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Una
spensierata mattina domenicale
.Si sta qua a scherzare con gli amici a far battute e
pronostici sulla partita che si disputerà nel pomeriggio
. Improvvisamente arriva
una notizia che ci raggela più di quanto possa farlo il gelo che ci sta attanagliando
questi giorni, e che nemmeno la nebbia che oggi avvolge la città riesce ad attutire tanto
ci pugnala ferocemente. Ce stato un incidente nelle prime ore della mattina
e morto un ragazzo, un ragazzo che tutta Ancona sportiva conosce, se non di persona
almeno di nome. Se mi avessero detto che era morto Vincenzo Mengoni non avrei saputo
capire immediatamente di chi si trattasse, non avrei saputo collegare il suo nome ad un
viso
Ma ci hanno detto che era morto Vincè
ed allora le cose
cambiano. Tutti sappiamo a chi collegare quel nome storpiato dal nostro dialetto, tutti
anche chi come me non frequenta lambiente ultras o delle curve. Ricordo una aneddoto
riguardante il giorno in cui lo conobbi anni fa, e lo racconto per far capire come si
ponesse di fronte alle persone. Mi stavo incamminando per andare allo stadio del Conero e
lungo la salita che vi conduce parlavo con amici sul fatto di stare attenti perché nel
dopopartita avrebbero potuto verificarsi disordini con la tifoseria avversaria. Credo si
trattasse della Lazio, ma non ne sono sicura
Non mi ero accorta di averlo dietro,
mentre ne parlavo abbastanza preoccupata ed ad un tratto ho sentito una voce attaccata
allorecchio che mi sussurra con fare rassicurante Non ti preoccupare
ci
siamo noi , siam qua anche per voi. Non vi accadrà nulla di male. Mi volto e lo
vedo, con quel viso da eterno ragazzino sorridente piegato in due per potermi parlare
allorecchio, essendo lui altissimo ed io piccoletta. Sfodera un gran sorriso e se ne
va a larghe falcate. Poi ci ripensa
Si volta mi fa locchiolino e di nuovo a
grandi falcate si mischia sempre torreggiando tra la folla.Questo fu il mio primo incontro
con Vince. Ne seguirono altri,negli anni sempre esilaranti fatti di battute lungo
quella salita. Ormai era una specie di appuntamento fisso: credo avessimo gli stessi orari
nellarrivare allo stadio. Indimenticabili ed impedibili le sue battute alle forze
dellordine di stanza allimbocco della salitina
Lui tutte le volte andava
li e li stuzzicava e loro non riuscivano mai a restare seri, a trattenere il sorriso
davanti al suo, che era veramente disarmante. Oggi nella mia salita verso lo stadio non
cera Vince
Non cerano rumori e lo stadio sembrava deserto nel suo
silenzio. Entrata allo stadio un solo unico grande striscione con la scritta CIAO
GRANDE GUERRIERO curva nord poi ancora quel silenzio assordante. Un mazzo di fiori
portato dalla squadra sotto la sua curva ed un minuto di silenzio. Gli applausi e di nuovo
il silenzio. In curva a partita iniziata arriva un gruppo di ragazzi con le teste basse,
credo fossero i suoi amici, la parte centrale della nord si muove silenziosamente verso di
loro e si abbracciano. Un silenzio irreale avvolge lo stadio. Piango. Solo in tribuna,
dove poi mi trovo qualcuno sembra interessarsi alla partita. Mi sento a disagio.Mi chiedo
cosa ci faccio qua tra loro. Non ho voglia di starli a sentire mentre blaterano contro
larbitro o contro i nostri giocatori, vorrei essere partecipe di quel silenzio. Non
riesco a guardare la curva, il miei occhi vanno inevitabilmente verso il punto dove tu
solitamente stavi, quella balausta dove mi dicevi sempre scherzando Un giorno o
laltro casco de sottoe dove hai lasciato una voragine. Non riesco nemmeno a
guardare la partita, per cui per la prima volta scrivo allo stadio. Scrivo queste righe
per te Vince.
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