di Luciano Marrone:
La realtà è tutta un'altra cosa, e ce ne siamo accorti. Non è bastato vincere contro
la Reggiana per nascondere i limiti di questa squadra flemmatica e costruita male. Avevamo
avuto la presunzione di poter dire la nostra, dopo aver giocato una partita casalinga
contro un avversaria, la Reggiana, di tutto rispetto. Ci eravamo illusi che i tre gol
rifilati alla squadra emiliana avevano risolto tutti i problemi che attualmente
tormentavano, e tormentano ancora, i colori biancorossi. Non è poi così tanto difficile
per chi non è sognatore come me, risvegliarsi allimprovviso e vedere in faccia la
cruda realtà. Il difficile resta nel capire quanto durerà questo lungo calvario, e se
soprattutto basteranno i famosi cinque anni (dichiarati dalla società) per
risalire in serie B, o più semplicemente per vedere un calcio migliore di quello che
attualmente stiamo godendo. Due stagioni se ne stanno già andando, la prima sappiamo
tutti come è finita, la seconda si scopre ancora molto più dura da digerire per le
difficoltà che stiamo attraversando in questo torneo. Quanto tempo occorre al calcio
dorico per poter sorridere nuovamente? E una domanda che spesso mi pongo ma a cui
non so capacitarmi nel trovare una risposta. Lamaro in bocca che lasciano le partite
come quelle di ieri a Sassuolo, fanno pensare allEternità. E credetemi, risalire
dalla C2 con questo passo, è veramente un impresa apocalittica. La cura migliore sarebbe
lumiltà, a partire dai suoi dirigenti e dai suoi fondatori. Non basta comprare un
marchio sportivo e dichiarare piani quinquennali su cui lavorare. Servono fatti concreti,
obbiettivi precisi, risultati, che sono quelli che attualmente mancano alla società. Si
deve programmare! E i programmi vanno fatti si a lunga scadenza, ma con buone fondamenta,
con buone basi su cui lavorare, non con le solite chiacchiere. La società doveva
investire su giocatori giovani promettenti con un futuro davanti, non su
arrivati con il passato alle spalle. Come abbiamo, e stiamo ancora facendo. La
C2, labbiamo visto tutti, è un campionato dove serve la voglia e la grinta di
emergere. Se non si hanno queste capacità e qualità è difficile per tutti risalire,
anche per società di prestigio come la nostra. Il mio dito indice lo indirizzo sulle
scelte tecniche fatte da Traini. Per me è lui limputato numero uno di questo nuovo
naufragio biancorosso. Non servono grandi nomi per fare grandi squadre, servono
motivazioni e capacità, cose che dalle nostre parti
latitano. Facciamo il mea culpa
e ricominciamo da capo, e se proprio dobbiamo ricominciare, questa volta almeno facciamolo
bene. Concludo, citando il nostro pubblico che vorrebbe tornare a cantare e a gridare
Forza Ancona, anche se ho scoperto che ultimamente non si può più gridare questa storica
frase: Sembra infatti che un ingenuo personaggio della nostra beneamata città
dorica, abbia avuto la brillante idea di depositare a suo nome, presso la
Camera di Commercio del Comune di Ancona, questa frase ritornello che in curva spesso e
volentieri si intonava. I clubs biancorossi sono avvertiti!! Complimenti! Complimenti
davvero
.questa ci mancava proprio per chiudere in bellezza!!!
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