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di Matteo Massi

"L'unica nota positiva? Il calore e il tifo dei bambini della scuola elementare di Falconara". Sergio Schiavoni lo riconosce senza problemi, anche perché in una domenica del gnere verrebbe voglia di mandare tutto all'aria. E quell'intenzione l'avrebbe anche il patron, come lasciano ben capire le sue parole. "Un'ennesima brutta prova. Da quando abbiamo avuto la certezza di non entrare nei playoff - dice - la squadra ha perso consistenza. E i giocatori poi, alcuni giocano ancora con determinazione e fanno il loro dovere fino in fondo, altri purtroppo non hanno più motivazioni". Ci vuole passione ed anche quella del patron è messa a dura prova. "Non è che si sia sgonfiata - ci tiene a precisare -. E che quando non si vede la luce, diventa difficile reagire". E così Schiavoni si concede ad un esercizio che potrebbe essergli utile nell'allestire la squadra per il prossimo anno. Che cosa non rifarebbe il patron? "Probabilmente sarebbe stato utile prendere un portiere d'esperienza. E poi ci voleva sicuramente qualche gol in più. Ed allora sarebbe stato importante acquistare una punta da affiancare a Ferraro". Che il .patron abbia recepito le critiche costruttive durante la stagione? Sembra proprio di sì. Intanto c'è un futuro, prossimo, tutto da decifrare. E le parole di Schiavoni non sono certo di aiuto. "Io e Giampiero ci siamo visti sabato con Centofanti e Bomprezzi. Centofanti ci ha detto di alcune trattative che ha in corso e ci ha ribadito il programma. Io gli ho anche detto che per zittire tutti dovremmo vincere tutte le partite, ma sono convinto che alla prima sconfitta, ricomincerebbero le proteste". E poi la stoccata. "C'è una parte della città che ci sta facendo la fronda. E questo potrebbe essere un aspetto che può convincerci ad abbandonare l'Ancona. Non è una questione sportiva". Più probabile allora un addio? E qui Schiavoni si ravvede. "Piano, piano. Negli affari, anche di fronte a una commessa, mi basta la notte - magari -per ripensarci".

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di Guido Montanari

I dorici scarichi e senza idee perdono in casa anche con il Sansovino a caccia di punti salvezza
Ancona, altro ko. Un calvario infinito

Continua a fare beneficenza l’Ancona: dopo Lodigiani, Ravenna e Montevarchi, anche il Sansovino ringrazia i dorici che al ‘Del Conero’ s’inchinano per la quarta volta consecutiva. I numeri parlano chiaro: è la sesta sconfitta della Frosio-band in otto partite. Un tunnel in cui l’Ancona è caduta il 26 marzo (4-0 a Fano) e da cui non è più uscita. Hai voglia a parlare di rispetto, professionalità, onore: la realtà è che un mese e mezzo fa i biancorossi hanno smesso di giocare, smarrendo per strada playoff e dignità. Ieri è andato in scena il nuovo atto di una pièce già vista e rivista: una squadra demotivata è scesa in campo per svolgere il proprio compitino senza fare i conti, però, con la voglia di vincere di un Sansovino invischiato nella lotta per non retrocedere. La partita è tutta racchiusa nei primi 22 minuti: tanti ne sono bastati ai toscani per archiviare la pratica e intascare i tre punti. Sul fronte opposto, Castorina e soci non hanno davvero più nulla da esprimere. Attendono che cali il sipario su un campionato virtualmente concluso tempo fa, nella speranza di risparmiare da altre figuracce quegli irriducibili che hanno ancora il coraggio di pagare il biglietto. Ieri appena 85 anime si sono presentate ai botteghini, mentre una buona fetta di abbonati non ce l’ha proprio fatta ad andare allo stadio, magari per non rinunciare al Gran Premio o a Milan-Juve. Come compatirli? AVVIO DA HORROR - Comincia nel peggiore dei modi l'Ancona che si presenta in formazione rimaneggiata, data la squalifica di Coppola e i tanti infortuni. Nel 4-4-2 di partenza Frosio dà spazio a Bortolotto, impiegato come esterno sinistro, e Martino. Per il portiere falconarese l'avvio è da incubo. Dopo otto minuti va in scena l'ennesimo horror difensivo. Greco vede l'estremo difensore lontano dai pali e ci prova con un pallonetto, neppure troppo alto lasciato partire addirittura dalla trequarti. Tra lo stupore generale, la palla si insacca. Incredibile? No, per l'Ancona non è una novità partire in svantaggio e prendere gol simili, fortunosi sì, ma anche con la complicità della retroguardia. La partita per il Sansovino è tutta in discesa. A tal punto che dopo nemmeno un quarto d'ora arriva il raddoppio. L'ottimo Zacchei salta Miglietta e produce un assist per Cantoro che, in profondità, vince un contrasto con Gagliarducci, penetra in area e insacca con un preciso diagonale sinistro. La partita, di fatto, finisce qua. La reazione dell'Ancona è impalpabile: al 36' arriva il primo tiro in porta con Berardi, su punizione, mentre al 42' viene annullato un gol di Ferraro per fuorigioco. BERARDI TOCCA QUOTA 11 - Nella ripresa Frosio inserisce Tiberi e Massaro al posto di Bortolotto e Gagliarducci, proponendo una difesa a tre. Dopo l'ammonizione a Conti (che salterà l'ultima gara di Castelnuovo) arriva il gol della bandiera griffato da Berardi, bravo a correggere di testa una parabola spizzata da Tiberi su corner di Conti. Per il centrocampista pugliese è l'undicesimo gol stagionale: una delle poche note liete di questo campionato. Ci si attende una maggiore insistenza da parte dei dorici, ma non c'è nulla da fare. La partita si trascina fino al 90' ,ravvivata solo nel finale dall'episodio dell' espulsione di Tiberi. L'attaccante, a gioco fermo, spintona leggermente in area il portiere Sansonetti, che cade a terra modo teatrale. L'arbitro, su segnalazione del guardalinee, non sembra intenzionato a punire col 'rosso' la punta laziale che, tuttavia, deve aver detto qualcosa di troppo visto che dopo un breve conciliabolo- viene spedito anzitempo negli spogliatoi. Finisce qui, con un 'vergognatevi' intonato dalla curva. L'Ancona si congeda con la quarta sconfitta di fila dinanzi ai propri tifosi. Sergio Schiavoni chiedeva di vedere una 'luce' in campo, come stimolo a restare. Il buio, invece, è calato sul 'Del Conero.


di Daniele Spina

Stadio Del Conero deserto e tanta preoccupazione per il futuro. Ottantacinque paganti compresi quelli del Sansovino

Finisce come peggio non poteva l'avventura dell'Ancona al Del Conero. I biancorossi, all'ultimo match casalingo, salutano i pochi tifosi tra fischi e insulti. Quando la squadra ha imboccato il tunnel degli spogliatoi si è alzato forte il coro "vergognatevi! vergognatevi!" con l'invito ai giocatori di… andare a lavorare. Non è stata indenne da polemiche neppure la società: al termine della gara, parte della tifoseria della Nord, ieri striminzita come mai quest'anno considerati i soli 85 paganti, ha intonato un ironico "grazie Schiavoni" riferito all'operato del Presidente in quest'annata da dimenticare. Evidentemente c'è qualcuno che considera gli Schiavoni come i colpevoli principali di questa stagione fallimentare, anche se da molte parti arriva l'appello accorato a non mollare, a credere ancora in questo progetto. "Questa doveva essere una stagione di prova, di assestamento - ricorda Paola Santelli -. Le cose sono andate da subito bene quindi forse ci siamo un po' illusi, anche se era preventivabile l'ipotesi che non arrivasse l'immediata promozione. E' normale che siamo tutti avviliti e amareggiati ma non per questo bisogna gettare la spugna. Coraggio Presidente!". "Mi dispiacerebbe se gli Schiavoni dovessero lasciare - aggiunge Carlo Misiti - anche se penso che questa decisione la società di via della Tecnica l'abbia presa già da tempo. Inutile dunque mascherare questa decisione con l'alibi della contestazione dei tifosi o dell'ingratitudine della gente". I tifosi ora guardano con notevole apprensione al futuro, gli Schiavoni rappresentano comunque una società di indubbia serietà e solidità, e i fattacci del passato recente bruciano ancora nei ricordi dei supporters biancorossi. "La paura di tornare in mano a imprenditori disonesti, che vogliono solo lucrare sull'Ancona, è tanta - ammette Gianni Roccetti - nessuno ha mai messo in discussione che le scelte della società siano state fatte in buona fede". Ma c'è anche chi è di parere contrario: "Se la società non ha voglia di investire in questa squadra - dice Massimo Tenenti - allora è meglio che si faccia da parte, lasciando spazio a persone che siano più preparate e disposte a spendere di più". Unica nota di colore in un'ennesima domenica da dimenticare la presenza in tribuna di un nutrito gruppo di ragazzini della scuola elementare Aldo Moro di Falconara, invitati allo stadio dall'A.C.Ancona nell'ambito del "progetto scuola". bambini hanno a lungo tifato e incoraggiato i biancorossi, tra loro anche Francesco Concetti, figlio di Massimo, storica figura del volley falconarese, che ha apprezzato e applaudito all'idea della società di avvicinarsi al mondo della scuola.


di Stefano Rispoli

L’appello del portiere falconarese da sempre tifoso dell’Ancona. Martino: “Spero che Schiavoni non ci abbandoni”

Facce mogie, sguardo abbattuto, poca voglia di parlare. Frosio non si presenta nemmeno in sala stampa, i giocatori vorrebbero svignarsela. L’unico che al termine della partita persa col Sansovino ha un valido motivo per intrattenersi coi giornalisti è Pasquale Berardi. Ieri il centrocampista pugliese ha segnato l’undicesimo gol stagionale. “Un fatto insolito per chi riveste il mio ruolo – commenta – e forse è questo l’unico motivo che ho per sorridere al termine dell’ennesima figuraccia. A inizio stagione non pensavo di realizzare un bottino così pesante di gol, ma non pensavo neppure che il campionato si concludesse con tutte queste delusioni. Abbiamo rimediato un brutto ko, il quarto di fila davanti al nostro pubblico. Non c’è tanto da aggiungere”. Berardi non nasconde il calo fisico e psicologico subito dalla squadra da qualche settimana a questa parte. “Mollato? Può darsi che la squadra l’abbia fatto, ma la cosa mi infastidisce. In settimana ci proponiamo di far bene la domenica e di essere professionisti fino in fondo, ma puntualmente ci smentiamo sul campo”. Il centrocampista racconta poi cos’è capitato a Tiberi nel finale. “Il portiere del Sansovino ha fatto una sceneggiata, Tiberi non l’aveva neppure toccato ma lui è caduto a terra. L’arbitro deve aver punito Giovanni per qualche espressione irriguardosa nei suoi confronti”. Pesa come un macigno sulla sconfitta di ieri l’errore commesso da Daniele Martino. Il portiere non cerca alibi, ma prova a giustificare l’infortunio: “Il primo gol è arrivato su una di quelle situazioni balorde, sforunate, in cui non sai mai dove arrivano le tue responsabilità e dove, invece, arriva la bravura dell’avversario. Greco è stato bravo a trovare il varco giusto. Complimenti anche a Cantoro, il suo è stato un gran gol”. L’estremo difensore falconarese parla di dignità. “Una prerogativa che dev’essere sempre al primo posto, ma che oggi (ieri, ndr) è venuta meno. Non si possono prendere due gol in venti minuti… E l’Ancona ha fatto poco per recuperare. La professionalità va mantenuta fino alla fine, noi non lo stiamo facendo. E le responsabilità di tutto ciò sono esclusivamente nostre, possiamo prendercela solo con noi stessi”. Martino, nonostante la sconfitta, alla fine ha lanciato la maglia in curva. “Mi era stato chiesto all’inizio dell’anno, ho solo mantenuto una promessa”. Infine, il portiere rivolge un appello personale alla società. “Spero che la famiglia Schiavoni non abbandoni questo progetto. I sacrifici per non far sparire l’Ancona dal calcio sono stati tanti, ma non è giusto che si finisca così”.


di Pierfrancesco Chiavacci

Schiavoni: «Lascio. Anzi no...»

«In settimana decideremo, ma gran parte della città non è con noi» Troppo amaro quel calice da cui dover bere. Fino all'ultimo. E a Sergio Schiavoni l'ennesima brutta figura della sua Ancona non deve essere piaciuta molto. Smorza i toni, come suo costume, ma non riesce a negare che «la passione si è abbastanza sgonfiata». E' il primo indizio di un pensiero che il patron dell'Ancona tiene ancora custodito in se, ma che più volte a fine gara fa intendere. Ci mancherebbe, non è certo la quarta sconfitta casalinga consecutiva che farà pendere l'ago della bilancia dalla parte di un abbandono della scena. «Una posizione in più o in meno in classifica cambia ben poco», ammette Schiavoni. L'Ancona non c'è più da tempo, non da ieri. Lui per primo lo sa, anche se il modo in cui si sta concludendo questa prima stagione nel mondo del pallone della famiglia Schiavoni lo ha fatto riflettere. «Il convincimento ad oggi è di abbandonare. Queste ultime partite ci hanno amareggiato». Ma va oltre. «Non si può per forza andare avanti se c'è una parte della città che ci contesta. E' un aspetto che ti abbatte il morale». Il problema era e resta la situazione ambientale che si è creata negli ultimi mesi, settimane di ormai aperti contrasti. «Abbandonare significa darla vinta a chi ci contesta? Vorrà dire che si arrangeranno il prossimo anno». La provocazione di Sergio Schiavoni è tuttavia anche un motivo di riflessione. «L'ho detto ai miei collaboratori: il prossimo anno, se si va avanti, saremo costretti a vincere tutte le partite. In un clima così basta un niente per far scatenare la contestazione dei tifosi». Sabato Sergio e Giampiero Schiavoni si sono incontrati con Bomprezzi e Centofanti. «Felice ci ha riferito di alcune trattative che sta portando avanti. Ma non abbiamo ancora preso una decisione sul futuro». Che comunque arriverà in tempi brevi. Entro la settimana. «Vado fuori un paio di giorni per lavoro, poi giovedì o venerdì faremo la scelta». Gli indizi che lascia sparsi dopo la partita contro il Sansovino lascerebbero presagire che ad una conclusione sia già arrivato. Ma Schiavoni frena. «Potrebbe anche succedere che ci ripenso», annuncia quasi a voler lasciare aperta la porta alla speranza. Quella speranza che era servita per presentarsi dal procuratore fallimentare e con un colpo di teatro lasciare con forza l'Ancona nel professionismo del calcio. Anche se adesso l'amarezza è tanta. «Se mi guardassi indietro cosa non rifarei? Dovrei pensarci bene. Magari cercherei un portiere buono, visto che in questo campionato abbiamo pagato l'inesperienza dei nostri portieri. E poi prenderei un'altra punta da affiancare a Ferraro». Poche parole sulla sconfitta con il Sansovino. «Da quando siamo fuori dalla lotta per i play off abbiamo perso consistenza. E' stata l'ennesima riprova e non mi pare ci sia molto da aggiungere. Alcuni giocatori ci hanno messo passione, gli altri li ho visti rilassati. L'unica nota positiva della giornata sono stati i ragazzi delle scuole elementari ("Aldo Moro" di Falconara, ndr.) che hanno fatto un gran baccano in tribuna e per lo meno ci hanno allietato la giornata. Altre cose positive non ne ho viste. Vorrà dire che, se ci sarà un futuro, il prossimo anno ripartiremo proprio dai ragazzi delle scuole». Sergio Schiavoni si allontana dal Del Conero. L'Ancona resta in attesa di conoscere il risultato delle sue riflessioni.


di Mimmo Cugini

La Sansovino più motivata Non serve il gol di Berardi

L’allegria dei piccoli studenti invitati dall’Ancona in tribuna rende meno triste un pomeriggio deprimente al Del Conero. L’Ancona che da tempo ha perso i play-off perde anche la faccia incassando l’ennesima sconfitta casalinga. Stavolta è la Sansovino che passa davanti agli spalti deserti e con un manipolo di tifosi toscani che ha festeggiato la vittoria che vale la salvezza con grande entusiasmo. La squadra di Frosio chiuderà la stagione al decimo posto se riuscirà a evitare la sconfitta domenica prossima a Castelnuovo Garfagnana, altrimenti sarà undicesima. Bhè, obiettivamente il finale di una squadra che è stata anche terza in classifica doveva essere diverso. Invece dopo la sconfitta casalinga con il Ravenna (ma forse anche prima) i biancorossi hanno inspiegabilmente staccato la spina. Basti pensare che l’ultima vittoria in campionato è del 20 marzo col Castel San Pietro e che dopo quella partita sono passati al Del Conero Lodigiani, Ravenna, Montevarchi e Sansovino con un ruolino di marcia che nelle ultime otto partite ha portato soltanto due punti (a Carrara e a Forlì con l’Imolese). Nessun tipo di reazione e stadio sempre più vuoto fino al pomeriggio di ieri: 85 paganti per la partita Ancona-Sansovino e parecchi abbonati che sono rimasti a casa. Una tristezza perchè la cosa più brutta alla fine è il disinteresse della tifoseria per questa squadra. Schiavoni sta riflettendo sul futuro della società e in settimana farà sapere la sua decisione, ma all’orizzonte non si vedono personaggi interessati all’acquisto e tutti quelli che nella scorsa estate lo avevano accusato di aver fatto saltare la cordata per aderire al lodo Petrucci che fine ha fatto? Spariti. Succede da queste parti quando è il momento di mettere mano al portafoglio. Vedremo. Intanto torniamo alla partita con la Sansovino, durata in sostanza 23 minuti. La partenza della squadra toscana ha prodotto esattamente lo scopo che i ragazzi di Di Stefano si erano prefissi: passare subito in vantaggio per poi gestire la gara. A mettere il match in discesa per la formazione ospite un gran gol di Greco che all’8’ con un pallonetto millimetrico sorprendeva Martino fuori dai pali. Reazione inesistente da parte dell’Ancona e gol del raddoppio della Sansovino al 23’ con Cantoro che saltava con irrisoria facilità Gagliarducci e infilava Martino in uscita con un bel diagonale di sinistro. Quelli dela Sansovino sembravano dei fenomeni, l’Ancona ruminava gioco senza riuscire a impensierire mai la porta di sansonetti. Unico sussulto al 24’ una girata di Ferraro di sinistro da posizione molto defilata che si stampava sulla parte superiore della traversa. A inizio ripresa Frosio provava a movimentare la gara inserendo Massaro e Tiberi (fuori Gagliarducci e Bortolotto con la difesa rivoluzionata, Marcuz centrale al fianco di Castorina, Vendrame esterno sinistro sulla linea dei difensori) , il primo faceva qualcosa di buono mentre il secondo non riusciva mai a rendersi utile. Però l’Ancona accorciava le distanze al 9’: angolo di Conti che Marcuz deviava all’altezza del primo palo, Berardi da due passi spingeva la palla in rete firmando il suo undicesimo gol in questa stagione. Ma il finale di partita non regalava l’assalto finale che di solito le squadre che sono in svantagggio mettono in atto. Anzi era la Sansovino a rendersi pericolosa in contropiede sfiorando il terzo gol con Wellinmgton (17’, tiro dal limite bloccato a terra da Martino) e non serviva all’Ancona neanche l’ingresso di Antenucci al posto di Ferraro. La palla del pareggio capitava sulla testa di Tiberi (35’) che su cross di Massaro metteva fuori da buona posizione. Nel finale l’ataccante riusciva anche a farsi espellere per proteste dopo un inutile fallo sul portiere Sansonetti.


di Mario Cori

Che pena. Ma per fortuna almeno al Conero il sipario è calato su un campionato che non lascerà nulla nell'album dei ricordi. Solo nove mesi (da settembre a maggio) da dimenticare in fretta. I dubbi di Schiavoni. Continua a portarla per le lunghe, lascia la città, con il fiato sospeso. Ma in settimana dirà che è pronto a riprovarci. Legittimo il suo scoramento, assurda la pretesa che tutte le componenti assicurino sin da ora di mettersi in linea per invogliarlo a restare. Pretendere che la prossima stagione sia tolto di mezzo il diritto (eventualmente) di scuotere la testa è una improponibile richiesta ufficiale di limitazione di libertà. Nessuno è pronto a firmare in bianco con la propria disposizione mentale verso l'Ancona, specie dopo una stagione tanto disastrosa I pregi di Schiavoni. Gli va riconosciuto il merito di aver raccolto i resti dell'Acona e di aver ricominciato dalla C2. All'inizio è stato accompagnato dalla simpatia generale, specie dei tifosi, che all'esordio in campionato con il Cuiocappiano erano in 4.162 al Conero, mica 85 paganti come ieri. Perché poi il patron abbia preso l'Ancona non ci interessa. I difetti di Schiavoni. L'imprenditore non deve essere necessariamente un competente di calcio, anzi... Però per fare le cose per bene ha il dovere di circondarsi di personaggi competenti, ognuno al posto giusto. Invece le scelte si sono rivelate tutte sballate. A cominciare naturalmente da quella del responsabile dell'area tecnica. Centofanti è un esordiente. Una società all'esordio in qualsiasi campo non va allo sbaraglio, si affida agli esperti. Superfluo ricordare che il contestatissimo Frosio è stato scelto da Centofanti. Peccato che la grande contestazione abbia preso di mira solo l'allenatore, non certamente unico colpevole della disfatta. Sulle altre scelte societane meglio stendere un velo pietoso. Gli abbonamenti costavano più di quelli del Lecce, che fa la serie A. Possibile che nessuno abbia pensato di fermare questa folle scelta di far irritare i tifosi? Poi ci sarebbe da aprire un lungo capitolo sulla rinuncia estiva al lodo Petrucci e di conseguenza all' iscrizione in C1. Non ci va giù il modo. Il repulisti di Schiavoni. E inevitabile, ricominciando, fare piazza pulita. Programmare la "pace" con la città, (a suo dire avrebbe il fucile puntato) facendola pagare solo a Frosio, è ingeneroso. Caro Schiavoni, bisogna mandare via tutti, ma ci sembra che lei non abbia recepito. O le fa comodo non capire. Chiamare Gadda - solo per fare l'occhiolino ai tifosi che lo amano come una bandiera - non è un progetto.


di Massimo D'Agostino

L'ultimo ad arrendersi a un finale di campionato così anonimo è Giovanni Tiberi, espulso allo scadere per una presunta spinta sul portiere avversario. Secondo l'attaccante romano è stato solo uno dei tanti errori che la giacchetta nera ha commesso negli ultimi minuti di gara. "Ero nervoso? Sì, ma solo perché non ci stavo a sentirmi gridare venduto dagli spalti". Poche parole in tono dimesso anche per Pasquale Berardi, il cui undicesimo gol - dice - è l'unico sorriso in una stagione da dimenticare. "Sinceramente mi aspettavo di più quest'anno, confessa il centrocampista barese -. Speravo che tutti questi miei gol potessero essere determinanti per portare l'Ancona più in alto. Abbiamo mollato in queste ultime giornate? Sì, probabilmente dopo aver perso i play-off abbiamo dato qualcosina in meno sia dal punto di vista mentale che fisico. Però non deve essere un alibi. Siamo dei professionisti e dovremmo dare il massimo dall' inizio alla fine. L'espulsione di Tiberi? Il portiere loro ha fatto una sceneggiata - spiega Berardi -, ma penso che l'arbitro abbia mandato fuori Tiberi per parole irriguardose, non per il fallo". Poteva finire meglio anche la stagione di Daniele Martino. che ha dovuto raccogliere in fondo alla sua rete altri due amari palloni. "Sul primo forse ho commesso un errore - dice - anche se la parabola era incredibile. Quella palla sembrava non voler scendere mai. E quando ti fanno un gol così da centrocampo... Sul secondo, poi, poco da dire, Cantoro ha messo un pallone imprendibile. Se mi sono arrabbiato con i compagni? No, però la dignità deve essere la prima cosa per un calciatore e noi con il Sansovino non dovevamo andare sotto in quel modo dopo pochi minuti". Di processi a quest' Ancona ne Sono già stati fatti tanti, ma Martino non ha dubbi su chi abbia più responsabilità per la mancata promozione. "E solo colpa nostra. Questa catastrofe l'abbiamo provocata noi che scendiamo in campo. La società non me la sento di giudicarla".

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