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TARANTO 0-0 ANCONA |
di Fabio Paci
TARANTO - Esce il pari a reti inviolate sulla ruota dello "Jacovone". Tradotto:
l'Ancona ha un piede e mezzo in serie B. Taranto stordito (per ora). Domenica alla truppa
di Monaco sarà sufficiente non perdere per conquistare la promozione. Lo staff e i tifosi
dorici avrebbero messo la firma, alla vigilia, per lo 0-0. Ma il rammarico resta, perché
dopo aver sofferto per 45 minuti, l'Ancona ha affrontato la gara col piglio della grande e
con Mastronunzio, al minuto 82, ha fallito un gol quasi fatto. I tifosi biancorossi
cominciano a sognare la B: loro la partita, pur essendo 600 contro 8.000, l'hanno vinta.
Match vivo - C'è il solleone allo "Jacovone": 33 gradi, calura e afa. Squadre
in campo con i moduli annunciati: 4-2-3-1 i locali; 4-4-1-1 i dorici. Monaco, privo in un
solo colpo di Anderson, Anaclerio e Fialdini (oltre a Baldanzeddu e De Sousa), consegna il
centrocampo al generoso Caremi e al tonico Camillucci, supportati dagli esterni Cazzola (a
destra) e Lacrimini (a sinistra). Difesa a quattro guidata da Fanucci, in avanti c'è
Piccoli dietro a Mastronunzio. Nel Taranto, che deve fare a meno degli squalificati Cejas
e Cutolo, De Falco e Marsili agiscono davanti alla retroguardia, con i tre uomini più
pericolosi (Carrozza, Mancini e Zito) a fare da collante tra centrocampo e l'avanzato
Plasmati. L'Ancona, in una quasi inedita maglia gialla, parte abbottonata. Stando così la
situazione, Mastronunzio si danna l'anima e fa reparto a sé, supportato da Piccoli che
spesso perde la bussola. Gara animata da veloci azioni. Al 7' Zito approfitta della
dormita generale di Olivieri e soci, calcia rapido una punizione dal limite e Carrozza si
presenta a tu per tu con Guarna, bravo a chiudere. Ancora Zito al 9': dal limite spara
forte, centrale. Il forcing dei pugliesi si esaurisce tra il 15' e il 18': l'attivo Zito
serve Mancini, la cui battuta in diagonale viene deviato in angolo; poi Plasmati elude
l'intervento di Olivieri, però perde l'attimo giusto quando ha solo Guarna davanti. Il
Taranto adesso mette paura, l'Ancona subisce i colpi, barcolla però resiste. Monaco si
sbraccia in panchina, ma i suoi sono fermi. Troppi palloni gettati in avanti. Ci prova
Piccoli a servire Mastronunzio (21'): verticalizzazione intelligente, ma c'è il
(millimetrico) fuorigioco. La manovra dei locali sfrutta le corsie laterali, dove l'Ancona
soffre perché il rapido regista Mancini crea superiorità numerica. Bordata di Colombini
al 29': Guarna ci mette la punta delle dita. Ancora Zito (39') pericoloso in area, la
difesa dorica libera. Nei primi 45 minuti il conto dei corner è di 7-0, a testimoniare la
supremazia, seppur sterile, dei tarantini. La frazione si chiude con un assist di
Lacrimini a Piccoli la cui rovesciata si spegne sul fondo. Altra musica - Nella ripresa
Monaco cambia: Mastronunzio e Piccoli agiscono più vicini, Schiattarella ha maggiore
raggio d'azione, Cazzola e Lacrimini hanno via libera. Non a caso proprio la
"vipera" si rende pericoloso: al 2' sfrutta un contropiede, batte potente e
chiama Faraon alla deviazione; al 10' riceve da Piccoli ma a pochi passi dalla rete si
impappina. Ora a soffrire è Caremi, a corto di ossigeno dopo aver speso tantissimo. A
metà tempo le squadre rimettono ordine: Cari inserisce Tesser per Zito (uscito malconcio)
ed Emerson in luogo di Marsili; Monaco risponde convogliando Kalambay, al debutto
stagionale, sull'out destro (gli fa spazio Cazzola). Battuta dai sedici metri di Piccoli
al 26': Faraon fa sua la sfera. Il caldo si fa sentire, il Taranto va avanti a testa
bassa: Carrozza (30'), Plasmati (33') e Tesser (35', salva sulla linea Fanucci) sfiorano
il gol. Ma l'occasione più ghiotta capita alla "vipera": illuminata
verticalizzazione di Piccoli, Mastronunzio (avuto il via libera dal guardalinee) si invola
senza controllori verso Faraon, ma di fronte al portiere calcia di piatto sul primo palo,
con il cuoio che si perde sul fondo. Disperazione dei dorici che, al 2° di 7 minuti di
recupero, rischiano di capitolare con Colombini: missile terra-aria dai 25 metri, Guarna
risponde da campione. Domenica il ritorno: l'Ancona ha la B sopra a un piatto d'argento. |
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di Ferdinando Vicini
TARANTO - Profilo basso, nessuna esaltazione, vietato
illudersi. Questo l'atteggiamento minimalista in casa Ancona nell'immediato dopo partita e
Francesco Monaco non attende nemmeno la prima domanda per chiarire subito il concetto.
«Non abbiamo ancora conquistato nulla. Sarebbe sbagliatissimo pensare che il pareggio
colto qui a Taranto ci abbia spianato la strada verso la promozione». Però questo 0-0 a
Taranto vuol dire tanto. «Vuol dire soltanto che dopo questa gara di andata abbiamo
conservato il vantaggio, che è minimo. Non dobbiamo assolutamente dimenticare che
domenica prossima ci sarà da soffrire per altri novanta minuti, salvo supplementari».
Monaco, che Ancona è stata? «La prestazione non mi è piaciuta nel primo tempo perché
abbiamo patito troppo la spinta del Taranto. Non riuscivamo a ripartire perché i nostri
avversari ci pressavano e noi non eravamo in grado di giocare con palla a terra. Nella
ripresa invece siamo migliorati decisamente e credo che alla fine abbiamo meritato il
pareggio». Visto l'andamento della gara nel primo tempo ha temuto una nuova Perugia? «Mi
aspettavo che il Taranto partisse forte e così è stato. Noi abbiamo subìto
eccessivamente l'impatto iniziale e abbiamo rischiato qualcosa di troppo. Ma non ho temuto
una nuova Perugia. Là si è capito subito che l'Ancona non c'era. Qui invece, dopo
uninizio un poì così, ho visto una formazione viva, vogliosa, aggressiva». Con
Mastronunzio che a pochi minuti dal termine ha fallito il match ball della B. «Penso che
sia stato molto bravo Faraon a chiudere lo specchio della porta al nostro centravanti.
Forse Mastronunzio avrebbe potuto incrociare il tiro cercando il secondo palo, ma è
inutile discutere di un singolo episodio. Ritengo che tutto sommato alla fine il pareggio
sia un risultato giusto». Come mai ha deciso di sostituire Cazzola con Kalambay, un
calciatore che quest'anno non era ancora mai stato utilizzato, facendolo esordire proprio
in una gara così delicata? «Patrick si sta finalmente allenando bene con i compagni da
circa quindici giorni. Ho visto che sulle fasce in quel momento stavamo soffrendo e ho
deciso di inserire un uomo fresco». Adesso soltanto la gara di domenica prossima,
l'ultima, divide l'Ancona dalla promozione. Con quale stato d'animo preparerete questa
partita così importante? «Di certo non c'è da star tranquilli, non è cambiato
assolutamente nulla rispetto a prima. Avevamo un piccolo vantaggio dovuto al miglior
piazzamento e tale è rimasto. Può ancora accadere di tutto, ma noi siamo consapevoli di
questo e ci prepareremo con il massimo impegno e grande umiltà. La serie B è ancora da
conquistare». |
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di Michele Pennetti
TARANTO - L'Ancona non è la squadra di quindici giorni fa a Perugia, gracile e un po'
disinvolta. L'Ancona, stavolta, è una parete alta e voluminosa che il Taranto, talvolta
con lo scambio stretto, talvolta con la giocata lunga, non riesce mai a sbrecciare. Il
parziale della finale play off per la promozione in B è un rinvio: tutto si deciderà
domenica prossima, a campi invertiti, con i marchigiani beneficiati dalla disponibilità
di due risulta¬ti su tre (nell'arco di 120 minuti, però, non più 90 come per la
semifinale) e dalla possibilità di tessere di nuovo al ritorno la trama dell'andata.
Difesa bloccata, Caremi incardinato tra Plasmati e Mancini in modo da prosciugare la
principale fonte di creatività dei padroni di casa, centrocampo flessibile, dai nove ai
dieci uomini dietro la linea della palla: così Monaco raffredda presto l'aggressività
del Taranto e costringe Cari, strada facendo, a rettificare l'assetto di partenza. La
conseguenza è che i rossoblù non trovano fluidità nel funzionamento della manovra
d'attacco, né continuità nell'accensione delle tre mezze punte impiegate
contemporaneamente per sfruttare la loro ipotetica brillantezza nell'uno contro uno.
Mancini, nell'occasione, è sempre raddoppiato e non ha davanti a sé le praterie
concessegli non più di una settimana fa dal Crotone: quindi, non ingrana, fatica, va ad
intermittenza. Carrozza gira spesso a vuoto. L'unico ispirato, tra corse a perdifiato e
mosse astute (all'8' sua la punizione battuta a sorpresa per Carrozza ipnotizzato da
Guarna), sembra Zito. Solo che Cari, dopo un'ora di gara, lo mette inspiegabilmente fuori.
Non potendo contare nemmeno su un Plasmati al cento per cento, il Taranto alterna vampate
a momenti di approssimazione che favoriscono l'incedere sornione dell'Ancona. Guarna si
protende in volo e oppone i pugni (29' primo tempo) sul sinistro al volo da fuori area di
Colombini. Ma Faraon non è da meno, in avvio di ripresa (2'), quando sventa in angolo il
destro di Mastronunzio calciato da posizione propizia.
Proprio il centravanti dorico, al 37' del secondo tempo, sulla scia di una svista del
guardalinee Mellani che non segnala un fuorigioco di un paio di metri, sperpera con tiro
sciatto un'opportunità piramidale. Tutto due minuti dopo l'intervento sulla linea di
Olivieri, tempestivo nel chiudere su Tesser intromessosi tra un indeciso Guarna e il
pallone. Il caldo diventa un'attenuante: calciatori a terra con i crampi, bombola
dell'ossigeno svuotata, imprecisioni diffuse, tocchi errati in quantità. Nel mezzo
supplementare comandato per recupero (7') da Calvarese, arbitro eccellente per una partita
dallo straordinario tasso di correttezza, gli ultimi due brividi: l'ennesimo sinistro di
Colombini curvato da Guarna sopra la traversa (47'), la salvifica incornata di D'Alterio
in anticipo su Mastronunzio a due passi dalla porta (52'). Zero a zero e verdetto
rimandato alla seconda puntata in programma, fra sei giorni, allo stadio Del Conero. Come
dire che tra Ancona e Taranto il bello deve ancora venire. |
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| di Cosimo Galeone In un infuocato pomeriggio domenicale, caratterizzato da oltre 30° di
temperatura, Taranto ed Ancona impattano a reti inviolate il match di andata che vale la
conquista della promozione in serie B. Le due compagini si presentano a questo
appuntamente decisamente rimaneggiate: in casa tarantina, infatti, si registrano le
assenze pesantissime degli squalificati Cutolo e Cejas, con Cavallo non al meglio che
parte dalla panchina. Sul fronte avverso non ride di certo anche mister Monaco, che
deve rinunciare a Fialdini ed Anaclerio (appiedati dal giudice sportivo); non prendeno
parte alla contesa nemmeno gli acciaccati De Sousa, Anderson e Baldanzeddu. L' avvio di
contesa è favorevole ai padroni di casa, pericolosi già al 7': Zito batte a sorpresa una
punizione, liberando Carrozza che, a tu per tu con Guarna, conclude centralmente tra le
braccia dell' estremo difensore. Al 15' Mancini, servito da Zito, tira da favorevole
posizione ma il suo destro trova sulla traiettoria un piede di un difensore dorico, con la
sfera che termina in corner. Alla mezz' ora ci prova Colombini con una sventola dal
limite, con Guarna che respinge in calcio d' angolo. Gli ospiti si fanno vedere dalle
parti di Faraon al 34', con un calcio di punizione a girare di Cazzola che termina
comunque sul fondo. La prima frazione di gara si chiude senza ulteriori emozioni. La
ripresa si apre con una doppia fiammata dell' Ancona: al 47' Mastronunzio si beve Pastore
e calcia in porta di potenza, con Faraon che sventa in corner. Al 55' assolo di Piccoli
che mette in mezzo con Mastronunzio che arriva in ritardo. A questo punto, complice anche
il gran caldo, le due squadre cominciano ad allungarsi, con il Taranto che comunque
mantiene una sterile supremazia territoriale. Nel finale, però, la contesa si accende. Al
78' sforbiciata di Mancini per la testa di Plasmati, che però sciupa da favorevolissima
posizione con un colpo di testa privo di forza, che si spegne tra le braccia di Guarna. Un
minuto dopo Olivieri salva sulla linea un tiro del neo-entrato Tesser destinato ad
infilarsi a fil di palo. L' Ancona comunque non sta a guardare e all' 80' Mastronunzio, in
posizione di offside non rilevata, spreca clamorosamente in perfetta solitudine davanti a
Faraon. Il finale è convulso, con il direttore di gara che assegna ben 7 minuti di
recupero. L' ultimo a provarci è Colombini con un bolide dal limite: ma anche in questa
circostanza Guarna è molto attento. Alla fine è zero a zero, con gli jonici costretti
adesso all' impresa domenica prossima nelle Marche, per cercare di agguantare una
serie B che manca dalla stagione 1992/93. Per l' Ancona un pareggio prezioso, ottenuto al
termine di una gara diligente, specialmente sotto l' aspetto tattico. |
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| di Guido Montanari Ancona in trincea, il Taranto non sfonda
TARANTO - Abbiamo ancora davanti agli occhi quel tiro di Mastronunzio a tu per tu con il
portiere del Taranto Faraon con la sfera che sfuma a lato di pochi centimetri: mancava una
manciata di minuti dalla fine e se la palla fosse entrata probabilmente a questora
avremmo già un piede in serie B. Chiaro, ci va bene anche il pareggio che del resto è il
risultato più giusto per quello che si è visto in campo, ma un pizzico di rammarico
resta. PARTITA IN TRINCEA - E stata una gara assolutamente in trincea per lAncona
contro un Taranto che, come da previsioni, allinizio si è gettato allattacco
allarma bianca e con molta generosità consapevole di dover a tutti i costi
sfruttare il turno casalingo. Poi la fase centrale del match meno combattuta ma finale di
gara al cardiopalma con i pugliesi che hanno gettato sul tappeto le residue energie
creando diverse occasioni da gol, con Olivieri che ha fatto il miracolo respingendo sulla
linea un tiro a botta sicura di Tesser. Si sapeva che ci sarebbe stato da soffrire ed è
stato così soprattutto però nei primi venti minuti di gioco quando i dorici si sono
fatti schiacciare nella loro metà campo con Guarna protagonista in tre occasioni: prima
un affondo di Carrozza con il portiere bravo a respingere il tiro ravvicinato del
fantasista degli ionici; poi una conclusione dal limite di Zito parata e poi lintervento
più difficile su una staffilata di Colombini al volo di sinistro che il portiere dorico
è stato davvero bravo a deviare in angolo con un gran tuffo. Poi, i rossoblù mollano un
attimo la morsa e lAncona può respirare anche se in fase offensiva non riesce
comunque a graffiare più di tanto. Ma almeno la palla resta lontana dallarea di
rigore dorica e dopo linizio choc che aveva fatto riemergere i fantasmi della
semifinale di Perugia, era già qualcosa. RIPRESA AL CARDIOPALMA - Secondi 45 minuti
sicuramente più emozionanti e spettacolari anche perchè finalmente lAncona esce
dalla sua metà campo e grazie a un Piccoli ritrovato tiene finalmente in ansia la difesa
pugliese. Fino a metà ripresa i biancorossi non corrono nessun rischio, anzi lo stesso
Piccoli si inventa un assist che Mastronunzio non aggancia per un soffio solo davanti alla
porta, ma negli ultimi minuti Cari effettua tutte le sostituzioni e cerca di pescare il
jolly. In effetti oltre al tiro di Tesser respinto sulla linea da Olivieri, ci sono un
paio di mischie pericolose in cui sono bravi i difensori dorici a non farsi buggerare. Il
pallone di riffa o di raffa non è entrato, anche se in un paio di occasioni Plasmati e
soci sfiorano i legni di Guarna. In particolare occasionissima per il bomber rossoblù che
di testa tutto solo, anche se da posizione un po defilata, colpisce centrale con
Guarna che può bloccare la sfera. Poi la grande chance sprecata da Mastronunzio scattato
però in sospetto fuorigioco, contribuisce a calmare i bollori degli ionici che frenano un
po i loro assalti. Ma prima degli interminabili sette minuti di recupero cè
un ultimo brivido: missile dalla distanza di Colombini che Guarna è prontissimo a deviare
sopra la traversa quasi distinto visto che la sfera è spuntata fuori all'ultimo
momento. Triplice fischio finale, esame superato, ma non è ancora serie B: bisognerà
prepararsi ad altri 90 minuti di sofferenza e forse più visto che in caso di pareggio ci
saranno i supplementari. Ma ad Ancona ci siamo abituati. |
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| di Matteo Magnarelli Muti commosso: Ci ha spinto laffetto del pubblico
ANCONA I nostri tifosi? Loro sono stati da...3 punti. E la
battuta con cui lingegnere Vladimiro Muti, il responsabile della Ac Ancona per i
rapporti con le istituzioni e il pubblico, ha voluto elogiare i 600 supporters dorici
presenti ieri allo stadio Jacovone. Sostenitori che hanno incitato la squadra dal primo
allultimo secondo, addirittura sovrastando in molti casi i colleghi di
casa. Grande, grandissimo, enorme affetto ha rimarcato Muti -, che ha spinto
la squadra verso questo pareggio importante per la nostra squadra. Non sono la persona
adatta a commentare tecnicamente lincontro, però mi piace sottolineare anche la
buonissima prova dei biancorossi, che hanno concesso davvero poco agli avversari e anzi
hanno sfiorato la vittoria con loccasione di Mastronunzio: il bomber stavolta ha
sbagliato ma...sono certo che si è tenuto il gol per la partita di ritorno. A
proposito del retour match, da parte del dirigente dorico arrivano le dichiarazioni più
sentite: Cominciamo subito attraverso la stampa, attraverso i media e attraverso
tutti i mezzi possibili dice a colorare la città prima e lo stadio poi di
bianco e rosso. Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo apprezzato e lodato la gente di
Taranto per tutti gi addobbi che hanno esposto sui balconi delle case, sui ponti e lungo
le strade, ma anche dentro lo stadio con sciarpette, bandiere, stendardi e vessilli di
ogni genere. Sarebbe certamente bello rivedere le stesse cose ad Ancona già da domani,
per poi concludere con la coreografia più appassionata possibile domenica prossima allo
stadio. Ripeto: aldilà della partita, oggi allo Jacovone abbiamo assistito ad una vera
festa e ovviamente noi non dovremo essere da meno nellappuntamento che può cambiare
la storia dellAncona. Ecco spiegato il motivo dellappello finale: I
nostri tifosi sapranno agire da soli, ma se ci fosse qualche sponsor che per la finale
playoff volesse contribuire al colore della città e del Del Conero, ovviamente siamo a
disposizione. |
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| di Luca Regini Schiavoni jr: Non abbiamo vinto nulla
TARANTO - Dopo la partita Sergio Schiavoni preferisce evitare la sala stampa: la leggera
colica renale di sabato e il caldo di ieri non hanno impedito al patron di raggiungere lo
stadio Iacovone e di accomodarsi in tribuna, magari un po più pallido del solito,
ma lo hanno anche convinto a lasciare i riflettori del dopogara al figlio Giampiero,
moderato e misurato come non mai. Le possibilità restano al 50% - sottolinea lamministratore
delegato in una sala stampa che sembra una bolgia -. Loro sono forti e al ritorno non
dovremo pensare al pareggio. Novanta minuti sono uneternità, figuriamoci i 120
che dovremmo resistere sulla parità. E chiaro che dovremo cercare di giocare come
facciamo sempre in casa, per vincere. Negli spogliatoi quindi non c'è stato nessun
tipo di euforia... Assolutamente no. Nessuno ha esultato perché non c'è niente da
esultare - ha spiegato l'amministratore delegato biancorosso, che ieri era in panchina
come del resto quasi sempre durante la stagione -. Non abbiamo ancora fatto nulla, anche
se questo risultato è ben diverso da quello di Perugi. Dobbiamo ricordarci che loro sono
unottima squadra e, come ripeto, non dovremo assolutamente giocare per il pareggio.
Il risultato però è stato ben diverso da quello di Perugia... Sì, e di quellesperienza
evidentemente abbiamo fatto tesoro, io infatti dico brava a tutta la squadra, non ci sono
stati punti deboli, lunica cosa che dico è di non lasciarsi prendere dallentusiasmo,
perché proprio non ce ne sono i motivi. Dalla panchina forse ha visto meglio degli
altri due cose: gli effetti del caldo e loccasione di Mastronunzio. Ce ne parla?
Per quanto riguarda il caldo posso dire solo che c'era e ce nera tanto, ma mi
sembra che i giocatori abbiano reagito bene e nel secondo tempo sono stati forse anche
più tonici dei tarantini e sono venuti fuori un po di più nella metà campo
avversaria. Per quanto riguarda Mastronunzio capita di sbagliare, ma mi sembra che sia
stato anche bravo il loro portiere a chiudere lo specchio. Poi mi hanno detto che il
fuorigioco c'era, ma certo che ormai la palla era buona. Si augura al Del Conero un
sostegno dei vostri tifosi pari a quello offerto dai tarantini alla loro squadra? Io
sono già entusiasta di quello che stanno facendo i nostri tifosi e prima di ogni altra
considerazione voglio ringraziarli. Forse sarà stato pertché la nostra panchina era
vicina al settore dei nostri tifosi, mi sembrava di giocare in casa. I nostri supporters
sono stati splendidi e lo saranno anche domenica prossima, daltra parte siamo nelle
stesse condizioni del Taranto, lo stadio pur se mezzo vuoto e al massimo della capienza,
più di così non si può fare. Certo, se durante la settimana ai giocatori
arrivasse un altro sostegno e un altro incoraggiamento sarebbe ancora meglio... Ci
mancherebbe altro, qualche bandiera sui balconi, qualche incoraggiamento, sarebbero
graditi, ma sono sicuro che queste cose non mancheranno. Giampiero Schiavoni si è
poi congedato dai giornalisti con una raccomandazione: Tutto resta da giocare e
niente è deciso, tra noi e la serie B c'è ancora una partita da vincere e cominciare a
parlare di pareggio sarebbe l'errore più grande. I complimenti ai biancorossi
arrivano anche da Milano. Alessandro Fassina, che assieme ad Enrico Petocchi, detiene l80
per cento delle quote dellAc Ancona fa un elogio incondizionato dei giocatori.
Indipendentemente da come andrà domenica prossima - afferma - sono ragazzi da
elogiare. Nelle partite secche, conta anche la fortuna: speriamo che facciamo anche lultima
impresa. Domenica prossima Fassina annuncia che sarà in tribuna e spera di vedere
uno stadio colmo di bandiere e entusiasmo biancorossi. Infine, una battuta sulla partita
di Taranto. E un passetto moderatamente positivo - conclude - potevano pesare
le incognite delle assenze ma sono contento di come è andata. |
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di Alessandro Di Marco
Al bar in centro ieri ha fatto capolino due volte. Una a inizio mattinata per il caffè
nel locale di fiducia, laltra, in un esercizio poco distante, a mezzogiorno insieme
alla moglie per sorseggiare un aperitivo. E in entrambe le occasioni il capannello dei
tifosi si è formato allistante. Un assedio. "A giudicare da quanti sostenitori
mi hanno avvicinato, per la partita di domenica cè davvero una grande attesa".
Forse unica, perché perfino al presidente Sergio Schiavoni in tanti hanno cominciato a
chiedere i biglietti (oggi prevendita per i soli abbonati al T-box, da domani per tutti
gli altri), temendo che il Del Conero possa essere perfino troppo piccolo per il grande
evento della finale di ritorno per salire in serie B. E vero, diverse persone
mi si sono avvicinate, prima per complimentarsi per essere usciti imbattuti da Taranto e
poi per cercare i tagliandi. Se tanto mi dà tanto, domenica, almeno in termini di
ambiente, ci sarà da divertirsi". Magari anche in campo, sebbene Schiavoni, al
solito, è più realista del re. "E ancora dura, specie perché il Taranto
domenica riavrà Cutolo, un tipo dal gol facile. Con il loro bomber, i pugliesi saranno
ancora più pericolosi e noi dobbiamo farci trovare decisamente preparati". Il
presidente, invece, la sua settimana la vivrà lontano dai riflettori. E dalla squadra.
Oggi si parte per la Bulgaria, dove motivi di lavoro lo terranno impegnato almeno fino a
venerdì. "Ma sabato voglio essere al campo per la tradizionale visita della vigilia
alla squadra. So già che non avrò bisogno di caricare i ragazzi né di spendere troppe
parole, semmai dovrò portare un po di serenità per tenere a freno
ladrenalina che cresce. Abbiamo costruito un gran bel gruppo, ora si tratta di
compiere lultimo sforzo e sono convinto che i giocatori siano i primi a voler
completare lopera. Anche per loro arricchire il curriculum con una promozione è
più che importante". Intanto il buon esempio, quanto ad attaccamento alla maglia e
voglia di esserci sempre e comunque, lha dato proprio il presidente. Sabato una
colica renale lo ha inchiodato in casa, ma come ogni vecchio leone che si rispetti la
mattina dopo non ha voluto saperne di rimanere in gabbia e alle otto del mattino si è
infilato in auto in direzione Iacovone. "A Taranto non potevo mancare, sarei andato
giù anche in barella pur di vedermi questa prima finale. Il dolore? Cè ancora,
anche oggi (ieri, ndr) ho avuto a che fare con pomate e infiltrazioni, ma non è un
problema". Più forte della sfortuna, più determinato che mai il presidente per
indossare quello che definisce "il vestito perfetto per lAncona e Ancona.
Parliamoci chiaro, per un capoluogo di provincia la serie B è la dimensione ad hoc. Il
posto giusto dove collocarsi e affrontare avversari della nostra fascia anche come
potenzialità economiche e qualità della città. E vero, quando ho preso la squadra
in serie C2 avevo programmato di portarla in B il prossimo anno. Se riusciremo ad
anticipare la scalata di una stagione, evidentemente è perché tutte le componenti, dalla
squadra alla società, hanno funzionato nel modo giusto". E allora tutti uniti per B,
con il salto che potrebbe essere firmato da un presidente anconetano doc, ormai diversi
annetti dopo le ultime promozioni griffate dal costruttore dimportazione Edoardo
Longarini e dallo jesino Ermanno Pieroni. "A prescindere da quanto è successo in
seguito, quei due sono da ammirare per essere riusciti a portare in serie A la nostra
città", è la carezza di Schiavoni prima di mordere il freno. "Dite che io non
sono il tipo che rischia di compiere il passo più lungo della gamba? Magari è così, di
certo non mi sento di poter andare oltre la serie B. Il massimo campionato, ve lo dico
subito, è troppo per me e per le mie tasche. Non ho le potenzialità economiche per
spingermi così lontano, nemmeno con la fantasia". |
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