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di Guido Montanari

Tre cordate ma neanche una certezza: inizia nel peggiore dei modi la settimana dell’Ancona. Dopo l’ennesima sconfitta subita ieri a Castelnuovo che almeno ha decretato la fine di questa stagione da incubo, adesso comincia la partita più importante: quella della società. Dopo il via libera di Sergio Schiavoni alla cessione della stessa, si sono fatte timidamente avanti tre cordate, due di Roma, una delle quali capeggiata dall’ ex ds della Fermana Gianni Rosati, e una marchigiana. Si sono fatti diversi nomi e diverse illazioni ma per adesso sono arrivate solo ed esclusivamente smentire. Insomma... si ricomincia. Ancona sportiva pensava e sperava di aver messo in soffitta le ansie e i timori levati alla cronica instabilità societaria che avevano caratterizzato l’ultimo decennio di vita biancorossa, ed invece eccoci qua a brancolare nel buio. Il “passo indietro” di Schiavoni ha lasciato tutti di stucco e, onestamente, anche le motivazioni dell’addio («ambiente negativo e tifosi in contestazione per ragioni extrasportive») non convincono del tutto. Mail dado ormai è tratto e gli appelli al patron nel tentativo di farlo recedere dalle sue intenzioni, finora sono tutti caduti nel vuoto. Insomma, piaccia o no, la realtà è questa e l’avventura della famiglia anconetana che era stata acclamata da tutti per la tenacia con cui aveva fatto ripartire la squadra dalla C2 dopo il fallimento “pieroniano” sembra già arrivata al capolinea. Nella giornata odierna dovrebbero esserci dei contatti importanti tra Schiavoni e i rappresentanti delle cordate interessate a rilevare la società, anche perché poi il titolare dell’Imesa sarà a Milano fino a venerdì per lavoro. Ovvio che un incontro potrebbe esserci anche nel capoluogo lombardo, ma le basi potrebbero essere gettate proprio oggi. Tre le tre proposte che sono finora arrivate a Schiavoni, quella “marchigiana” pare essere la più accreditata, almeno a sentire il patron che vorrebbe lasciare la società in mani locali. Dopo le smentite da parte del presidente della Biagio Marconi e di quello della Maceratese Malavolta, ieri si è sparsa la voce che dietro alla cordata marchigiana ci possa essere Lorenzo Monachesi, l’ex presidente della Maceratese (con un’esperienza anche ad Avellino). Monachesi infatti ha degli interessi ad Ancona e collabora con la “Garbage Servizi Ecologici” di Paolo Baldoni che nella scorsa stagione era nella cordata dell’Anconitana. Solo una coincidenza? Vedremo anche perchè siamo ancora nella fase embrionale, è tutto da vedere, da verificare, da analizzare. E se Schiavoni ci ripensa? Al momento escludiamo questa possibilità


di Mimmo Cugini

L'Ancona chiude all'unicesimo posto, il 20 marzo i dorici erano terzi in classifica.

La stagione della rinascita finisce con un anonimo undicesimo posto. Il cammino dell’Ancona nelle ultime nove partite di campionato non è soltanto da retrocessione ma addirittura da ultimo posto. E alla caduta verticale della squadra evidentemente hanno contribuito tutti, soprattutto i giocatori che si sono espressi sicuramente al di sotto delle loro possibilità, ma anche Frosio e la società. Il primo non è riuscito a rinvigorire una squadra che nella prima parte della stagione aveva tenuto una posizione di classifica degna delle ambizioni di una piazza come quella dorica. I vertici della società hanno invece assistito senza intervenire al declino della squadra senza muovere paglia. Non è detto che si debba per forza di cosa cambiare l’allenatore quando le cose vanno male se si ritiene che non sia lui il responsabile della situazione, ma questa Ancona che non ha mai giocato bene e che fino alla fine di marzo è rimasta agganciata al carro play-off soltanto con i colpi dei singoli e il cuore è venuta a mancare completamente sul piano del carattere, della personalità e anche della reazione nervosa. Ecco, questo gli Schiavoni non dovevano permetterlo. La gestione dell’imprenditore anconetano è stata troppo morbida e una volta di più questo campionato ha dimostrato che nel calcio in certe occasioni non servono le carezze ma va usato il pugno di ferro. Invece al tecnico e ai giocatori è stato concesso troppo, non sono state date loro quelle responsabilità che dovevano prendersi. Rianalizzando le 38 partite del campionato che si è chiuso ieri balza agli occhi la differenza di rendimento tra la prima e la seconda parte della stagione. L’Ancona che era stata messa in piedi in gran fretta a settembre era partita col piede giusto e aveva anche soddisfatto il popolo biancorosso tanto da spingerlo a un vero e proprio esodo alla prima trasferta a Gualdo. Non giocava un gran calcio ma vinceva e tutti erano convinti, anche in società, che avrebbe continuato a farlo. Forse proprio quel buon inizio stagione è alla base degli errori commessi dopo, anche se noi restiamo dell’idea che nella povertà tecnica di questa stagione l’Ancona non aveva niente di meno delle squadre che adesso si preparano a giocare i play-off. Facendo una valutazione finale il lavoro di Frosio non può essere ritenuto soddisfacente, nè per il risultato e tanto meno per il gioco. Dal punto di vista personale poi il tecnico non è mai riuscito a legare con i tifosi e questo, ad un certo momento della stagione, è diventato un argomento ingombrante anche per la società. Dal punto di vista tecnico e tattico la valutazione va ampliata. L’Ancona che era arrivata a Natale in zona play-off andava rinforzata in altra maniera, c’era il tempo per capire che giocatori servivano e invece di correre dietro ai sogni chiamati Ginestra e Cavallo bisognava puntare su giocatori di categoria e di esperienza. Alla fine invece a gennaio sono arrivati tre ragazzini (Franchini, Aubameyang e Massaro) e un giocatore sopravvalutato (Miglietta). L’unico che ha portato qualcosa in più è stato Conti, per altro condizionato dagli infortuni. E quando si è fatto male anche Segarelli (fine febbraio) che era il collante del centrocampo, la squadra ha perso corsa e personalità. Da lì è iniziato il lento e inesorabile declino che ha portato l’Ancona a concludere all’undicesimo posto.


di Dino Magistrelli

Ultima perla nella stagione degli incubi

Classica partita di fine stagione, tra due squadre salve, anche se con un po’ di rammarico per aver mancato i playoff nella seconda parte del torneo. Più motivato il Castelnuovo che voleva salutare il proprio pubblico con una vittoria. Numerosi gli assenti dall’una e dall’altra parte. Si inizia con pochi spettatori sugli spalti, tra cui una quindicina di supporters marchigiani in curva con due striscioni polemici verso la società, l’allenatore e la squadra. Il primo tempo è stato più combattuto, con le due squadre che si sono affrontate a viso aperto. Al 2’ subito al tiro Malventi, ma la mira è alta. al 3’ risponde l’Ancona con in colpo di testa di Vendrame. Al 6’ bel tiro di Ferraro che sorvola di poco la traversa. Un minuto dopo il Castelnuovo va vicino al gol con Magnani di testa, in tuffo, e pallone fuori di poco. Al 9’ duettano Magnani e Grassi, ma Cicioni è bravo a parare. Al 21’ grossa occasione per l’Ancona con un colpo di testa di Ferraro, su assist di Massaro. Il pallone va a colpire la parte superiore della traversa e si perde sul fondo. Un minuto dopo è bravo Antenucci a trovare spazio per il tiro, ma la mira poi è sbagliata. Al 25’ è bravo il portiere Vaiani a bloccare un tiro di Berardi. Al 36’ arriva il gol che ha deciso la gara. C’è una bella azione di Grassi che imposta per Pulzetti sulla sinistra. Il suo rasoterra non lascia scampo a Cicioni. Al 40’ il Castelnuovo potrebbe ancora andare in gol. Per due volte Massaro salva sulla linea a portiere ormai battuto. La prima volta su un tiro di Laner e sul successivo calcio d’angolo su una mezza rovesciata di Pulzetti. Nella ripresa le due squadre abbassano un po’ il tono, anche se imbastiscono alcune belle trame di gioco. All’8’ Magnani difende insistentemente il pallone, ma poi calcia con poca fortuna. Al 16’ Grassi dribbla diversi giocatori ma Cicioni vigila. Al 18’ Ferraro sguscia via al controllo di Macelloni, però la conclusione è da dimenticare. Intanto il giovane centravanti Magnani continua a cercare in ogni modo il gol. Al 28’ Grassi lo lancia bene ma Marcuz ci mette una pezza. Al 36’ C’è un timido tiro di Berardi che non impensierisce Vaiani. Al 38’ assist di Malventi per la testa di Magnani ma il pallone va fuori. Al 40’ l’Ancona va vicino al pareggio con una rasoterra di Rocchini deviato alla grande da Vaiani e poi un minuto dopo con Ghilardi, a cui ancora Vaiani dice no.


di Massimo D'Agostino

Finalmente. Firmato Frosio. Il tecnico regala quest’unico commento, significativo di uno stato d’animo e di un gruppo ormai in frantumi.

Per l’Ancona il campionato è finito nel grigiore come gli ultimi mesi della stagione. In Garfagnana non c’era nessuno della famiglia Schiavoni, né il patron Sergio, né il figlio amministratore unico della società Giampiero. Da due giorni la società dorica è in vendita e pertanto l’uscita di scena della famiglia Schiavoni era annunciata. A fine partita anche l’allenatore Pierluigi Frosio non ha voglia di parlare e regala solo un laconico: «Finalmente il campionato è finito...». Comprensibili certi sentimenti e stati d’animo, ma un professionista non dovrebbe boicottare così la stampa, anche solo per rispetto al lavoro altrui e per pura signorilità. Gentile e disponibile invece è capitan Paolo Castorina, uscito durante l’intervallo per il riacutizzarsi di un problema muscolare. «E stata una stagione — commenta Castorina — che possiamo dividere in due fasi. Fino alla partita con il Castel San Pietro è stato un campionato per noi esaltante dopo le vicende societarie dello scorso anno con la retrocessione e il successivo ripescaggio. Negli ultimi mesi, invece, le cose non sono andate per il verso giusto e così la classifica è diventata anonima. Comunque accontentiamoci della salvezza raggiunta in modo tranquillo e pensiamo che all’inizio della stagione c’erano tanti che temevano per una squadra allestita in fretta e furia». Nel finale soddisfazione anche per il giovane Francesco Manini, classe 1986, al debutto in C2. Il ragazzino ha giocato bene e sicuramente l’Ancona può contare su di lui: «Mi dispiace per questa ennesima sconfitta, mentre sono contento per il mio de-butto in C2. Cercheremo di rifarci nella prossima stagione». Tra i migliori in campo il portiere Cristian Cicioni, classe 1981. L’ultima volta che aveva difeso la porta dorica era stato in occasione della vittoria con il Castel San Pietro e il raggiungimento della zona play off. L’uscita di Cicioni dalla formazione ha coinciso anche con il calo della squadra. Ovviamente è solo un caso. Commenta il portiere: «Ci dispiace per questa stagione così e così. Fino a qualche mese fa pensavamo di riuscire ad inserirsi nella zona playoff, ma nel finale di stagione sono mancati i risultati. Sul gol mi sono trovato di fronte Pulzetti, libero sulla sinistra. Ho cercato di chiudere lo specchio della porta ma mi ha infilato con un rasoterra».

 

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