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 ultima modifica il 30 apr 2006
 

Una spensierata mattina domenicale….Si sta qua a scherzare con gli amici a far battute e pronostici sulla partita che si disputerà nel pomeriggio…. Improvvisamente arriva una notizia che ci raggela più di quanto possa farlo il gelo che ci sta attanagliando questi giorni, e che nemmeno la nebbia che oggi avvolge la città riesce ad attutire tanto ci pugnala ferocemente. C’e’ stato un incidente nelle prime ore della mattina e’ morto un ragazzo, un ragazzo che tutta Ancona sportiva conosce, se non di persona almeno di nome. Se mi avessero detto che era morto Vincenzo Mengoni non avrei saputo capire immediatamente di chi si trattasse, non avrei saputo collegare il suo nome ad un viso… Ma ci hanno detto che era morto “Vincè” …ed allora le cose cambiano. Tutti sappiamo a chi collegare quel nome storpiato dal nostro dialetto, tutti anche chi come me non frequenta l’ambiente ultras o delle curve. Ricordo una aneddoto riguardante il giorno in cui lo conobbi anni fa, e lo racconto per far capire come si ponesse di fronte alle persone. Mi stavo incamminando per andare allo stadio del Conero e lungo la salita che vi conduce parlavo con amici sul fatto di stare attenti perché nel dopopartita avrebbero potuto verificarsi disordini con la tifoseria avversaria. Credo si trattasse della Lazio, ma non ne sono sicura… Non mi ero accorta di averlo dietro, mentre ne parlavo abbastanza preoccupata ed ad un tratto ho sentito una voce attaccata all’orecchio che mi sussurra con fare rassicurante “Non ti preoccupare…ci siamo noi , siam qua anche per voi. Non vi accadrà nulla di male”. Mi volto e lo vedo, con quel viso da eterno ragazzino sorridente piegato in due per potermi parlare all’orecchio, essendo lui altissimo ed io piccoletta. Sfodera un gran sorriso e se ne va a larghe falcate. Poi ci ripensa… Si volta mi fa l’occhiolino e di nuovo a grandi falcate si mischia sempre torreggiando tra la folla.Questo fu il mio primo incontro con Vince’. Ne seguirono altri,negli anni sempre esilaranti fatti di battute lungo quella salita. Ormai era una specie di appuntamento fisso: credo avessimo gli stessi orari nell’arrivare allo stadio. Indimenticabili ed impedibili le sue battute alle forze dell’ordine di stanza all’imbocco della salitina… Lui tutte le volte andava li e li stuzzicava e loro non riuscivano mai a restare seri, a trattenere il sorriso davanti al suo, che era veramente disarmante. Oggi nella mia salita verso lo stadio non c’era Vince’…Non c’erano rumori e lo stadio sembrava deserto nel suo silenzio. Entrata allo stadio un solo unico grande striscione con la scritta “CIAO GRANDE GUERRIERO” curva nord poi ancora quel silenzio assordante. Un mazzo di fiori portato dalla squadra sotto la sua curva ed un minuto di silenzio. Gli applausi e di nuovo il silenzio. In curva a partita iniziata arriva un gruppo di ragazzi con le teste basse, credo fossero i suoi amici, la parte centrale della nord si muove silenziosamente verso di loro e si abbracciano. Un silenzio irreale avvolge lo stadio. Piango. Solo in tribuna, dove poi mi trovo qualcuno sembra interessarsi alla partita. Mi sento a disagio.Mi chiedo cosa ci faccio qua tra loro. Non ho voglia di starli a sentire mentre blaterano contro l’arbitro o contro i nostri giocatori, vorrei essere partecipe di quel silenzio. Non riesco a guardare la curva, il miei occhi vanno inevitabilmente verso il punto dove tu solitamente stavi, quella balausta dove mi dicevi sempre scherzando “Un giorno o l’altro casco de sotto”e dove hai lasciato una voragine. Non riesco nemmeno a guardare la partita, per cui per la prima volta scrivo allo stadio. Scrivo queste righe per te Vince’.

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