ritrovato la sua squadra. Se poi là davanti gli attaccanti biancorossi e quelli granata fossero un po’ più precisi le domeniche per dirigenti e tifosi sarebbero meno difficili.


di Matteo Massi

"Non meritiamo quei fischi". Stavolta ci sono anche i fischi dei tifosi. Loro non risparmiano l'Ancona dopo un' altra prestazione incolore. Il patron, Sergio Schiavoni, vorrebbe cancellarli, se solo potesse, e prova a difendere a spada tratta la sua squadra. Impresa quasi impossibile dopo il pareggio nel derby. "Ci abbiamo provato fino alla fine - dice Schiavoni senior, che era perfino andato a bordo campo ad incitare la squadra-. E al Fano è andata anche bene, perché se avessimo segnato su rigore... Abbiamo avuto anche altre occasioni grosse per far gol". Il Fano però non ha fatto soltanto tremare i pali e le porte dell'Ancona, ma un intero stadio. Anche in inferiorità numerica e Schiavoni annuisce. "Effettivamente - corregge un po' il tiro patron -. Alla fine il pareggio è giusto. E' stata una partita molto combattuta. Noi confidavamo in una vittoria, purtroppo non ci siamo riusciti". Anche i tifosi e non hanno nascosto tutto il loro disappunto. Quei fischi al termine della partita sono inequivocabili. "Non mi sembra - dice Schiavoni dispiaciuto - che la squadra li meritasse". E quando al patron biancorosso passano sotto gli occhi i numeri si accontenta definitivamente del terzo pareggio casalingo di fila. "Il rammarico c'è, perché con una vittoria avremmo potuto fare un bel balzo in avanti. Non sono arrabbiato però, perché poteva andare anche peggio". Forse ripensando "a freddo" al derby appena archiviato, Schiavoni si è ravveduto. Suo figlio, Giampiero, è più o meno sulla stessa lunghezza d'onda del padre. Parte forte. "La vittoria ci poteva anche stare - dice l'amministratore unico biancorosso -. Abbiamo creato diverse occasioni da gol e abbiamo sbagliato il rigore". Peccato che l'Ancona, nonostante che il Fano fosse ridotto in dieci, abbia prodotto una sterile offensiva. "Probabilmente soffriamo la superiorità numerica e le squadre che si sanno chiudere bene in difesa. I fischi? I tifosi pagano il biglietto ed hanno il diritto di contestare".


di Mario Cori

La prima strameritata bordata di fischi stagionale sull'Ancona piove quando comincia far scuro. Saranno le 16,20, ma per la squadra di Frosio è già notte profonda. La vittoria di Castel San Pietro ha semplicemente illuso chi voleva illudersi. La squadra non c'è, e la crisi non è finita. I biancorossi poverini, consapevoli di averla fatta grossa non vincendo neanche questo derby, provano a filare sotto la Nord per applaudire chi li aveva sostenuti per tutta la partita. Fanno precipitosamente marcia indietro, i fischi li sommergono. Derbaccio. Il Fano colpisce una traversa con Pelliccia ed un palo con Garba, il suo portiere Saula para un rigore a Ferraro. L'Ancona non riesce a salire in cattedra neanche con un uomo in più per tutto il secondo tempo (espulso D'Aloisio, colpevole del fallo di mano da rigore). Insomma fa tutto il Fano, nel bene e nel male. Perché il palo che colpisce Garba a porta spalancata ad inizio ripresa è da pistola alla tempia. Ma il pareggio è meritato per la squadra di Morganti, che mette definitivamente a nudo (se ce ne fosse stato bisogno) i difetti di un'Ancona costruita senza sale e all'insegna dell'economia. Sconcertano due aspetti tattici: nel primo tempo (il contro 11) il possesso palla è sfacciatamente granata, nonostante che l'Ancona punti tutto da sempre sul fraseggio prolungato, anche irritante. Nella ripresa (11 contro 10) comandano ovviamente i biancorossi, che però non fanno mai tremare un signor portiere come Saula. Il Fano tiene bene e si merita il pareggio, buona medicina per spegnere le polemiche. Polemiche che invece ad Ancona cominciano ad esplodere, semplicemente perché ormai tutti hanno capito quanto sia debole questa squadra. Arrivare a gennaio senza grossi danni sarà un vero miracolo. Ma la società fa bene a difenderla e sostenerla. Che fare? Solo che gli occhi li hanno tutti, anche ì tifosi della curva, incalliti innamorati. Il Fano si presenta con un uomo i più in difesa rispetto alle previsioni (Barai fa il quarto di sinistra). Al 22' fa tremare l'Ancona, o meglio il "sette" della porta di Martino con una micidiale bordata di Pelliccia. L'Ancona balbetta, non sa che fare. Ci prova Ferraro (43'), sventola respinta di pugno. Poi combina una madornale frittata un uomo di esperienza come D'Aloisio (46'). Cross di Vendrame (l'unico di un personaggio da 'Chi l'ha visto?'), deviato malamente in uscita da Saula. Mannucci raccoglie dall'altra parte e fa partire un tiro cross pallonetto diretto in porta, D'Aloisio si vede perduto e smanaccia. clamorosamente. Espulsione e rigore. Si presenta Ferraro sul dischetto, il mastodontico nigeriano Saula salva con il corpo. Ripresa con l'Ancona con la lancia in resta, per via dell'uomo in più. Ora il possesso palla è suo, ma i difetti di espressione vengono smascherati impietosamente. Fare due passaggi di fila è una faticaccia. Inevitabile, quando il capo gioco o presunto tale (Coppola) al massimo riesce a liberarsi del cuoio con un passaggio laterale. Perde anche la proverbiale flemma Sergio Schiavoni. Il patron nella ripresa si porta in pista per incitare la squadra. Fiato sprecato. Il Fano quasi subito (5') quasi fa secca l'Ancona con Garba. Imbeccato da Stefani, il guizzante nigeriano a porta spalancata è capace di colpire il secondo palo. L'assalto caotico dell'Ancona produce poco. Colpo di testa di Gagliarducci (14') su punizione di Carboni, para a terra Saula. Diagonale basso di Berardi (21') intercettato dal nigeriano. Infine sventola di Vecchiola, deviata in angolo (35'). Poi una marea di fischi.


di Andrea Principi

"Non processiamo Ferrara". Alla fine qualche dorico ha provato ad avvicinarsi alla curva per gli applausi, ma sono partite alcune bordate di fischi che hanno sconsigliato di completare la passeggiata. Valerio Carboni ha anche riservato un gesto di stizza alla tribuna che fischiava, ed ora spiega il perché. "Per me i tifosi veri sono quelli della curva che sbandierano e cantano - dice - non quelli che fischiano". Beh, ma qualcuno potrà protestare per uno 0-0 in casa contro il Fano ridotto in 10 per un tempo, o no? "Noi ce l'abbiamo messa tutta, avremo fatto qualcosa come 10 o 15 tiri in porta, siamo stati sfortunati". Ecco Cristiano Gagliarducci, uno dei migliori dorici, di sicuro il miglior attaccante, con due pericolose conclusioni, una di testa neutralizzata dal portiere e una fuori di poco. "Macché miglior attaccante, non diciamolo neanche per scherzo - dice -. Ora non ci mettiamo a colpevolizzare Ferraro per quel rigore sbagliato, proprio lui che ha fatto 7 gol finora". Infatti non si pensa a Ferraro in particolare, tutta la linea d'attacco è stata poco incisiva. Molte conclusioni, ma tutte télefonate e centrali. "Infatti di occasioni ne abbiamo avute, e il nostro alla fine più che altro è stato un problema di mira, non di Convinzione. Se entrano uno o due di quei tanti tiri". Insomma bisognava pensare a piazzarla dalle parti di un legno, invece di tirare in braccio al portiere... "In sostanza è così. Questa partita la dovevamo vincere, non possiamo lasciare per strada punti in questa maniera. Due oggi, altri due con l'Aglianese. Alla fine questi punti peseranno". Ecco Osvaldo Mannucci. "Frosio ha detto che non siamo mai arrivati a crossare sul fondo? Non ha torto, posso solo dire che non mi sento ancora al 100%, e lo stesso credo di poter dire di Vendrame, che gioca sull'altra fascia". Ha provocato il rigore. "All'inizio mi sono arrabbiato perché avrei preferito il gol, poi ho comunque esultato pensando che un rigore e il vantaggio numerico non erano poi da buttare. Ma è andata male".

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