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di Mario Cori

L’Ancona gioca, la Spal raccoglie e porta a casa i tre punti. Sono beffardi per i dorici i novanta minuti del «Mazza», che sanciscono il successo di una Spal tutt’altro che trascendentale. Una sconfitta, la seconda consecutiva, con il veleno nella coda per la squadra di Alessandrini, che domina nel primo tempo con il solo neo di sprecare, tra tanta sterile supremazia territoriale, l’unica vera opportunità da rete costruita, quando Mussi al 13’, a tu per tu con Varaldi, cerca un pallonetto che si infrange sulla traversa. La Spal ringrazia e, dopo aver subito a lungo, nella ripresa si sistema un po’ e trova maggiori equilibri. La gara però, più equilibrata nei secondi 45’ e avviata verso un inevitabile O-O (i portieri non hanno praticamente effettuato interventi degni di nota, se non uscite su cross dal fondo), svolta al 68’, quando per un contatto dubbio in area, su classica situazione di mischia, Macchia finisce a terra dopo un incontro ravvicinato con Di Sauro. Sembra uno dei classici «falli di confusione» come se ne vedono a decine sui campi di calcio, ma per il signor Di Dato e rigore, tra le proteste doriche. Pirri, sempre più cannoniere spallino, trasforma e l’Ancona, che ha finito in calando, mastica amaro e porta a casa una sconfitta che sente di non meritare. Il torto dei dorici, presentatisi a Ferrara con uno schieramento iniziale a una punta? Non aver concretizzato la supremazia esercitata in tutto il primo tempo, sul piano del gioco e del palleggio. A parte la clamorosa occasione che Mussi stampava al 13’ sulla traversa infatti, solo una conclusione a lato di Miglietta su punizione e niente più. Sul fronte biancazzurro invece, solo Albano al 32’ metteva paura alla difesa ospite con un tiro a lato. Il resto era tanto gioco a centrocampo e poche emozioni. Molto più equilibrata la ripresa, anche se le emozioni continuavano a scarseggiare. Beruatto cambiava assetto e il centrocampo spallino tornava ad essere più bilanciato, ma per sbloccare il risultato serviva un episodio casuale, ovvero il rigore fischiato da Di Dato.Gli ultimi venti minuti erano uno sterile assedio dorico, con un’occasione clamorosa fallita da Albano e una conclusione di Mussi a tempo scaduto, che in mischia da buona posizione metteva a lato. Il resto era solo tanta amarezza e molte recriminazioni, per un’Ancona che si ritrova spuntata e in serie negativa da due turni a questa parte. Non siamo ancora all’ allarme rosso, perché di tempo per recuperare ce n’è ancora parecchio, ma là davanti le battistrada non perdono colpi e se non si vorrà cominciare una rincorsa ad handicap, già da domenica servirà una netta inversione di rotta. Un discorso questo che accomuna i dorici alla Spal, che ha cominciato la stagione più tardi per le note vicende societarie e gli effetti del lodo Petrucci e che ora, strada facendo e a campionato in corso, sta cercando di trovare la quadratura senza staccarsi troppo dal gruppone di battistrada, per poi provare a dire la sua quando veramente si deciderà il campionato e la corsa ai playoff.


di Mauro Peterlini

Traini-Alessandrini è gia spaccatura

Non se l’aspettava, Marco Alessandrini, di perdere sul prato del «Mazza». E il suo volto nel dopo gara è il ritratto della delusione. La sua analisi non può che cominciare da quel maledetto rigore, che ha deciso la partita.«Quell’episodio l’hanno visto tutti — attacca il trainer dorico — e credo sia superfluo commentarlo. Non era rigore quello come non era rigore quello su Gimmelli dopo, ma se si decide di punire quei contatti, va sanzionato il penalty in entrambi le occasioni. La Spal ha vinto senza mai tirare in porta, ed è questo che brucia di più, ma è in un momento come questo che bisogna restare calmi e non uscire dalle righe. Volevamo reagire dopo la sconfitta di domenica scorsa e abiamo impostato la partita saggiamente, senza correre mai nessun rischio. La partita la stavamo facendo noi». Rispetto alle previsioni, è stato escluso Gaeta per far spazio ad un assetto con una punta unica. «Avere più punte in campo non significa automaticamente essere più pericolosi — continua Alessandrini — e noi avevamo trovato un buon equilibrio». Lì a due passi c’è il ds Mauro Traini, che a caldo e - a freddo non è tenero nei confronti della squadra. I suoi giudizi vengono riferiti ad Alessandrini, che replica secco: «Quelli sono giudizi suoi, io ho visto un Ancona mai in balia.degli avversari e in grado di rendere inoffensiva la Spal. Certo, questi sono due ko consecutivi che bruciano, ma serve calma per assimilarli e ripartire». Il ds Mauro Traini invece non ci sta, e anche a mente fredda non riesce a digerire un koche, a differenza di tecnico e presidente, non attribuisce solo a quell’errore arbitrale. «Abbiamo perso per un rigore vergognoso, è vero — commenta il ds — e ci sarebbe persino da dubitare sulla buona fede dell’arbitro, ma la squadra comunque non mi è piaciuta. Perché? Per l’atteggiamento, troppo presuntuoso. Gli altri fanno punti e noi stiamo perdendo terreno, per cui bisogna invertire in fretta la rotta e fare un bagno di umiltà. Oggi l’Ancona ha fatto la partita, ma è mancata la determinazione necessaria per portarla a casa».


di Mimmo Cugini

L’Ancona fa la partita Una piccola Spal e l’arbitro la mettono sotto

Basta una piccola Spal e un grande errore dell’arbitro e l’Ancona finisce per la seconda volta al tappeto. Biancorossi in crisi? No. Da Ferrara esce una squadra ferita nell’orgoglio per il sopruso subìto a metà della ripresa quando il signor Di Dato di Agrigento ha concesso un calcio di rigore per un contatto tra Di Sauro e Macchia che soltanto lui ha visto. Dal dischetto Pirri ha fatto secco l’esordiente Morello e così la squadra di Beruatto ha portato a casa tre punti inaspettati. Nel primo tempo l’Ancona ha dominato la partita senza riuscire a segnare lo straccio di un gol e costruendo soltanto una vera occasione con Mussi che ha colpito la traversa a tu per tu col portiere Varaldi. L’episodio è avvenuto dopo soli tredici minuti di gioco e ha sicuramente inciso sull’andamento di un match che i biancorossi nella prima parte hanno dominato. Alessandrini sorprendeva tutti mandando in porta Morello al posto di Recchi, preferendo Malafronte a Gimmelli e rinunciando a una punta, Gaeta, per un centrocampista in più, Miglietta. L’ex fermano gocava da esterno di centrocampo con Ceccobelli a uomo su Pirri, che Beruatto schierava dietro l’unica punta Albano. In questa maniera l’Ancona dominava facilmente a centrocampo, trovava spazio a sinistra dove Miglietta andava a sovrapporsi a Mortelliti che giocava più alto del solito, ma non riusciva a tirare in porta perchè Mussi davanti era troppo solo, nè veniva aiutato da Teodorani e D’Aniello. Ci sarebbe voluto un po’ più di coraggio, magari rinunciando a un difensore, visto che la Spal giocava con un solo vero attaccante, per altro facilmente controllabile. La pochezza della squadra di casa era evidente, meno facile capire come l’Ancona non sia riuscita a passare in vantaggio nella prima fase della gara. E ancora più difficile farsi una ragione di una sconfitta arrivata contro una squadra che dal punto di vista tecnico è davvero povera, Pirri a parte. La superiorità numerica e di possesso palla del primo tempo era vanificata dai cross alti a cercare Mussi. Tutto inutile perchè l’unico punto forte della squadra estense è la coppia centrale di colore composta da Diagoraga e Cunha. Quando poi a inizio ripresa la squadra di Alessandrini inevitabilmente aveva un leggero calo e perdeva i collegamenti tra i reparti la Spal cercava di fare qualcosa in attacco e trovava il calcio di rigore grazie al regalo dell’arbitro. Quando Pirri dal dischetto batteva Morello mancavano venti minuti alla fine, ma l’Ancona non era mai pericolosa nonostante gli inserimenti di Bodini, Gaeta e Gimmelli. C’era anche un episodio sospetto in area estense con Gimmelli trascinato a terra, ma stavolta l’arbitro non vedeva il rigore. E così dopo l’ultima occasione sprecata da Mussi arrivava il fischio finale. La sconfitta ha sicuramente l’arbitro Di Dato come protagonista, ma l’Ancona del primo tempo avrebbe dovuto fare molto di più contro una Spal che è sembrata davvero poco cosa.


di Andrea Principi

Traini: «E’ ora che Alessandrini si svegli» Dura requisitoria del ds anche contro i giocatori: «Squadra presuntuosa». Il mister abbozza

Una traversa colpita da Mussi nel primo tempo e un rigore regalato dall’arbitro Di Dato alla Spal e al Mazza di Ferrara arriva la seconda sconfitta consecutiva per l’Ancona di Alessandrini. Un ko immeritato er quello che si è visto sul piano del gioco e che i biancorossi potevano sicuramente evitare, ma una botta pesante per l’ambiente scosso a fine partite dalle dichiarazioni del ds Mauro Traini. «E’ ora che si sveglino ed è ora che si svegli anche il mister». Traini va giù pesante, parla di squadra presuntuosa e non vuole neanche sentir parlare del calcio di rigore. «Quello è un regalo dell’arbitro alla Spal, lo hanno fatto venire da Siracusa ad arbitrare questa partita ed ecco che cosa ha combinato, la prima volta che sono entrati in area ha dato loro il calcio di rigore incredibile». Ma mentre sul tiro dagli undici metri che ha deciso la partita tutti la pensano allo stesso modo, è sulla prestazione della squadra che Traini e Alessandrini sono agli antipodi. Sentite il ds: «Ho visto una squadra lenta, prevedibile e impacciata e a pochi giorni dal mese di ottobre vuol dire che c’è qualcosa che non va». E’ un fiume in piena il ds dorico. «Gente senza grinta e con poca determinazione, è giusto che chi non ha voglia di calarsi nella realtà della C2 lo dica chiaramente. L’atteggiamento non mi piace per niente, ma vi assicuro che d’ora in avanti si fa sul serio». Pare che già negli spogliatoi dello stadio Mazza ci sia stato un faccia a faccia tra Traini e Alessandrini, di sicuro il mister cerca di buttare acqua sul fuoco della polemica e invita tutto l’ambiente a stare sereno. «Non è il momento questo di dare giudizi affrettati nè di pensare che tutto quello che è stato fatto fino a questo momento sia da buttare. Abbiamo perso una partita perchè l’arbitro ha regalato un rigore alla Spal, ragazzi non scherziamo non si possono dare certi rigori». Quando gli riferiscono dei giudizi molto pesanti di Traini la riposta è secca: «Sono giudizi suoi, per me non è andata così male».


di Guido Montanari

Altro che riscatto. La sconfitta patita ieri al “Mazza: la seconda consecutiva dopo quella casalinga col Prato ha un duplice effetto negativo: quello di creare malumore nell’ambiente e soprattutto all’interno dello spogliatoio biancorosso. La squadra dopo queste due scoppole ci crede ancora nei suoi mezzi? C’era maretta alla fine della gara persa con la Spal, col ds Traini imbufalito e con mister Alessandrini ad invocare la calma. In attesa che.., si mettano d’accordo, possiamo tranquillamente dire che la battuta d’arresto di ieri non è stata meritata dai dorici. A far pesare il piatto della bilancia dalla parte degli estensi un rigorino concesso dall’arbitro apparso ai più letteralmente inventato.
RIGORE FANTASMA - E veniamo subito all’episodio che al 23’ del secondo tempo ha cambiato il volto di un match destinato probabilmente a finire con un pareggio: c’è un lancio dalla sinistra, si accende una mischia furiosa nell’area piccola di rigore con se i- sette giocatori a saltare nel tentativo di beccarla di testa. Non la prende nessuno, con la sfera che scivola a fondo campo. ma Didato di Agrigento indica il dischetto. Cosa ha visto? Quello che in un tempo lontano chiamavamo “fallo di confusione” si era tramutato in un penalty a favore degli emiliani. Difficile stabilire cosa sia successo effettivamente là in mezzo, anche le immagini tv non chiariscono bene ma nel dopo partita i giocatori della Spal hanno parlato di una spinta del difensore dorico Di Sauro ai danni di Macchia. Una spinta che a quanto pare sarebbe stato il guardalinee a segnalare al direttore di gara (ma qualcuno... dice il contrario). Proteste a non finire da parte dei biancorossi ma niente da fare. Pirri realizza battendo Morello con un tiro preciso e forte sulla destra. Così la Spal ha vinto la partita.
DOMINIO SENZA ACUTI - Sembra incredibile aver perso una gara in questa maniera dopo che i locali non hanno non solo mai tirato in porta per tutti i novanta minuti, ma addirittura neanche avevano passato troppe volte la loro metà campo se non per qualche invenzione di quel grande giocatore che è sempre Pirri. Il problema sta proprio qui:l’Ancona ha avuto il pallino del gioco in mano per tutti i novanta minuti e torna a casa con le pive nel sacco: il dominio purtroppo non si è concretizzato quasi mai in attacco. Insomma se non si tira in porta ma si perde tempo a “specchiarsi” con dribbling e veroniche, colpi di tacco e giravolte, se non si perde occasione per dire “mamma guarda quando sono bello”, ma poi non si butta dentro quel dannatissimo pallone, allora può anche succedere di prendere di queste “tranvate”.
ANCHE LA SFORTUNA - Dicevamo sopra che la supremazia dorica non si è “quasi” mai materializzata: infatti al 13’ del primo tempo Mussi dopo aver raccolto un lancio molto bello di Miglietta ha scavalcato il portiere della Spal con un delizioso pallonetto con la sfera che si è stampata sulla traversa. Ecco, questa occasione è un po’ l’emblema dell’Ancona di ieri: fa trenta ma al momento necessario quasi mai trentuno.
IL NUOVO MODULO -Certo, il nuovo 4-3-2-1 inaugurato ieri da Alessandrini non ha convinto perchè è vero che ha impedito alla Spal di muoversi ma poi sul fronte offensivo ha prodotto davvero poco, anzi pochissimo. Parliamoci chiaro:il pareggio a Ferrara era cosa buona e giusta, ma l’imprevedibile nel calcio ci sta sempre (vedi il rigore inventato di ieri) e così, se non osi , a volte sei costretto a andartene a casa col muso lungo. Alla vigilia del match Alessandrini aveva ventilato l’ingresso di Miglietta, ma aveva anche assicurato che il modulo con due punte sarebbe rimasto. Invece….
INDIETRO COME I GAMBERI Una sconfitta davvero molto pesante quella di ieri anche perché le altre prime della classe hanno vinto tutte: sono già sei i punti che dividono i dorici dalla testa della classifica . Cos’ non va.

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