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 ultima modifica il 20 mar 2006
 

Per chi, come me, ha seguito la Nazionale Italiana di Rugby ieri contro la Scozia nel 6 Nazioni, deve essere risultato alquanto difficile immergersi oggi nel clima freddo del Del Conero. Diversi i suoni, diverso il calore sugli spalti, diverso il cuore espresso dai giocatori in campo. Da un pomeriggio sportivo predomenicale da sogno, vissuto con le emozioni e la passione che uno sport dovrebbe trasmettere, ti ritrovi catapultata alla tua realtà domenicale, fatta di gelo e freddo. Credo che, entrando allo stadio, ogni appassionato di calcio come me abbia dei rituali ben precisi. Il mio consiste nel posare lo sguardo con attenzione sulla nord, poi immediatamente sulla sud, ed infine genericamente negli altri settori dello stadio. La nord a 10 minuti dall’inizio si presenta ai miei occhi abbastanza vuota, ed inevitabilmente e con tristezza ripenso ai tempi della curva piena rumorosa e colorata a cui ero abituata… Ed inevitabilmente, da tanto tempo a questa parte, penso tra me e me…”come ci hanno ridotti….” (No perché per distruggere tutto quanto, tutto l’entusiasmo, tutti i sogni, di impegno esterno deve esserne stato profuso tanto ed efficacemente purtroppo). Chiusa parentesi. La sud si presenta ai miei occhi con una trentina di presenze e mentre cerco ad occhio e croce di quantificarle sento il cronista della radio che le numera sul centinaio. Rido, cuffiette alle orecchie. Mi salta agli occhi uno striscione dedicato al portiere avversario “Pinna vattene” bella iniezione di fiducia averlo alle spalle della propria porta penso… Un velo di tristezza nei miei occhi, lo guardo quel portiere e per mentalità mi avvicino sempre più al rugby e mi allontano sempre più dal calcio. La tribuna centrale piano piano viene riempita da una folla festante di bambini delle squadre giovanili di calcio, con tanto di direttore d’orchestra e bandiere. Mi piace vedere le bandiere in tribuna, o meglio mi sarebbe sempre piaciuto vederne in situazioni di normalità, mentre in situazioni come quella che calcisticamente parlando, stiamo vivendo, mi danno, se non fastidio tristezza….O comunque la sensazione di un qualcosa fuori luogo dati i tempi che viviamo, avverto un che di forzatura, in quella che poi nel dopopartita verrà definita dal Presidente Onorario “ I ragazzini che rappresentano la controcurva in tribuna”(Chiedo scusa anticipatamente se ho mal interpretato l’affermazione, ma da Candia in su radio Conero si prende male ed a tratti). Prendo nota della cosa e sorridendo mi riprometto di aggiungere questo nuovo settore della tifoseria a quelli che già ci sono, cosicchè, la prossima volta, nell’entrare allo stadio i miei occhi si poseranno nell’ordine nella nord, nella sud, nella controcurva ed a seguire negli altri settori dello stadio. Rido…. Forse ci sarebbe da piangere. Per tutto il primo tempo subiamo, con un non gioco della squadra, fatta di giocatori che sembrano, almeno a me, fuori posto e senza cuore (o se ce l’hanno non è intriso di biancorosso di sicuro). Mister Iacobelli sostiene il palo della panchina appoggiandovisi e mi chiedo se lo faccia per sostenerla nel timore che oltre alle nostre braccia caschi anche lei, colta da un improvviso cedimento. Lui la sostiene e tace, non un grido di disappunto, non un movimento, braccia conserte. Ripresa. Ripresa nel vero senso del termine. Come dirà il Presidente Onorario nelle interviste postpartita: “C’e’ stata la rianimazione della squadra” Rido nuovamente…. Non so di quali pratiche terapeutiche si tratti, ma funzionano. Tre tiri in porta, tre goal. Due di Gaeta su calcio piazzato ed uno di Mussi su passaggio sempre di Gaeta. A proposito di Gaeta il mio pensiero va ad alcune partite fa…..Lui era in tribuna, seduto accanto ai suoi genitori, e mentre si svolgeva la partita, che lui guardava attentamente con gli occhi sgranati il commentatore alla radio lo affossava, definendolo la più grossa delusione di questa annata calcistica dell’Ancona, e riversandogli addosso forse più colpe del dovuto per il cattivo campionato della squadra. Lo guardai….un ragazzo….fortuna per lui che non avesse cuffiette alle orecchie…pensai al momento. Oggi commentato come l’uomo dalle doti tecniche eccezionali, l’uomo in più. La coerenza non abita ad Ancona. Ma come conclude il Presidente della società, ripensando ai momenti di esclusione dalla squadra del giocatore : “Ero molto dispiaciuto che stava li e me guardava….” Chissà perché mi viene in mente un vecchio detto dialettale Anconetano….”Me guardè, me ridè, me parè che me cojonè”…Chissà perché……

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