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ultima modifica il 03 giu 2008

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Domenica 18 maggio prima gara di andata Play-Off Stadio Curi ore 16:00 Perugia - Ancona

TARANTO 0-0 ANCONA

di Fabio Paci

TARANTO - Esce il pari a reti inviolate sulla ruota dello "Jacovone". Tradotto: l'Ancona ha un piede e mezzo in serie B. Taranto stordito (per ora). Domenica alla truppa di Monaco sarà sufficiente non perdere per conquistare la promozione. Lo staff e i tifosi dorici avrebbero messo la firma, alla vigilia, per lo 0-0. Ma il rammarico resta, perché dopo aver sofferto per 45 minuti, l'Ancona ha affrontato la gara col piglio della grande e con Mastronunzio, al minuto 82, ha fallito un gol quasi fatto. I tifosi biancorossi cominciano a sognare la B: loro la partita, pur essendo 600 contro 8.000, l'hanno vinta. Match vivo - C'è il solleone allo "Jacovone": 33 gradi, calura e afa. Squadre in campo con i moduli annunciati: 4-2-3-1 i locali; 4-4-1-1 i dorici. Monaco, privo in un solo colpo di Anderson, Anaclerio e Fialdini (oltre a Baldanzeddu e De Sousa), consegna il centrocampo al generoso Caremi e al tonico Camillucci, supportati dagli esterni Cazzola (a destra) e Lacrimini (a sinistra). Difesa a quattro guidata da Fanucci, in avanti c'è Piccoli dietro a Mastronunzio. Nel Taranto, che deve fare a meno degli squalificati Cejas e Cutolo, De Falco e Marsili agiscono davanti alla retroguardia, con i tre uomini più pericolosi (Carrozza, Mancini e Zito) a fare da collante tra centrocampo e l'avanzato Plasmati. L'Ancona, in una quasi inedita maglia gialla, parte abbottonata. Stando così la situazione, Mastronunzio si danna l'anima e fa reparto a sé, supportato da Piccoli che spesso perde la bussola. Gara animata da veloci azioni. Al 7' Zito approfitta della dormita generale di Olivieri e soci, calcia rapido una punizione dal limite e Carrozza si presenta a tu per tu con Guarna, bravo a chiudere. Ancora Zito al 9': dal limite spara forte, centrale. Il forcing dei pugliesi si esaurisce tra il 15' e il 18': l'attivo Zito serve Mancini, la cui battuta in diagonale viene deviato in angolo; poi Plasmati elude l'intervento di Olivieri, però perde l'attimo giusto quando ha solo Guarna davanti. Il Taranto adesso mette paura, l'Ancona subisce i colpi, barcolla però resiste. Monaco si sbraccia in panchina, ma i suoi sono fermi. Troppi palloni gettati in avanti. Ci prova Piccoli a servire Mastronunzio (21'): verticalizzazione intelligente, ma c'è il (millimetrico) fuorigioco. La manovra dei locali sfrutta le corsie laterali, dove l'Ancona soffre perché il rapido regista Mancini crea superiorità numerica. Bordata di Colombini al 29': Guarna ci mette la punta delle dita. Ancora Zito (39') pericoloso in area, la difesa dorica libera. Nei primi 45 minuti il conto dei corner è di 7-0, a testimoniare la supremazia, seppur sterile, dei tarantini. La frazione si chiude con un assist di Lacrimini a Piccoli la cui rovesciata si spegne sul fondo. Altra musica - Nella ripresa Monaco cambia: Mastronunzio e Piccoli agiscono più vicini, Schiattarella ha maggiore raggio d'azione, Cazzola e Lacrimini hanno via libera. Non a caso proprio la "vipera" si rende pericoloso: al 2' sfrutta un contropiede, batte potente e chiama Faraon alla deviazione; al 10' riceve da Piccoli ma a pochi passi dalla rete si impappina. Ora a soffrire è Caremi, a corto di ossigeno dopo aver speso tantissimo. A metà tempo le squadre rimettono ordine: Cari inserisce Tesser per Zito (uscito malconcio) ed Emerson in luogo di Marsili; Monaco risponde convogliando Kalambay, al debutto stagionale, sull'out destro (gli fa spazio Cazzola). Battuta dai sedici metri di Piccoli al 26': Faraon fa sua la sfera. Il caldo si fa sentire, il Taranto va avanti a testa bassa: Carrozza (30'), Plasmati (33') e Tesser (35', salva sulla linea Fanucci) sfiorano il gol. Ma l'occasione più ghiotta capita alla "vipera": illuminata verticalizzazione di Piccoli, Mastronunzio (avuto il via libera dal guardalinee) si invola senza controllori verso Faraon, ma di fronte al portiere calcia di piatto sul primo palo, con il cuoio che si perde sul fondo. Disperazione dei dorici che, al 2° di 7 minuti di recupero, rischiano di capitolare con Colombini: missile terra-aria dai 25 metri, Guarna risponde da campione. Domenica il ritorno: l'Ancona ha la B sopra a un piatto d'argento.

di Ferdinando Vicini

TARANTO - Profilo basso, nessuna esaltazione, vietato illudersi. Questo l'atteggiamento minimalista in casa Ancona nell'immediato dopo partita e Francesco Monaco non attende nemmeno la prima domanda per chiarire subito il concetto. «Non abbiamo ancora conquistato nulla. Sarebbe sbagliatissimo pensare che il pareggio colto qui a Taranto ci abbia spianato la strada verso la promozione». Però questo 0-0 a Taranto vuol dire tanto. «Vuol dire soltanto che dopo questa gara di andata abbiamo conservato il vantaggio, che è minimo. Non dobbiamo assolutamente dimenticare che domenica prossima ci sarà da soffrire per altri novanta minuti, salvo supplementari». Monaco, che Ancona è stata? «La prestazione non mi è piaciuta nel primo tempo perché abbiamo patito troppo la spinta del Taranto. Non riuscivamo a ripartire perché i nostri avversari ci pressavano e noi non eravamo in grado di giocare con palla a terra. Nella ripresa invece siamo migliorati decisamente e credo che alla fine abbiamo meritato il pareggio». Visto l'andamento della gara nel primo tempo ha temuto una nuova Perugia? «Mi aspettavo che il Taranto partisse forte e così è stato. Noi abbiamo subìto eccessivamente l'impatto iniziale e abbiamo rischiato qualcosa di troppo. Ma non ho temuto una nuova Perugia. Là si è capito subito che l'Ancona non c'era. Qui invece, dopo un’inizio un poì così, ho visto una formazione viva, vogliosa, aggressiva». Con Mastronunzio che a pochi minuti dal termine ha fallito il match ball della B. «Penso che sia stato molto bravo Faraon a chiudere lo specchio della porta al nostro centravanti. Forse Mastronunzio avrebbe potuto incrociare il tiro cercando il secondo palo, ma è inutile discutere di un singolo episodio. Ritengo che tutto sommato alla fine il pareggio sia un risultato giusto». Come mai ha deciso di sostituire Cazzola con Kalambay, un calciatore che quest'anno non era ancora mai stato utilizzato, facendolo esordire proprio in una gara così delicata? «Patrick si sta finalmente allenando bene con i compagni da circa quindici giorni. Ho visto che sulle fasce in quel momento stavamo soffrendo e ho deciso di inserire un uomo fresco». Adesso soltanto la gara di domenica prossima, l'ultima, divide l'Ancona dalla promozione. Con quale stato d'animo preparerete questa partita così importante? «Di certo non c'è da star tranquilli, non è cambiato assolutamente nulla rispetto a prima. Avevamo un piccolo vantaggio dovuto al miglior piazzamento e tale è rimasto. Può ancora accadere di tutto, ma noi siamo consapevoli di questo e ci prepareremo con il massimo impegno e grande umiltà. La serie B è ancora da conquistare».

di Michele Pennetti

TARANTO - L'Ancona non è la squadra di quindici giorni fa a Perugia, gracile e un po' disinvolta. L'Ancona, stavolta, è una parete alta e voluminosa che il Taranto, talvolta con lo scambio stretto, talvolta con la giocata lunga, non riesce mai a sbrecciare. Il parziale della finale play off per la promozione in B è un rinvio: tutto si deciderà domenica prossima, a campi invertiti, con i marchigiani beneficiati dalla disponibilità di due risulta¬ti su tre (nell'arco di 120 minuti, però, non più 90 come per la semifinale) e dalla possibilità di tessere di nuovo al ritorno la trama dell'andata. Difesa bloccata, Caremi incardinato tra Plasmati e Mancini in modo da prosciugare la principale fonte di creatività dei padroni di casa, centrocampo flessibile, dai nove ai dieci uomini dietro la linea della palla: così Monaco raffredda presto l'aggressività del Taranto e costringe Cari, strada facendo, a rettificare l'assetto di partenza. La conseguenza è che i rossoblù non trovano fluidità nel funzionamento della manovra d'attacco, né continuità nell'accensione delle tre mezze punte impiegate contemporaneamente per sfruttare la loro ipotetica brillantezza nell'uno contro uno. Mancini, nell'occasione, è sempre raddoppiato e non ha davanti a sé le praterie concessegli non più di una settimana fa dal Crotone: quindi, non ingrana, fatica, va ad intermittenza. Carrozza gira spesso a vuoto. L'unico ispirato, tra corse a perdifiato e mosse astute (all'8' sua la punizione battuta a sorpresa per Carrozza ipnotizzato da Guarna), sembra Zito. Solo che Cari, dopo un'ora di gara, lo mette inspiegabilmente fuori. Non potendo contare nemmeno su un Plasmati al cento per cento, il Taranto alterna vampate a momenti di approssimazione che favoriscono l'incedere sornione dell'Ancona. Guarna si protende in volo e oppone i pugni (29' primo tempo) sul sinistro al volo da fuori area di Colombini. Ma Faraon non è da meno, in avvio di ripresa (2'), quando sventa in angolo il destro di Mastronunzio calciato da posizione propizia.
Proprio il centravanti dorico, al 37' del secondo tempo, sulla scia di una svista del guardalinee Mellani che non segnala un fuorigioco di un paio di metri, sperpera con tiro sciatto un'opportunità piramidale. Tutto due minuti dopo l'intervento sulla linea di Olivieri, tempestivo nel chiudere su Tesser intromessosi tra un indeciso Guarna e il pallone. Il caldo diventa un'attenuante: calciatori a terra con i crampi, bombola dell'ossigeno svuotata, imprecisioni diffuse, tocchi errati in quantità. Nel mezzo supplementare comandato per recupero (7') da Calvarese, arbitro eccellente per una partita dallo straordinario tasso di correttezza, gli ultimi due brividi: l'ennesimo sinistro di Colombini curvato da Guarna sopra la traversa (47'), la salvifica incornata di D'Alterio in anticipo su Mastronunzio a due passi dalla porta (52'). Zero a zero e verdetto rimandato alla seconda puntata in programma, fra sei giorni, allo stadio Del Conero. Come dire che tra Ancona e Taranto il bello deve ancora venire.

di Cosimo Galeone

In un infuocato pomeriggio domenicale, caratterizzato da oltre 30° di temperatura, Taranto ed Ancona impattano a reti inviolate il match di andata che vale la conquista della promozione in serie B. Le due compagini si presentano a questo appuntamente decisamente rimaneggiate: in casa tarantina, infatti, si registrano le assenze pesantissime degli squalificati Cutolo e Cejas, con Cavallo non al meglio che parte dalla panchina. Sul fronte avverso non ride di certo anche mister Monaco, che deve rinunciare a Fialdini ed Anaclerio (appiedati dal giudice sportivo); non prendeno parte alla contesa nemmeno gli acciaccati De Sousa, Anderson e Baldanzeddu. L' avvio di contesa è favorevole ai padroni di casa, pericolosi già al 7': Zito batte a sorpresa una punizione, liberando Carrozza che, a tu per tu con Guarna, conclude centralmente tra le braccia dell' estremo difensore. Al 15' Mancini, servito da Zito, tira da favorevole posizione ma il suo destro trova sulla traiettoria un piede di un difensore dorico, con la sfera che termina in corner. Alla mezz' ora ci prova Colombini con una sventola dal limite, con Guarna che respinge in calcio d' angolo. Gli ospiti si fanno vedere dalle parti di Faraon al 34', con un calcio di punizione a girare di Cazzola che termina comunque sul fondo. La prima frazione di gara si chiude senza ulteriori emozioni. La ripresa si apre con una doppia fiammata dell' Ancona: al 47' Mastronunzio si beve Pastore e calcia in porta di potenza, con Faraon che sventa in corner. Al 55' assolo di Piccoli che mette in mezzo con Mastronunzio che arriva in ritardo. A questo punto, complice anche il gran caldo, le due squadre cominciano ad allungarsi, con il Taranto che comunque mantiene una sterile supremazia territoriale. Nel finale, però, la contesa si accende. Al 78' sforbiciata di Mancini per la testa di Plasmati, che però sciupa da favorevolissima posizione con un colpo di testa privo di forza, che si spegne tra le braccia di Guarna. Un minuto dopo Olivieri salva sulla linea un tiro del neo-entrato Tesser destinato ad infilarsi a fil di palo. L' Ancona comunque non sta a guardare e all' 80' Mastronunzio, in posizione di offside non rilevata, spreca clamorosamente in perfetta solitudine davanti a Faraon. Il finale è convulso, con il direttore di gara che assegna ben 7 minuti di recupero. L' ultimo a provarci è Colombini con un bolide dal limite: ma anche in questa circostanza Guarna è molto attento. Alla fine è zero a zero, con gli jonici costretti adesso all' impresa domenica prossima nelle Marche, per cercare di agguantare una serie B che manca dalla stagione 1992/93. Per l' Ancona un pareggio prezioso, ottenuto al termine di una gara diligente, specialmente sotto l' aspetto tattico.


di Guido Montanari

Ancona in trincea, il Taranto non sfonda

TARANTO - Abbiamo ancora davanti agli occhi quel tiro di Mastronunzio a tu per tu con il portiere del Taranto Faraon con la sfera che sfuma a lato di pochi centimetri: mancava una manciata di minuti dalla fine e se la palla fosse entrata probabilmente a quest’ora avremmo già un piede in serie B. Chiaro, ci va bene anche il pareggio che del resto è il risultato più giusto per quello che si è visto in campo, ma un pizzico di rammarico resta. PARTITA IN TRINCEA - E’ stata una gara assolutamente in trincea per l’Ancona contro un Taranto che, come da previsioni, all’inizio si è gettato all’attacco all’arma bianca e con molta generosità consapevole di dover a tutti i costi sfruttare il turno casalingo. Poi la fase centrale del match meno combattuta ma finale di gara al cardiopalma con i pugliesi che hanno gettato sul tappeto le residue energie creando diverse occasioni da gol, con Olivieri che ha fatto il miracolo respingendo sulla linea un tiro a botta sicura di Tesser. Si sapeva che ci sarebbe stato da soffrire ed è stato così soprattutto però nei primi venti minuti di gioco quando i dorici si sono fatti schiacciare nella loro metà campo con Guarna protagonista in tre occasioni: prima un affondo di Carrozza con il portiere bravo a respingere il tiro ravvicinato del fantasista degli ionici; poi una conclusione dal limite di Zito parata e poi l’intervento più difficile su una staffilata di Colombini al volo di sinistro che il portiere dorico è stato davvero bravo a deviare in angolo con un gran tuffo. Poi, i rossoblù mollano un attimo la morsa e l’Ancona può respirare anche se in fase offensiva non riesce comunque a graffiare più di tanto. Ma almeno la palla resta lontana dall’area di rigore dorica e dopo l’inizio choc che aveva fatto riemergere i fantasmi della semifinale di Perugia, era già qualcosa. RIPRESA AL CARDIOPALMA - Secondi 45 minuti sicuramente più emozionanti e spettacolari anche perchè finalmente l’Ancona esce dalla sua metà campo e grazie a un Piccoli ritrovato tiene finalmente in ansia la difesa pugliese. Fino a metà ripresa i biancorossi non corrono nessun rischio, anzi lo stesso Piccoli si inventa un assist che Mastronunzio non aggancia per un soffio solo davanti alla porta, ma negli ultimi minuti Cari effettua tutte le sostituzioni e cerca di pescare il jolly. In effetti oltre al tiro di Tesser respinto sulla linea da Olivieri, ci sono un paio di mischie pericolose in cui sono bravi i difensori dorici a non farsi buggerare. Il pallone di riffa o di raffa non è entrato, anche se in un paio di occasioni Plasmati e soci sfiorano i legni di Guarna. In particolare occasionissima per il bomber rossoblù che di testa tutto solo, anche se da posizione un po’ defilata, colpisce centrale con Guarna che può bloccare la sfera. Poi la grande chance sprecata da Mastronunzio scattato però in sospetto fuorigioco, contribuisce a calmare i bollori degli ionici che frenano un po’ i loro assalti. Ma prima degli interminabili sette minuti di recupero c’è un ultimo brivido: missile dalla distanza di Colombini che Guarna è prontissimo a deviare sopra la traversa quasi d’istinto visto che la sfera è spuntata fuori all'ultimo momento. Triplice fischio finale, esame superato, ma non è ancora serie B: bisognerà prepararsi ad altri 90 minuti di sofferenza e forse più visto che in caso di pareggio ci saranno i supplementari. Ma ad Ancona ci siamo abituati.


di Matteo Magnarelli

Muti commosso: “Ci ha spinto l’affetto del pubblico”

ANCONA – “I nostri tifosi? Loro sono stati da...3 punti”. E’ la battuta con cui l’ingegnere Vladimiro Muti, il responsabile della Ac Ancona per i rapporti con le istituzioni e il pubblico, ha voluto elogiare i 600 supporters dorici presenti ieri allo stadio Jacovone. Sostenitori che hanno incitato la squadra dal primo all’ultimo secondo, addirittura sovrastando in molti casi i “colleghi” di casa. “Grande, grandissimo, enorme affetto – ha rimarcato Muti -, che ha spinto la squadra verso questo pareggio importante per la nostra squadra. Non sono la persona adatta a commentare tecnicamente l’incontro, però mi piace sottolineare anche la buonissima prova dei biancorossi, che hanno concesso davvero poco agli avversari e anzi hanno sfiorato la vittoria con l’occasione di Mastronunzio: il bomber stavolta ha sbagliato ma...sono certo che si è tenuto il gol per la partita di ritorno”. A proposito del retour match, da parte del dirigente dorico arrivano le dichiarazioni più sentite: “Cominciamo subito attraverso la stampa, attraverso i media e attraverso tutti i mezzi possibili – dice – a colorare la città prima e lo stadio poi di bianco e rosso. Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo apprezzato e lodato la gente di Taranto per tutti gi addobbi che hanno esposto sui balconi delle case, sui ponti e lungo le strade, ma anche dentro lo stadio con sciarpette, bandiere, stendardi e vessilli di ogni genere. Sarebbe certamente bello rivedere le stesse cose ad Ancona già da domani, per poi concludere con la coreografia più appassionata possibile domenica prossima allo stadio. Ripeto: aldilà della partita, oggi allo Jacovone abbiamo assistito ad una vera festa e ovviamente noi non dovremo essere da meno nell’appuntamento che può cambiare la storia dell’Ancona”. Ecco spiegato il motivo dell’appello finale: “I nostri tifosi sapranno agire da soli, ma se ci fosse qualche sponsor che per la finale playoff volesse contribuire al colore della città e del Del Conero, ovviamente siamo a disposizione”.


di Luca Regini

Schiavoni jr: “Non abbiamo vinto nulla”

TARANTO - Dopo la partita Sergio Schiavoni preferisce evitare la sala stampa: la leggera colica renale di sabato e il caldo di ieri non hanno impedito al patron di raggiungere lo stadio Iacovone e di accomodarsi in tribuna, magari un po’ più pallido del solito, ma lo hanno anche convinto a lasciare i riflettori del dopogara al figlio Giampiero, moderato e misurato come non mai. “Le possibilità restano al 50% - sottolinea l’amministratore delegato in una sala stampa che sembra una bolgia -. Loro sono forti e al ritorno non dovremo pensare al pareggio. Novanta minuti sono un’eternità, figuriamoci i 120’ che dovremmo resistere sulla parità. E’ chiaro che dovremo cercare di giocare come facciamo sempre in casa, per vincere”. Negli spogliatoi quindi non c'è stato nessun tipo di euforia... “Assolutamente no. Nessuno ha esultato perché non c'è niente da esultare - ha spiegato l'amministratore delegato biancorosso, che ieri era in panchina come del resto quasi sempre durante la stagione -. Non abbiamo ancora fatto nulla, anche se questo risultato è ben diverso da quello di Perugi. Dobbiamo ricordarci che loro sono un’ottima squadra e, come ripeto, non dovremo assolutamente giocare per il pareggio”. Il risultato però è stato ben diverso da quello di Perugia... “Sì, e di quell’esperienza evidentemente abbiamo fatto tesoro, io infatti dico brava a tutta la squadra, non ci sono stati punti deboli, l’unica cosa che dico è di non lasciarsi prendere dall’entusiasmo, perché proprio non ce ne sono i motivi”. Dalla panchina forse ha visto meglio degli altri due cose: gli effetti del caldo e l’occasione di Mastronunzio. Ce ne parla? “Per quanto riguarda il caldo posso dire solo che c'era e ce n’era tanto, ma mi sembra che i giocatori abbiano reagito bene e nel secondo tempo sono stati forse anche più tonici dei tarantini e sono venuti fuori un po’ di più nella metà campo avversaria. Per quanto riguarda Mastronunzio capita di sbagliare, ma mi sembra che sia stato anche bravo il loro portiere a chiudere lo specchio. Poi mi hanno detto che il fuorigioco c'era, ma certo che ormai la palla era buona”. Si augura al Del Conero un sostegno dei vostri tifosi pari a quello offerto dai tarantini alla loro squadra? “Io sono già entusiasta di quello che stanno facendo i nostri tifosi e prima di ogni altra considerazione voglio ringraziarli. Forse sarà stato pertché la nostra panchina era vicina al settore dei nostri tifosi, mi sembrava di giocare in casa. I nostri supporters sono stati splendidi e lo saranno anche domenica prossima, d’altra parte siamo nelle stesse condizioni del Taranto, lo stadio pur se mezzo vuoto e al massimo della capienza, più di così non si può fare”. Certo, se durante la settimana ai giocatori arrivasse un altro sostegno e un altro incoraggiamento sarebbe ancora meglio... “Ci mancherebbe altro, qualche bandiera sui balconi, qualche incoraggiamento, sarebbero graditi, ma sono sicuro che queste cose non mancheranno”. Giampiero Schiavoni si è poi congedato dai giornalisti con una raccomandazione: “Tutto resta da giocare e niente è deciso, tra noi e la serie B c'è ancora una partita da vincere e cominciare a parlare di pareggio sarebbe l'errore più grande”. I complimenti ai biancorossi arrivano anche da Milano. Alessandro Fassina, che assieme ad Enrico Petocchi, detiene l’80 per cento delle quote dell’Ac Ancona fa un elogio incondizionato dei giocatori. “Indipendentemente da come andrà domenica prossima - afferma - sono ragazzi da elogiare. Nelle partite secche, conta anche la fortuna: speriamo che facciamo anche l’ultima impresa”. Domenica prossima Fassina annuncia che sarà in tribuna e spera di vedere uno stadio colmo di bandiere e entusiasmo biancorossi. Infine, una battuta sulla partita di Taranto. “E’ un passetto moderatamente positivo - conclude - potevano pesare le incognite delle assenze ma sono contento di come è andata”.


di Alessandro Di Marco

Al bar in centro ieri ha fatto capolino due volte. Una a inizio mattinata per il caffè nel locale di fiducia, l’altra, in un esercizio poco distante, a mezzogiorno insieme alla moglie per sorseggiare un aperitivo. E in entrambe le occasioni il capannello dei tifosi si è formato all’istante. Un assedio. "A giudicare da quanti sostenitori mi hanno avvicinato, per la partita di domenica c’è davvero una grande attesa". Forse unica, perché perfino al presidente Sergio Schiavoni in tanti hanno cominciato a chiedere i biglietti (oggi prevendita per i soli abbonati al T-box, da domani per tutti gli altri), temendo che il Del Conero possa essere perfino troppo piccolo per il grande evento della finale di ritorno per salire in serie B. “E’ vero, diverse persone mi si sono avvicinate, prima per complimentarsi per essere usciti imbattuti da Taranto e poi per cercare i tagliandi. Se tanto mi dà tanto, domenica, almeno in termini di ambiente, ci sarà da divertirsi". Magari anche in campo, sebbene Schiavoni, al solito, è più realista del re. "E’ ancora dura, specie perché il Taranto domenica riavrà Cutolo, un tipo dal gol facile. Con il loro bomber, i pugliesi saranno ancora più pericolosi e noi dobbiamo farci trovare decisamente preparati". Il presidente, invece, la sua settimana la vivrà lontano dai riflettori. E dalla squadra. Oggi si parte per la Bulgaria, dove motivi di lavoro lo terranno impegnato almeno fino a venerdì. "Ma sabato voglio essere al campo per la tradizionale visita della vigilia alla squadra. So già che non avrò bisogno di caricare i ragazzi né di spendere troppe parole, semmai dovrò portare un po’ di serenità per tenere a freno l’adrenalina che cresce. Abbiamo costruito un gran bel gruppo, ora si tratta di compiere l’ultimo sforzo e sono convinto che i giocatori siano i primi a voler completare l’opera. Anche per loro arricchire il curriculum con una promozione è più che importante". Intanto il buon esempio, quanto ad attaccamento alla maglia e voglia di esserci sempre e comunque, l’ha dato proprio il presidente. Sabato una colica renale lo ha inchiodato in casa, ma come ogni vecchio leone che si rispetti la mattina dopo non ha voluto saperne di rimanere in gabbia e alle otto del mattino si è infilato in auto in direzione Iacovone. "A Taranto non potevo mancare, sarei andato giù anche in barella pur di vedermi questa prima finale. Il dolore? C’è ancora, anche oggi (ieri, ndr) ho avuto a che fare con pomate e infiltrazioni, ma non è un problema". Più forte della sfortuna, più determinato che mai il presidente per indossare quello che definisce "il vestito perfetto per l’Ancona e Ancona. Parliamoci chiaro, per un capoluogo di provincia la serie B è la dimensione ad hoc. Il posto giusto dove collocarsi e affrontare avversari della nostra fascia anche come potenzialità economiche e qualità della città. E’ vero, quando ho preso la squadra in serie C2 avevo programmato di portarla in B il prossimo anno. Se riusciremo ad anticipare la scalata di una stagione, evidentemente è perché tutte le componenti, dalla squadra alla società, hanno funzionato nel modo giusto". E allora tutti uniti per B, con il salto che potrebbe essere firmato da un presidente anconetano doc, ormai diversi annetti dopo le ultime promozioni griffate dal costruttore d’importazione Edoardo Longarini e dallo jesino Ermanno Pieroni. "A prescindere da quanto è successo in seguito, quei due sono da ammirare per essere riusciti a portare in serie A la nostra città", è la carezza di Schiavoni prima di mordere il freno. "Dite che io non sono il tipo che rischia di compiere il passo più lungo della gamba? Magari è così, di certo non mi sento di poter andare oltre la serie B. Il massimo campionato, ve lo dico subito, è troppo per me e per le mie tasche. Non ho le potenzialità economiche per spingermi così lontano, nemmeno con la fantasia".

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