|
ANCONA 2-1 TARANTO |
di Paolino Giampaoli
ANCONA- L'Ancona batte il Taranto 2.-1 nel ritorno della finale play off e dopo quattro
anni di purgatorio torna nel grande calcio che conta. Un gol per tempo di Mastronunzio e
Fialdini consentono ai biancorossi di superare senza troppi patemi d'animo il blasonato
Taranto che solo una volta che ha accorciato le distanze con Plasmati ha cercato
disperatamente di ristabilire la parità per poi giocarsi il tutto per tutto nei minuti
finali. Ma l'Ancona di oggi, l'Ancona che per un intera stagione ha lottato con le unghie
e con i denti non voleva assolutamente lasciarsi sfuggire questo importante traguardo
davanti al suo meraviglioso pubblico. Non dura molto lattesa di segnare un gol in
casa dorica visto che gia dopo 9' i biancorossi vanno in vantaggio. Lancio di Piccoli per
Fialdini che sfugge sul filo del fuorigioco, si trova a tu per tu con Faraon, serve un
assist sulla destra per Mastronunzio che appoggia in rete. 18° gol stagionale per la
vipera. In più occasioni i marchigiani provano a mettere in cassaforte il
risultato, ma Mastronunzio non riesce a raddoppiare. Si va al riposo con un gol di
vantaggio e con un tempo tutto da giocare. Attorno alla mezz'ora della ripresa l'Ancona
blinda il risultato realizzando il 2-0 con Fialdini Verticalizzazione di Cazzola per
Fialdini che si trova solo davanti a Faraon e lo supera con un pallonetto. Partita
virtualmente chiusa. Il Del Conero di fede biancorossa esplode. La serie B è più vicina
che mai. Il Taranto prova a far paura all'Ancona, ma non ce n'è per nessuno contro
quest'Ancona. Neanche il momentaneo gol dei pugliesi riesce a far tremare la corazzata
biancorossa. L'azione del gol rossoblu arriva su un cross di Tesser da sinistra, colpo di
testa di Plasmati in rete. Ultimi minuti di sofferenza per i biancorossi. Il Taranto
sfiora il gol del pareggio con Plasmati ma la conclusione di testa è fuori. Con
quest'ultima azione affievoliscono anche tutte le speranze del Taranto. L'arbitro allunga
con 5' minuti l'attesa del triplice fischio finale. Ma un volta arrivato è festa grande.
L'Ancona è in serie B. Una serie B che ha una sapore speciale per tutti ma soprattutto
per la famiglia Schiavoni che ha rilevato lAncona dal fallimento del 2004 e aveva
promesso di riportare i dorici nella cadetteria entro quattro anni. Invece giocando con un
anno di anticipo sovvertendo ogni pronostico ha conquistato la serie B. Il termometro
della felicità che regna in casa dorica è rappresentato dal capitano Giovanni Langella.
Sono arrivato eravamo in C2, lo scorso anno ci siamo salvati ai play out. Oggi mi
sembra di sognare che abbiamo conquistato la serie B. Voglio restare in questa splendida
città a vita e sono orgoglioso di indossare questa maglia
. Anche mister
Monaco è al settimo cielo dopo la sua prima promozione conquistata da allenatore.
Ci abbiamo sempre creduto e oggi raccogliamo i frutti di un anno di intensi
sacrifici. Siamo un grande gruppo e una gran bella squadra e anche oggi lo abbiamo
dimostrato con i fatti sul campo. Dopo i festeggiamenti i rito negli spogliatoi la
squadra è salita sul pullman per fare il giro della città a raccogliere il meritato
tributo dei suoi tifosi.. |
|
di Fabio Paci
ANCONA - Apoteosi serie B. Dopo quattro anni di sofferenze, lAncona torna nel calcio
che conta. Un miracolo calcistico, confezionato da Monaco e dalla sua truppa. Ieri, ultimo
atto con ciliegina sulla torta: ai biancorossi bastava il pareggio, invece Mastronunzio e
Fialdini regalano il 2-1 che, seppur con qualche sofferenza nel finale, riporta i dorici
in cadetteria. Il Taranto, spavaldo e arcisicuro (beato lui) di salire in B, torna in
Puglia oltremodo deluso, ammutolito da unAncona tutta cuore e grinta. Primo tempo
alla grande per Rizzato e soci, ripresa molto sofferta. Ma questi sono i playoff. E
logico che ad attaccare sia la squadra costretta a recuperare. Ancona più forte anche di
tutto e di tutti. Che corona nel migliore dei modi una stagione importante in chiave
futura. La chiave. Assenze pesanti in campo. LAncona, schierata con
lannunciato 4-3-2-1 (tre mediani a far da filtro), deve fare a meno di Di Fausto,
bloccato da una contrattura muscolare. Masiero prende il suo posto come terminale destro
della difesa. Il Taranto rinuncia a Pastore (ginocchio out) e schiera Prosperi al centro
della retroguardia. A conti fatti, ci guadagnano i dorici, visto che Masiero fa la sua
onesta partita, mentre Prosperi è impacciato nelle chiusure e quando va ad offendere
sbaglia lincredibile. Difatti Mastronunzio e soci attaccano per le vie centrali:
sarà la chiave del match. Gara subito viva, mai un attimo di pausa. Al primo vero affondo
(9) la vipera piazza il suo morso velenoso: Piccoli recupera la sfera a
metà campo, verticalizza centralmente per Fialdini che, sul filo del fuorigioco,
confeziona un assist al bacio a Mastronunzio, il quale non si fa pregare due volte,
davanti a Faraon, a gonfiare la rete. I temuti Cutolo e Cejas costituiscono la spina
dorsale della truppa di Cari. Largentino smista tutti i palloni e funge da regista
basso; la mezzapunta, partendo dallinsolita posizione destra, si accentra creando
superiorità numerica con Plasmati, lasciando però campo a Rizzato. Gran bella prova di
Fialdini (decisivo) e Piccoli (generoso), schierati alle spalle di Mastronunzio, ma
preziosi in copertura. Meglio lAncona nei primi venti minuti. Masiero (23) è
solo in area ma non sfrutta loccasione. Cari ordina ai suoi di rompere gli indugi e
di alzare il baricentro e chiede a De Falco e Mancini di sveltire la manovra. Il primo
tiro verso Guarna è di Plasmati (27): fiondata dal limite, palla deviata in angolo.
Al 30 brividi nellarea biancorossa: Mancini dal corner serve Prosperi il cui
colpo di testa da posizione ravvicinata viene respinto dallattento Guarna. In
chiusura di tempo altre due ghiotte palle-gol. Al 41 Fialdini sfrutta ancora una
volta la corsia centrale e serve Mastronunzio, stavolta la vipera scaglia il
cuoio sul corpo di Faraon in uscita. Al 45 è Cutolo a calciare un sinistro velenoso
che Guarna vede giusto in tempo.
Ancona coperta. Il Taranto comincia la ripresa attaccando a testa bassa, senza soste. Deve
rimontare e vede la serie B sempre più lontana. LAncona, ora bloccata anche da guai
muscolari di Piccoli, Mastronunzio, Masiero e Anaclerio, invece smette di giocare,
attendendo nella propria trequarti la ripartenza giusta ma, al tempo stesso, esponendosi a
rischi non di poco conto. Così all11 Plasmati, da tre metri, è libero di
alzarsi per il colpo di testa, con la palla incredibilmente a lato. Al 18 invece è
Cutolo a sparare alto dal limite. Ma lAncona è sorniona e in avanti le si presenta
vere e proprie praterie. Come al 20: lancio di Cazzola da 40 metri, Mastronunzio fa
i movimenti giusti e si presenta davanti a Faraon: tutto bene, tranne il tiro. Il sigillo.
Per la tranquillità ci vuole il 2-0: arriva al 32. Caremi carica la sciabolata per
Fialdini, il fantasista sinvola in area e beffa Faraon con il cucchiaio:
il Del Conero esplode. Ma non è finita perché Plasmati, imbeccato da Tesser,
realizza di testa il 2-1 (40). Gli ultimi 11 minuti sono al cardiopalma. Prosperi,
Cutolo e Carrozza si mangiano i gol che avrebbero dato al Taranto i
supplementari. E lAncona ad esultare sulle note della Marcia Trionfale
dellAida. Purgatorio terminato: i dorici sono in serie B. Ora la festa, quella vera,
può cominciare. |
|
di Ferdinando Vicini
ANCONA - Quando l'arbitro fischia la fine, in tribuna è il momento degli abbracci.
Alessandro Fassina ed Enrico Petocchi seduti ad un passo da Sergio Schiavoni sono fra i
primi a congratularsi con lui. Il presidente biancorosso è l'autentico protagonista della
grande giornata dell'Ancona: l'aveva rilevata nel 2004 dal tribunale fallimentare,
promettendo che in cinque anni l'avrebbe riportata in serie B. Ha mantenuto la promessa
con un anno di anticipo. «E' stata una stagione felice - dice commosso Sergio Schiavoni
-. Siamo partiti in sordina, senza nessun proclama, ma ben presto ci siamo convinti che
questa squadra avrebbe potuto puntare in alto. Credo che la nostra promozione sia
meritatissima, tenuto conto che siamo stati a lungo primi in classifica e comunque sempre
nelle posizioni di vertice». Il presidente non esita a rendere merito a Sandro Marcaccio
e Francesco Monaco, uomini che ha scelto e sempre sostenuto: «Credo che sia giusto
dedicare a loro due questa promozione, hanno lavorato tanto e bene per centrare questo
risultato. Monaco in particolare ha sofferto parecchio in alcuni periodi, ma ho sempre
avuto fiducia in lui e i risultati dimostrano che lo merita. Dipendesse da me li
confermerei subito anche per la serie B». Il pensiero di Sergio Schiavoni va già al
prossimo campionato, ma sul futuro della società resta evasivo: «Che cosa accadrà
adesso ? Dovete chiederlo ai soci della Terzo Tempo (Petocchi e Fassina; ndr) che hanno la
maggioranza. Però bisogna allestire un organico che il prossimo anno consenta all'Ancona
di mantenere la serie B che abbiamo appena conquistato». Arriva Alessandro Fassina e
Schiavoni lo blocca: «Onore a Schiavoni che in tre anni ha ottenuto due promozioni. I
dissidi interni alla società ? Se per vincere bisogna litigare va bene anche così». Il
socio della Terzo Tempo ha vissuto con grande intensità la partita decisiva: «E' stata
una grande emozione, ho sofferto le pene dell'inferno negli ultimi dieci minuti. Ma è
andata. Adesso siamo nel calcio che conta, questa promozione è un grandissimo risultato
ottenuto grazie al magnifico lavoro svolto dallo staff tecnico e dalla squadra». Sul
prossimo futuro Fassina va sul concreto: «Dobbiamo muoverci da subito, prima
dell'assemblea dei soci del 16 giugno. E' necessario fare quadrato in società, per me
dovremmo confermare Marcaccio e mettergli subito a disposizione un budget adeguato. La
Fondazione è un'idea meravigliosa pur se complicata, non c'è tempo da perdere».
Più cauto l'amministratore delegato della Terzo Tempo Enrico Petocchi: «Una bellissima
partita e una grande giornata di sport. Abbiamo centrato un risultato straordinario, direi
che la promozione non è solo della squadra ma di tutta la città di Ancona. Mi auguro che
ci aiuti ad ampliare la base societaria, la Fondazione potrebbe essere lo strumento utile
per farlo. Inutile illudersi che la B possa sistemare ogni problema ma di certo può
aiutarci». Ugo Colombo, membro dimissionario del Cda biancorosso, rende merito a
Schiavoni: «L'Ancona ha centrato un grande traguardo, sono molto contento. Complimenti a
Sergio e Giampiero Schiavoni». Poi Sandro Marcaccio. Il diesse è misurato ma anche
pungente verso la società: «Sono senza parole, siamo in serie B. Questa promozione
l'hanno meritata i tifosi, lo staff tecnico, l'allenatore e i giocatori. La società ?
Lasciamo perdere e non faccio nessun distinguo fra i soci. Mi dispiace per il Taranto, che
avrebbe meritato di salire in B come noi». Sul suo futuro Marcaccio non ha voluto
pronunciarsi, anche se le voci sul Padova sono insistenti: «Non dico nulla su quello che
farò da qui in avanti. Non è il momento». |
|
di Pierfrancesco Chiavacci
Vince solo chi è convinto di poterlo fare. Era la filosofia di Virgilio, è diventata
pure quella dellAncona. Convincersi il 18 luglio dello scorso anno era
unimpresa, forse più grande di quella che ha realizzato questa squadra. Convincersi
di poter vincere, quel giorno, era unautentica scommessa per unAncona che
iniziava la preparazione a Camerino con un manipolo di ragazzi ed una rosa ristretta
allosso. Rizzato, Mastronunzio, Albanese e Masiero oggi sono gli unici
superstiti di quel gruppo, ampliato, limato, modellato nel tempo, dal diesse
Marcaccio sul mercato e da Monaco in campo. LAncona, presa per i capelli prima di
ruzzolare in C2 appena qualche mese prima, ha compiuto un miracolo. Pezzo dopo pezzo,
Monaco si è ritrovato tra le mani una squadra alla quale dare identità e carattere.
LAncona, ha fatto in fretta ad imparare, quasi sorprendentemente. Tanto da
presentarsi al debutto con un 2-0 alla Juve Stabia, a firma Miglietta, uno dei cavalli di
ritorno. Non troppi estimatori, ma il merito di questa squadra è stato quello di tirare
diritta per la sua strada, convincendosi di avere voce in capitolo già con la doppietta
del suo nuovo paladino, Mastronunzio, allaccreditata Lucchese. Partenza
incoraggiante utile a ritrovare entusiasmo (quasi duemila abbonati) giudizi positivi
confermati da una cavalcata travolgente, con sette vittorie nelle prime 10 giornate (tra
cui il derby di Pescara), 17 gol realizzati e 6 subiti, primato in classifica con quattro
punti di vantaggio sulla seconda. Da stropicciarsi gli occhi. Ancona torna a far parlare
di sé e non solo per le imprese sul campo, ma anche per la stretta di mano con il Csi,
organizzazione sportiva legata al Vaticano: il Progetto Soccer, idea ardita di dare del
calcio professionistico una visione più etica, porta allinterno della società
nuovi soci, promesse di sponsor e rilancio in grande stile del calcio ad Ancona. In
Vaticano lAncona ci va sul serio per la presentazione del progetto e lincontro
del 10 ottobre col Papa è lapice di un progetto mai decollato. Sul suo cammino
intanto lAncona conosce il primo dispiacere (sconfitta nella palude di Crotone), la
gioia per il successo con il Perugia e la rabbia per il rocambolesco kappaò di Salerno,
in cui Monaco perde la testa della classifica. E il periodo più difficile, quello
delle 5 sconfitte esterne consecutive, quello degli 8 punti in 11 partite, quello in cui
lAncona vince solo una volta (contro la Sangiovannese ultima della classe, nella
gara che segna la fine del 2007), viene aspramente contestata dopo il rovescio interno con
il Pescara e si ritrova al quinto posto in classifica. Ma Marcaccio, col mercato di
gennaio, consegna ulteriore qualità alla rosa dorica e nonostante il Progetto Soccer vada
a rotoli, i dissidi tra i soci milanesi e la famiglia Schiavoni diventino sempre più
aspri, lAncona ha unimpennata prodigiosa, che tra metà febbraio e la fine di
marzo la porta a conquistare 13 punti in 5 partite. Il 2-1 alla vigilia di Pasqua nello
scontro diretto col Crotone incorona Piccoli a beniamino della folla e riconsegna alla
squadra di Monaco il primato, dopo aver recuperato 10 punti alla Salernitana in tre mesi.
Laria di B si dissolve un pomeriggio senza nerbo a Perugia e poi, in maniera
definitiva, nel successivo scontro diretto con la Salernitana: la rimonta (da 0-2 a 2-2)
regala applausi ma si rivela unincompiuta, perché Brini conserva il bottino (+3) e
il sussulto di Arezzo (con il solito Mastronunzio) non basta ai biancorossi per tenere
vivo il sogno della B diretta, che svanisce con i pareggi contro Pistoiese e
Sambenedettese. Per la terza volta la B passa per i play off (non prima di aver
certificato il secondo posto, superando in rimonta il Taranto allultimo sussulto).
LAncona vi mette piede nel modo peggiore a Perugia, Mastronunzio la tiene in vita ed
al ritorno lo stesso bomber e Cazzola siglano la storica rimonta. Il Taranto è
lultimo ostacolo ed è storia di oggi, la storia di chi ha vinto perché era
convinto di poterlo fare. |
|
di Claudia Grandi
ANCONA - Fa "caldo" in tribuna vip al Del Conero e già dai primi minuti del
match che vale una stagione, l'aplomb di politici, amministratori, imprenditori lascia il
posto al tifo più scatenato. Al triplice fischio, poi, si contano sulle dita di una mano
coloro che hanno ancora voce. Il più afono di tutti è il sindaco Fabio Sturani che con
un filo di voce commenta: «Grande prova di carattere. La squadra ha retto fino all'ultimo
secondo e ha giocato con il cuore. Splendido anche il tifo. Negli ultimi minuti abbiamo
sofferto: con i tre cambi già esauriti, non so cosa sarebbe successo ai supplementari.
Comunque ora siamo in B, godiamoci la festa e da domani si penserà al futuro della
squadra». Fila via come un fulmine, Sturani, all'esplodere della festa per la B: deve
imbarcarsi per Durazzo, ma ieri al Del Conero ha voluto esserci. Arriva a ridosso del
fischio d'inizio e i 90 minuti sono per lui una "sofferenza": esulta, si
dispera, applaude. Ma il sindaco è in buona compagnia: pubblico vip delle grandi
occasioni, ieri. Un pubblico che non ha nulla da invidiare alla curva. Non è mancato il
presidente della Regione Gian Mario Spacca che si rivela grande tifoso biancorosso: quando
Mastronunzio segna, lui va in visibilio e salta in piedi. «Una bellissima festa - dice
nell'intervallo - La squadra, poi, è tirata, motivata». Per scaramanzia non aggiunge
altro, ma alla fine del match esplode. «E' una grande soddisfazione per il capoluogo e
per tutte le Marche. Grazie Ancona!», dice. Vicino a lui siede il professor Valeriano
Balloni, poco più in là un altro tifosissimo, l'avvocato Michele Brunetti (tornato in
città dal Roland Garros di tennis a Parigi) e poi l'on. Carlo Ciccioli, il presidente
della Camera di Commercio Giampaolo Giampaoli vicino al presidente della Confcommercio
Rodolfo Giampieri. I due sono i più "intemperanti" e scatenati: al primo gol
dorico assecondano l'invito della curva "Chi non salta tarantino è". Ci sono
tra gli altri l'ex assessore allo sport Antonio Recchi(ora ds del Novara), i consiglieri
regionali Lidio Rocchi (Ps), Giacomo Bugaro (Fi), il sindaco di Numana Mirko Bilò con
sciarpa biancorossa, l'imprenditore Massimo Virgili, il docente universitario Gian Mario
Raggetti accanto ad Enrico Petocchi, il prefetto Giovanni D'Onofrio e il questore Giorgio
Iacobone. E poi tanti esponenti del mondo del calcio: l'ex dell'Ancona e del Taranto (ma
ieri il suo cuore è stato biancorosso) Massimiliano Manni, gli ex Francesco Giorgini,
Luiz Anderson e Marco Alessandrini, Valter Nicoletti, Agatino Cuttone, Davor Jozic,
l'allenatore del Gallipoli Ivano Bonetti, quello del Cagliari Davide Ballardini, Sauro
Trillini. Entusiasmo alle stelle a fine partita, le mani si spellano, spunta qualche
lacrima. Euforico Brunetti. «Una vittoria bellissima - urla - soprattutto perché arriva
dopo anni difficili». Entusiasta il prefetto D'Onofrio. «Una partita avvincente, con
continui capovolgimenti. Ha vinto chi ha sbagliato meno, ma l'Ancona vede premiare gli
sforzi di tutto un anno». Guarda già al domani Lidio Rocchi. «La B è meritata, ora
speriamo che la società inizi da subito un percorso per rafforzare l'intera città». |
|
di Emanuele Garofalo
ANCONA - Delirio biancorosso. Quattro anni dinferno spazzati via dagli ultimi
90 minuti vissuti al cardiopalma. «Finalmente siamo risorti» urlano impazziti di
gioia i tifosi. Tanta è la voglia di festeggiare che i più "coraggiosi" hanno
iniziato i caroselli con dieci minuti di anticipo, dopo la rete del 2-0 di Fialdini. Ma A
strappare l'ultima emozione della stagione ci pensa, a 5 minuti dalla fine, il gol
pugliese di Plasmati. Poi arriva il triplice fischio. E la città, rimasta con il fiato
sospeso e in silenzio, può esplodere. Sono le 17.55: "Bibidi bobidi B" recita
uno striscione. E come per magia i festeggiamenti per questa promozione dell'Ancona nel
campionato cadetto esplodono all'improvviso. Fino allapoteosi con la sfilata del
pullman della squadra dal Comune al Passetto e ritorno. E i giocatori sul tetto del
pullman a salutare i tifosi. Unola di gioia biancorossa che invade il centro. Chi
non è allo stadio prima soffre nei bar o nelle case, come scene d'altri tempi si divide
il televisore tra amici e parenti abbonati alla tv satellitare. Poi tutti in strada, nella
cornice naturale e ideale di tutti i festeggiamenti della città a colorare di biancorosso
Palazzo del Popolo, Passetto (dove arriva anche Sergio Schiavoni) e lungo il Viale della
Vittoria. Come per le promozioni in serie A del 2003 e del 1992, come per le promozioni in
B dell' 88 e del 2000, si torna a festeggiare lungo il Viale, tra caroselli d'auto e
bandiere. La festa è per tutta la famiglia e lo ribadisce chi si sposta con un mitico
Ape, rigorosamente rosso, dove nel retro trovano spazio figli, consorte e seggiole come un
salotto viaggiante. Non manca chi si attrezza con camion e furgoni, magari i mezzi del
lavoro quotidiano, carichi di tifosi. Qualsiasi cosa va bene, purché faccia rumore. Moto,
motorini e clacson di qualsiasi mezzo su ruote fanno da colonna sonora a questa festa. I
più organizzati hanno megafoni e trombe da stadio, qualcuno si salva in corner portandosi
le pentole dalla cucina di casa. Tra il fumo dei bengala c'è anche un timido accenno di
fuochi d'artificio, ma la luce estiva non aiuta. C'è chi infila le maglie da gioco ai
propri cani, chi sfoggia improbabili parrucche biancorosse e chi prende d'assalto gli
autobus per fare razzia dei cartelli a bordo dei mezzi. Quali? Che domande, i cartelli
della linea "B". Anche il Monumento ai Caduti viene espugnato dai tifosi. Il
Passetto, teoricamente chiuso per lavori di restauro, non poteva sottrarsi alla
tradizionale "foto di famiglia" delle grandi occasioni, con gli anconetani
assiepati sul marmo del Monumento. Attorno alle 19, il primo bagno di folla per la squadra
della promozione. Passa il bus con i dorici in piazza XXIV Maggio e qualcuno si arrampica
sui semafori pur di strappare uno sguardo ai propri beniamini. Il mezzo fa un giro attorno
alla sede del Comune, poi punta dritto allo stadio Dorico. Letteralmente assaltato dai
tifosi, si blocca a metà Viale e i giocatori salgono perfino sul tetto del mezzo per la
gioia. Via, si riparte, dopo la sosta davanti al piazzale del Dorico: il bus della squadra
torna in centro. A seguire, lungo corso Amendola, il numeroso corteo biancorosso, bandiere
e bandieroni alla mano e cori urlati a squarciagola. I festeggiamenti vanno avanti fino a
sera. Poi gli animi si calmano e si va a cena. Menù? Ovvio, "Moscioli alla
tarantina" recita uno degli striscioni. |
|
|
|
|
|
|
|