 |
|
| Per
chi, come me, ha seguito la Nazionale Italiana di Rugby ieri contro la Scozia nel 6
Nazioni, deve essere risultato alquanto difficile immergersi oggi nel clima freddo del Del
Conero. Diversi i suoni, diverso il calore sugli spalti, diverso il cuore espresso dai
giocatori in campo. Da un pomeriggio sportivo predomenicale da sogno, vissuto con le
emozioni e la passione che uno sport dovrebbe trasmettere, ti ritrovi catapultata alla tua
realtà domenicale, fatta di gelo e freddo. Credo che, entrando allo stadio, ogni
appassionato di calcio come me abbia dei rituali ben precisi. Il mio consiste nel posare
lo sguardo con attenzione sulla nord, poi immediatamente sulla sud, ed infine
genericamente negli altri settori dello stadio. La nord a 10 minuti dallinizio si
presenta ai miei occhi abbastanza vuota, ed inevitabilmente e con tristezza ripenso ai
tempi della curva piena rumorosa e colorata a cui ero abituata
Ed inevitabilmente,
da tanto tempo a questa parte, penso tra me e me
come ci hanno
ridotti
. (No perché per distruggere tutto quanto, tutto lentusiasmo,
tutti i sogni, di impegno esterno deve esserne stato profuso tanto ed efficacemente
purtroppo). Chiusa parentesi. La sud si presenta ai miei occhi con una trentina di
presenze e mentre cerco ad occhio e croce di quantificarle sento il cronista della radio
che le numera sul centinaio. Rido, cuffiette alle orecchie. Mi salta agli occhi uno
striscione dedicato al portiere avversario Pinna vattene bella iniezione di
fiducia averlo alle spalle della propria porta penso
Un velo di tristezza nei miei
occhi, lo guardo quel portiere e per mentalità mi avvicino sempre più al rugby e mi
allontano sempre più dal calcio. La tribuna centrale piano piano viene riempita da una
folla festante di bambini delle squadre giovanili di calcio, con tanto di direttore
dorchestra e bandiere. Mi piace vedere le bandiere in tribuna, o meglio mi sarebbe
sempre piaciuto vederne in situazioni di normalità, mentre in situazioni come quella che
calcisticamente parlando, stiamo vivendo, mi danno, se non fastidio tristezza
.O
comunque la sensazione di un qualcosa fuori luogo dati i tempi che viviamo, avverto un che
di forzatura, in quella che poi nel dopopartita verrà definita dal Presidente Onorario
I ragazzini che rappresentano la controcurva in tribuna(Chiedo scusa
anticipatamente se ho mal interpretato laffermazione, ma da Candia in su radio
Conero si prende male ed a tratti). Prendo nota della cosa e sorridendo mi riprometto di
aggiungere questo nuovo settore della tifoseria a quelli che già ci sono, cosicchè, la
prossima volta, nellentrare allo stadio i miei occhi si poseranno nellordine
nella nord, nella sud, nella controcurva ed a seguire negli altri settori dello stadio.
Rido
. Forse ci sarebbe da piangere. Per tutto il primo tempo subiamo, con un non
gioco della squadra, fatta di giocatori che sembrano, almeno a me, fuori posto e senza
cuore (o se ce lhanno non è intriso di biancorosso di sicuro). Mister Iacobelli
sostiene il palo della panchina appoggiandovisi e mi chiedo se lo faccia per sostenerla
nel timore che oltre alle nostre braccia caschi anche lei, colta da un improvviso
cedimento. Lui la sostiene e tace, non un grido di disappunto, non un movimento, braccia
conserte. Ripresa. Ripresa nel vero senso del termine. Come dirà il Presidente Onorario
nelle interviste postpartita: Ce stata la rianimazione della
squadra Rido nuovamente
. Non so di quali pratiche terapeutiche si tratti, ma
funzionano. Tre tiri in porta, tre goal. Due di Gaeta su calcio piazzato ed uno di Mussi
su passaggio sempre di Gaeta. A proposito di Gaeta il mio pensiero va ad alcune partite
fa
..Lui era in tribuna, seduto accanto ai suoi genitori, e mentre si svolgeva la
partita, che lui guardava attentamente con gli occhi sgranati il commentatore alla radio
lo affossava, definendolo la più grossa delusione di questa annata calcistica
dellAncona, e riversandogli addosso forse più colpe del dovuto per il cattivo
campionato della squadra. Lo guardai
.un ragazzo
.fortuna per lui che non avesse
cuffiette alle orecchie
pensai al momento. Oggi commentato come luomo dalle
doti tecniche eccezionali, luomo in più. La coerenza non abita ad Ancona. Ma come
conclude il Presidente della società, ripensando ai momenti di esclusione dalla squadra
del giocatore : Ero molto dispiaciuto che stava li e me guardava
.
Chissà perché mi viene in mente un vecchio detto dialettale Anconetano
.Me
guardè, me ridè, me parè che me cojonè
Chissà perché
|
|
|
|
|
|
|